Dott.ssa Chiara Borghini
Psicologo Psicoterapeuta, Bologna (BO)

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Presentazione della Dott.ssa Chiara Borghini

Mi chiamo Chiara Borghini e sono nata a Roma nel 1973.
Da diversi anni vivo e lavoro a Bologna.

Ho conseguito la laurea in Psicologia presso l'Università di Padova nel 2001 e l'abilitazione come Psicoterapeuta presso l'Accademia della Famiglia di Roma nel 2007 (Terapia Familiare ad approccio sistemico-relazionale).
Negli anni successivi ho continuato la mia formazione con alcuni Master specialistici di II Livello (presso l'Accademia della Psicoterapia di Roma e l'Istituto di Terapia Familiare di Firenze) specifici per il lavoro con le coppie e le famiglie. Inoltre ho approfondito le tecniche per lavorare con problematiche infantili all'interno del loro contesto familiare.

Lavoro nel mio studio privato incontrando singole persone, coppie e famiglie. Il lavoro può essere rivolto anche ai bambini e agli adolescenti (accolti molto volentieri in studio) attraverso il coinvolgimento dell'intera famiglia.

Sono inserita all'interno di una rete costante di collaborazioni con colleghi (terapeuti familiari e non) e di consulenza/supervisione.

Accanto alla pratica privata, svolgo attività di formazione/supervisione per varie professionalità (insegnanti, psicomotricisti, infermieri) in particolare sul tema del rapporto con le famiglie e della relazione specifica con il bambino.

Nel mio passato ho una formazione come Psicomotricista educativa, conseguita nel 2004 e regolarmente svolta nelle scuole del territorio bolognese fino al 2009.
Successivamente (2009-2011) ho lavorato, in qualità di Pedagogista, in diverse scuola 0-6 (Nidi e Scuole dell'Infanzia) del Comune di Bologna.
Entrambe queste esperienze mi hanno permesso di approfondire l'esperienza e la conoscenza rispetto alle tematiche riguardanti i bambini (sviluppo, bisogni e difficoltà) ed il mondo della scuola o della rete che può circondare il mondo del bambino e della sua famiglia.

Sono iscritta all'Albo degli Psicologi dell'Emilia Romagna con il numero 3791.

Ho un'ottima conoscenza dell'inglese e questo mi permette di svolgere la mia attività anche in questa lingua.

Il mio pensiero
"There is a crack in everything, that's how the light gets in"
"C'è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce"
(Leonard Choen, Anthem)

Parto dall'idea che la vita sia un percorso complesso.
Avvincente, emozionante ma anche difficile.

Penso che nella vita sia normale incontrare difficoltà lungo questo percorso e che, talvolta, questo incontro con il difficile possa portare ad un malessere.

Alcune di queste difficoltà (e quindi il malessere che ne può nascere) ci possono apparire comprensibili... talvolta addirittura siamo noi ad aspettarcele. Come nel caso, ad esempio, del disagio di un familiare, o di un lutto "atteso" oppure nelle preoccupazioni legate ad una specifica situazione: la crescita dei figli, situazioni di separazione, un percorso di definizione degli studi o di lavoro...
Nonostante se ne capisca il perché, queste situazioni possono risultare emotivamente molto difficili da affrontare o da gestire... a tratti possono essere perfino logoranti.
Altre difficoltà, invece, possono risultare a noi assolutamente incomprensibili, è difficile anche solo capire l'origine del malessere, il perché accade proprio questo e perché accade proprio a noi... ad esempio nel caso degli attacchi di panico; oppure nel caso di sensazioni di particolare insicurezza e fragilità in chi invece si è sempre sentito forte e sicuro; nelle reazioni incomprensibili da parte di una persona cara; oppure ancora nella ciclicità di situazioni che periodicamente ci troviamo a dover riaffrontare – per esempio situazioni sentimentali "difficili".
Ci chiediamo: perché sto così male? Perché proprio a me? Perché adesso?

In realtà è più corretto ipotizzare che in ogni situazione ci siano aspetti a noi comprensibili e aspetti a noi non comprensibili, aspetti noti e aspetti sconosciuti, aspetti nuovi e aspetti antichi... ma che, al di là della semplice comprensione, la vita ci pone davanti a bisogni di crescita, di cambiamento, di trasformazione, di flessibilità che talvolta risultano naturali e talvolta no.
Questo malessere, questo dolore o questi elementi che sfuggono al mio controllo e alla mia naturale capacità di far fronte possono trasformarsi -dentro di noi- in blocchi, in conferme di incapacità, in solitudine, in senso di profonda infelicità ed insoddisfazione.
Nell'ambito della coppia, della relazione con i figli o nella famiglia tutto ciò può trasformarsi in profonda incomunicabilità e sensazione di lontananza ed incomprensione.
Giorno dopo giorno si sedimenta solitudine, tristezza e lontananza che a lungo andare allontana le persone o crea storie familiari dolorose...

