Cibo Mania: quando il cibo diventa un ossessione

Articolo pubblicato il 15 Novembre 2010.
L'articolo "Cibo Mania: quando il cibo diventa un ossessione" tratta di: Disturbi Alimentari.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Lucia Anna Lombardo.

Negli ultimi decenni il problema del cibo, dell'alimentazione e dei modi dell'alimentazione è esploso al punto tale che per milioni di giovani il cibo si è trasformato in un nemico. Attualmente i disturbi del comportamento alimentare, e non solo, costituiscono una delle emergenze cliniche più forti e preoccupanti, ma la rapidità con cui questo malessere si è diffuso è tale da far parlare di una vera e propria epidemia sociale.
Due milioni di ragazzi in Italia soffrono di questi disturbi e decine di milioni di giovani nel mondo si ammala ogni anno.

A crescere in misura esponenziale è anche il numero notizie, articoli, pagine, riviste, convegni, congressi opinioni di specialisti e dilettanti che spiegano cosa sono i DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), come si manifestano e quali conseguenze negative possono avere per la salute psico-fisica e la qualità della vita. Basta fare un giro su internet e indicare tre semplici parole cibo, alimentazione e diete per vedere comparire trentasettemilaseicento pagine sull'argomento. L'informazione diffusa, capillare e ben fatta rende ormai leggibile e riconoscibile un comportamento anoressico o bulimico anche ad un occhio non specialista.

Anoressia, bulimia, obesità fanno parte ormai del linguaggio comune.
Coloro che soffrono di anoressia o bulimia sono ossessionati dalla quantità di cibo assunto. Mentre però, l'anoressia si caratterizza per l'importanza eccessiva data al peso e alla magrezza (chi soffre di anoressia si sente grassa anche se in apparenza è molto magra) e la bulimia per ricorrenti abbuffate e vomito autoindotto o altre strategie atte a compensare il peso in eccesso, ci sono tutta una serie di disordini alimentari che pur denunciando un rapporto alterato e sofferto con il cibo e l'alimentazione, non si manifestano con le caratteristiche dell'anoressia e bulimia.

Sotto la parola Disturbi del Comportamento Alimentare si raggruppa tutta una serie di malesseri in profonda trasformazione.
Nella pratica clinica si incontrano sempre meno Anoressia e Bulimia nelle forme "classiche", sempre più forme "ibride e transitorie" che possono manifestarsi con le caratteristiche dell'una e o dell'altra.
Laura Dalla Ragione (Psichiatra-Psicoterapeuta, 2005) sostiene che per comprendere il senso di questa metamorfosi è opportuno considerare i DCA all'interno di uno spettro caratterizzato da un continuum; agli estremi di questo continuum si trovano le due principali categorie anoressia e bulimia; lungo questo continuum, invece, si trovano tutta una seria di disordini alimentari transitori, ibridi che hanno un'esistenza autonoma rispetto ai disordini “ufficiali” e non sono predittivi di essi.

Medici, psicologi e psicoterapeuti specialisti dei DCA si confrontano con una serie di richieste di aiuto che sono state indicate come Disturbi dell'alimentazione Non Altrimenti Specificati. All'interno di questa nuova categoria una patologia alimentare psicogena molto frequente è nota come Disturbo da Alimentazione Incontrollata - DAI.

Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Il DAI colpisce varie fasce di età: può manifestarsi negli adolescenti, spesso nei bambini dove si accompagna a disturbi del comportamento, enuresi notturna, attacchi di panico e fobie. Ma può comparire anche in età adulta dopo i 45 anni in uomini e donne che non avevano mai sofferto prima di disordini alimentari, in questo caso si manifesta soprattutto insieme ad una profonda depressione.
Viene distinto dalla bulimia negli anni '90 e risulta essere correlato all'obesità, anche se quest'ultima non costituisce una condizione necessaria per sviluppare un DAI. Sicuramente, però, un cattivo rapporto con il cibo costituisce un fattore di rischio per sviluppare un DAI.

Come riconoscere un Disturbo da Alimentazione Incontrollata?

Il DAI si manifesta con ricorrenti abbuffate (almeno due volte a settimana) che non sono seguite da vomito autoindotto, oppure uso di lassativi e/o diuretici, in quanto rispetto alla bulimia coloro che soffrono di un DAI non sentono il bisogno di annullare gli effetti dell’abbuffata riprendendo il controllo sul proprio peso. Ma l'aspetto che maggiormente caratterizza questo malessere è la perdita di controllo ed un vero e proprio stato di “trance”, in cui le persone riferiscono di trovarsi, "come se qualcuno mangiasse al posto loro". Durante questa "crisi da abbuffata" che scatta automaticamente, oltre a mangiare velocemente, si introducono grandi quantità di cibo anche in assenza di fame. Il rituale dell'abbuffata avviene in gran segreto.

In questa ricerca spasmodica e ossessiva per il cibo può accadere che fasi di ingestione incontrollata si alternino a fasi restrittive (digiuno). L'abbuffata sicuramente riduce l'ansia e porta sollievo, ma in breve tempo, a prendere il sopravvento sono sentimenti di depressione, disgusto, vergogna e senso di colpa. Molto frequenti sono anche sensazioni di stanchezza, mal di stomaco e sonnolenza improvvisa. Questo malessere si insinua, spesso, in modo nascosto e confuso come una normale obesità, non compreso bene né dalla persona che ne soffre, che non capisce perché tutte le diete falliscono, né dalle persone che la circondano, che molto spesso non sanno cosa fare.

Il DAI è un disturbo alimentare psicogeno.
Le preoccupazioni per il peso e per il cibo sono il sintomo di un malessere emotivo più profondo. L'ossessione per il cibo non riguarda il cibo ma è la "voce" attraverso la quale si esprimono paure, angosce insostenibili, ferite antiche che non hanno trovato spazio.
Il trattamento più efficace per un Disturbo da Alimentazione Incontrollata è la psicoterapia con un supporto medico-nutrizionale.

Bibliografia
  • Laura Dalla Ragione, "La casa delle bambine che non mangiano", Il Pensiero Scientifico Editore

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