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Articolo di psicologia: «Anoressia e sostegno psicologico»

Riconoscere i segnali di un disturbo alimentare

Articolo pubblicato il 11 Dicembre 2014.
L'articolo "Riconoscere i segnali di un disturbo alimentare" tratta di: Sostegno Psicologico, Disturbi Alimentari e Anoressia.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Annalisa Poiana Mosolo.

Il ricorso a una dieta è una pratica molto diffusa durante il periodo adolescenziale, in particolar modo tra le ragazze.
La maggior parte dei genitori non sa come reagire di fronte alle abitudini alimentari poco salutari dei figli, specialmente quando potrebbero rappresentare il sintomo di un disordine alimentare.

Che cosa dovrebbe fare un genitore di fronte a un figlio che si rifiuta di mangiare, salta i pasti oppure si abbuffa di nascosto?
Meglio fare finta di nulla pensando "prima o poi gli passerà" o discuterne assieme manifestando le proprie preoccupazioni?

Il comportamento alimentare dei figli potrebbe essere espressione di un disagio emotivo e relazionale che ha trovato il suo modo di manifestarsi nel rapporto con il cibo.
Ignorarlo completamente significherebbe fare la stessa fine dello struzzo che ficca la testa sotto la sabbia, nella speranza di non essere visto dal leone. D'altro canto, andare alla carica come farebbe un rinoceronte, cercando di convincere il figlio con la forza ad abbandonare certi comportamenti ritenuti scorretti, darebbe inizio a uno scontro dal quale si uscirebbe sconfitti.

Cosa si può nascondere dietro una dieta?
Il disordine alimentare è l'espressione di un modo completamente differente di percepire il cibo e i piaceri in generale, che va ben oltre un semplice comportamento di restrizione dietetica.
Alcune persone riescono ad astenersi dal cibo per periodi prolungati di tempo; altre vorrebbero riuscirci ma non ce la fanno, oppure ce la fanno per un periodo ma poi finiscono per cedere e si abbuffano.

Anoressia

Nel caso del disturbo anoressico, alimentarsi non è più un atto spontaneo e piacevole, regolato dal senso di fame e sazietà, bensì il risultato di rigide regole che ci si impone di rispettare.

Astenendosi dal cibo la persona ha la percezione di avere il controllo completo su di sé e sulle proprie emozioni. Qualsiasi concessione alimentare viene vissuta come una perdita di controllo da evitare.
Il momento del pasto assume pertanto le caratteristiche di un rigido rituale sul quale la persona vuole esercitare il completo controllo.

Coloro che manifestano un disordine alimentare, inizialmente, non riconoscono di avere un problema, anzi vivono la propria condizione come vantaggiosa, in quanto è accompagnata da sensazioni di maggiore benessere e di controllo.
Solitamente chi è a dieta non fa difficoltà ad ammetterlo anzi, desidera condividerlo con gli altri. Le persone che manifestano un disordine alimentare, invece, negano di seguire un regime dietetico.

Nel caso del disturbo anoressico, sebbene le ragazze non ammettano di avere fame e rifiutino ogni tentazione alimentare, in realtà trascorrono la maggior parte del tempo pensando al cibo.
Gli alimenti sono selezionati scrupolosamente e le situazioni in cui il cibo viene condiviso con gli altri cominciano a essere evitate.

Rituali. Sia durante sia fuori dai pasti è possibile notare la presenza di comportamenti ripetitivi che assumono le caratteristiche di veri e propri rituali, orientati al mantenimento di un ordine perfetto.

Vomito, uso di lassativi e diuretici rappresentano strategie molto frequenti per compensare un pasto ritenuto "abbondante"; così come il ricorso a un'attività fisica eccessiva.

Che cosa può fare un genitore?

Se, in questo momento, alcuni comportamenti di vostro figlio o di vostra figlia vi stanno creando dei sospetti, è necessario intervenire.

Osservare e intervenire.
Affinché il vostro intervento sia efficace, prendetevi un po' di tempo per osservare la situazione e scegliete con cura il momento e il luogo più adatti per affrontare una conversazione con loro, in cui potrete esprimere delicatamente e con tranquillità le vostre preoccupazioni.

Non scoraggiatevi se la prima volta sarete rifiutati.
Restate in attesa, ma in maniera vigile, in modo tale da essere pronti nel momento in cui si presenterà un'occasione più propizia per esprimere il vostro punto di vista.

Il primo passo per affrontare un problema di questo tipo è fare in modo che la persona sia disposta a riconoscere di avere un problema, per il quale necessita del vostro aiuto ed eventualmente del sostegno psicologico di un esperto. In caso contrario, qualsiasi intervento sarà inutile, se non del tutto controproducente perché si scontrerà con una forte resistenza al cambiamento.

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