Dott.ssa Maria De Vincenti
Psicologo Psicoterapeuta, Bologna (BO)

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Presentazione della Dott.ssa Maria De Vincenti

Sono Psicologa e Psicoterapeuta. Laureata a pieni voti in Psicologia clinica e Specializzata in Psicoterapia Psicoanalitica.

Dal 2010 al 2013 ho maturato esperienze significative nel campo dei Disturbi del Comportamento Alimentare presso l'Unità di Neuropsichiatria infantile del Policlinico S. Orsola-Malpighi.

In libera professione svolgo attività di consulenza, sostegno psicologico, e percorsi di Psicoterapia individuale e di coppia.

Metodo Psicoanalitico

La Psicoanalisi pone l'attenzione su quanto esiste, in noi, di più profondo. O meglio, di inconscio.
Lo psichico, infatti, non si riduce alla mera coscienza. Quest'ultima, piuttosto, non rappresenta che una piccola parte di un'attività mentale in larga misura inconscia e in grado di condizionare tutto l'agire umano, sia esso normale o patologico.

Ma che cos'è l'inconscio?
L'inconscio è, sostanzialmente, un luogo psichico ove depositiamo pensieri e affetti scomodi. Se un pensiero è carico di sensazioni penose, se ci risulta doloroso, inaccettabile, o minacciante, lo releghiamo nel "dimenticatoio". In altre parole, tendiamo a disfarci, in vario modo, di qualunque pensiero – o sentimento – possa turbare l'equilibrio che ci siamo costruiti. Mettendo tutto a tacere.
Prendiamo, ad esempio, un affetto "pericoloso" come la rabbia.
L'aggressività è una pulsione primaria. Ognuno di noi, cioè, viene al mondo con date quote di aggressività. Su questo bagaglio costituzionale incide poi l'esperienza. L'aggressività reattiva, infatti, altro non è che la reazione – naturale e legittima – all'esperienza della perdita, della mancanza, o di qualunque evento costituisca un attacco alla nostra integrità fisica e/o psichica. La rabbia, in altre parole, è l'emozione che naturalmente consegue ad esperienze di trascuratezza, di abbandono, o di maltrattamento. Quando la repressione – della rabbia, come del dolore – diventa l'abituale modalità di risposta agli eventi che ci creano delle ferite emotive, allora si gettano le basi dello sviluppo di futuri disturbi psichici.
La soppressione di un affetto così intimamente e profondamente nostro non può non comportare costi psichici. E ciò perché la pulsione aggressiva è una spinta interna che esige appagamento. Una tendenza che deve trovare sbocco, in qualunque modo, per vie dirette o indirette. La via indiretta è il sintomo.
La rabbia rimossa, dunque, non si annulla; non scompare.
Piuttosto, sedimenta in quel grande, enorme, serbatoio che è il nostro inconscio. Esigendo altri canali di sbocco.

Il sintomo è un canale di sbocco.
Tutto ciò che mettiamo a tacere troverà sempre, in qualche modo, le sue vie di scarica. Rischiando di tramutarsi nelle tristezze che ci consumano, profonde e dolorose; nei sintomi somatici non sottesi da reali cause organiche; negli attacchi di angoscia; nelle nostre fobie; nelle ossessioni che invadono la nostra mente, o nei rituali in cui forziamo e comprimiamo la nostra esistenza; nel rifiuto che opponiamo al cibo (anoressia), o nella sua ingurgitazione avida e incontrollata (bulimia); in tutte quelle forme cliniche dove gli affetti rimossi possono trovare espressione, senza che vi sia consapevolezza alcuna dei significati che veicolano.

La risoluzione del sintomo passa attraverso la consapevolezza e la riappropriazione di quanto soffocato; perché a dati affetti possano essere restituite modalità di espressione più adeguate, perché possano essere strutturate nuove modalità di funzionamento, perché possano essere scoperte o riscoperte soluzioni più sane e creative.

Il dolore emotivo

Il sintomo ha le sue più profonde radici nella storia relazionale alla quale ogni individuo appartiene.
Ma cerchiamo di capire a cosa ci si riferisce quando si parla di sintomo.

Innanzitutto, il sintomo è qualcosa che procura sofferenza. Che non ci fa vivere bene. Che ostacola la vita, che la comprime, che la appiattisce. Che è da impedimento ad una esistenza piena e appagante. Questi i significati di cui ognuno di noi può portare consapevolezza.
Ma al di là di questi significati ne esistono altri. Esistono cioè dei significati che appartengono alla sfera della non consapevolezza.
In altri termini, noi possiamo realizzare solo la sofferenza o la costrizione o la limitazione che il sintomo porta con sé: noi possiamo avvertire solo il dolore o il senso di impotenza che attraversa per esempio la vita di coppia o le nostre relazioni, o qualunque difficoltà o condizione subìta. Nell'ansia soffriamo la nostra ansia, nella depressione abitiamo la prigionia della nostra tristezza. Ma al di là dei nostri vissuti coscienti, esistono significati più profondi; significati che vanno indagati, compresi, elaborati.

La risoluzione di qualunque problematica passa attraverso la comprensione dei significati inconsci che il sintomo, ogni sintomo, sottende. L'appropriazione di tale consapevolezza, e l'elaborazione dei sentimenti che vi sono legati, favoriscono non solo la risoluzione sintomatologica ma la strutturazione di nuove modalità di funzionamento e di relazione.
Benessere significa consapevolezza e accettazione.

Aree di intervento
  • Stati d'ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, fobie, sintomi ossessivo-compulsivi, stress post-traumatico)
  • Stati depressivi (depressioni reattive a lutti o ad altre esperienze di perdita)
  • Disturbi alimentari (anoressia, bulimia, etc.)
  • Dipendenze affettive
  • Disturbi sessuali
  • Difficoltà relazionali
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi psicosomatici
  • Elaborazione di eventi dolorosi quali possono essere esperienze luttuose, separazioni, o importanti cambiamenti esistenziali
  • Problematiche di coppia e delle relazioni intrafamigliari (separazioni, conflitti, etc.)
  • Problematiche correlate alla maternità e alla genitorialità
  • Problematiche inerenti l'autostima
  • Problematiche di identità
  • Problematiche adolescenziali
Contatti

Lo Studio presso il quale ricevo è ubicato in Via Degli Orti, 9 a Bologna.
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