Si possono adottare dei comportamenti e pensieri che cercano di allontanare il problema o di nasconderlo.
Si può pensare che "poi passerà!" senza valutare che una ferita infetta o mal cicatrizzata non può semplicemente scomparire... rimane dentro di noi, nelle nostre relazioni e nella nostra visione del mondo. La stessa visione del mondo che passeremo ai nostri cari e ai nostri figli.

Il mio pensiero da terapeuta è che tutto ciò non serve o, addirittura, possa essere nocivo.

Serve invece poter affrontare le CRISI (nel loro significato etimologico di "spaccatura", rottura di un equilibrio che per un certo motivo -non per forza e non sempre negativo- non funziona più).
Le crisi vanno affrontate senza sottovalutarle e senza drammatizzarle. Vanno affrontate per quello che sono: dei passaggi di crescita e di cambiamento, grandi possibilità di crescita individuale, di coppia e di famiglia.

C'è una crepa in ogni cosa... ma è così che entra la luce.
I dolori, le paure e le fatiche ci fanno chiudere... la terapia ci può aiutare ad aprire, a capire e sentire. A far entrare la luce!

Come lavoro
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
chè la dritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
"
I (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto I)

Nel mio modo di pensare è molto importante l'incontro con l'Altro.
Immagino che chi arriva da me arrivi con un dolore, un malessere, con delle domande e con dei pensieri.
Forse, come Dante nella Selva, arriva anche accompagnato da tanta paura e confusione.

Il mio primo punto di partenza è quello di poter mettere a disposizione uno spazio, un tempo e delle competenze per poter guardare e capire insieme il problema.
Una dimensione "con un tempo" e ugualmente "senza tempo" dove depositare la realtà che si vive e tutti i pensieri e i timori che la possono accompagnare. Un luogo fisico e di riflessione in cui il vostro mondo possa incontrare la mia attenzione e il mio ascolto professionale e umano.

Tre incontri sono, nella mia pratica, il tempo che necessita questo passaggio e che permettono di conoscere a fondo la situazione nella sua complessità. Questo è un buon tempo per voi per raccontarvi ed è un tempo che permette a me, durante il terzo incontro, di offrire una restituzione più possibile completa ed esaustiva.

La restituzione contiene una eventuale proposta di terapia (possibile solo dopo l'incontro e la valutazione reale del problema/bisogno o un'eventuale invio ad altri contesti) e un'intenzione di lavoro specifica da valutare insieme.

Solo allora si può partire per un viaggio insieme.
Solo quando si vede la montagna si può decidere se e come scalarla e se farlo insieme, passo dopo passo.

Il mio ruolo sarà quello di identificare e rimuovere ostacoli, quello di suggerire strumenti, di mantenere la mappa ben aperta e talvolta quello di permettere di sorvolare dall'altro la montagna... ma soprattutto considero il mio ruolo nei termini di chi condivide fortemente il senso e l'importanza di questo viaggio -anche nei suoi termini di fatica, paura e di conquista.
Un viaggio non inteso come semplice avanzamento verso una meta da raggiungere, ma piuttosto come un percorso di sempre maggior consapevolezza e coscienza di sé (e del eventuale problema).
Solamente questa operazione permette realmente di centrarsi e di ritrovare la propria chiara direzione nella vita, negli affetti e nelle proprie potenzialità.

Penso che chiunque sia in grado, se aiutato e sostenuto in un percorso di reale incontro e comprensione delle difficoltà attraversate, di poter trovare dentro di sé e nella propria storia le risorse per farvi fronte.
La montagna è la metafora di come spesso appaiano le difficoltà.
Il viaggio testimonia il percorso attraversato e condiviso.
La visione che si gode da lassù e la condivisione del tempo e della strada del viaggio (attraverso una relazione di aiuto significativa e declinata, di volta in volta, nelle tonalità adeguate) permette di rientrare nella propria vita più sicuri e più confortati, rafforzati da una visione più nitida e con una capacità di trasformazione da trasportare nel proprio presente e nel proprio futuro.
Si è capaci di affrontare la montagna ma, sopratutto, si diventa capaci di capire e affrontare la vita, le relazioni, le emozioni, le paure ed i desideri in un modo nuovo: il vostro.

"Per un uomo o per una donna ciò che è essenziale è che sentano di vivere la loro vita, si assumano la responsabilità del loro agire come della loro rinuncia, si sentano in grado di attribuirsi il merito di un successo come pure la responsabilità di una sconfitta"
(Donald Winnicott)
Come contattarmi
Lo studio dove ricevo è sito a Bologna, in Via delle Lame, 118
Il mio recapito cellulare è: 348.58...348.5861861
È possibile inviarmi una email diretta attraverso il modulo in questo spazio.

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