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Articolo di psicologia: «Depressione: come riconoscerla»

Giornata no o Depressione?

Articolo pubblicato il 25 Giugno 2013.
L'articolo "Giornata no o Depressione?" tratta di: Disturbi dell'Umore, Depressione e Terapia Cognitivo Comportamentale.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Vera Blasutti.

«Oggi piove, che depressione!».
«Se non esco stasera mi viene la depressione!».
«Parlare con quella persona mi deprime!».

Premessa: è così frequente essere depressi?

Potrei citare molti esempi di questo tipo per dimostrare che il termine "depressione" è entrato a far parte del nostro linguaggio comune... e allora? Siamo tutti depressi? Assolutamente no. Ci sono molti termini che non utilizziamo e che danno il senso delle varie sfaccettature del nostro umore negativo: scontento, abbattimento, tristezza, tetraggine, afflizione, malinconia... Per semplificare a livello linguistico diciamo di essere "depressi".

Quando siamo davvero depressi?

La depressione è un disturbo dell'umore, caratterizzato da una costellazione di sintomi. In particolare:

  • calo dell'umore e apatia,
  • ritardo/rallentamento psicomotorio,
  • perdita di energia,
  • incapacità di svolgere le normali mansioni quotidiane (ad es. il lavoro),
  • difficoltà a livello cognitivo (nel pensiero e nella concentrazione),
  • bassa motivazione,
  • senso di impotenza,
  • minore autostima,
  • disturbi a livello di sonno e appetito,
  • pensieri di suicidio.

Questi sintomi hanno una durata di un certo rilievo: il disturbo depressivo maggiore è caratterizzato da uno o più episodi della durata di almeno 2 settimane; il disturbo distimico ha una durata di almeno 2 anni.
In generale possiamo dire che il comportamento del depresso si distingue da quello del "non depresso" per l'intensità e la frequenza, non per la qualità dei comportamenti!

Ad esempio a tutti capita a volte di essere irritabili e facilmente inclini al pianto (pensiamo all'irritabilità tipica della fase premestruale nelle donne); capita a tutti di avere un umore nero per qualche motivo, ma quella condizione dura poco tempo o cambia velocemente d'intensità.
Restare invece dentro un'emozione fortemente negativa è un'altra cosa.
Il depresso vive questa condizione.

Che fare?

Molte persone interpretano la depressione, soprattutto all'inizio, come un periodo da cui si può uscire con le proprie forze.
Questo tuttavia può rivelarsi altamente complicato, può quindi essere necessario un consulto a livello medico (dal medico di base o da uno psichiatra) e intraprendere un percorso psicoterapeutico.

Innanzitutto è importante avere una diagnosi di depressione, distinguendo questo disturbo da problemi di tipo medico (ad es. ipotiroidismo) o psichiatrici di altro tipo (ad es. disturbo bipolare in cui sono presenti episodi di eccitamento/mania).
In caso di un disturbo la psicoterapia può essere molto efficace.
L'approccio che io utilizzo è quello cognitivo-comportamentale.

Il trattamento cognitivo-comportamentale prevede di lavorare su 2 livelli:

1. Livello comportamentale, in particolare:

  • Monitoraggio delle attività quotidiane e aumento delle attività piacevoli: si struttura una programmazione giornaliera delle attività, introducendo gradualmente nuove attività quotidiane, per creare rinforzi positivi e permettere all'umore di riprendere un tono adeguato.
  • Monitoraggio dell'umore.
  • Abilità di problem-solving.
  • Training di assertività.
  • Tecniche di respirazione e rilassamento (es. respirazione addominale per facilitare il calo dell'ansia).

Se sono presenti disturbi del sonno, si danno alcune indicazioni relative all'igiene del sonno (ad es.: non rimanere a letto se non si dorme).

2. Livello cognitivo: lo psichiatra americano Aaron T. Beck ha notato che i pazienti depressi tendono a compiere specifici errori cognitivi che finiscono per mantenere il loro stato di depressione. Un esempio di errore cognitivo frequente nei depressi è l'ipergeneralizzazione: «Se non riesco a fare una cosa mi sento fallito (in generale)».

Lo stile di pensiero della persona depressa è caratterizzato dalla "triade cognitiva" negativa:

  • visione negativa di sé, (es. bassa considerazione di sé, autocritiche e autorimprovero, problemi e doveri opprimenti, autocomandi e ordini);
  • visione negativa del mondo (es. «La vita è fonte di sofferenze, è ormai passato per sempre il tempo della felicità»);
  • visione negativa del futuro.

Il lavoro terapeutico prevede l'addestramento all'automonitoraggio dei pensieri automatici, a confutare tali pensieri e trovare alternative alla visione del problema.
Infine, durante le ultime sedute di trattamento, si lavora infine sulla prevenzione delle ricadute: si programma il mantenimento e la generalizzazione dei risultati ottenuti per prevenire la possibilità di ricomparsa dei sintomi depressivi. Le persone diventano capaci di cogliere i primi segnali della ricomparsa del problema e attivano tutte le risorse a loro disposizione per evitare di far perdurare i sintomi.

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