Dott.ssa Valentina Penati
Pensiero Positivo, Milano (MI)

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Chi si ferma è perduto

Articolo pubblicato il 19 Gennaio 2016.
L'articolo "Chi si ferma è perduto" tratta di: Pensiero Positivo.

Le storie di sport sono tra le più belle e ricche di significato.
Per questo mi piace leggere i commenti a caldo, ma anche a freddo, di atleti e atlete dopo una competizione sportiva. Dalle loro parole emergono le risorse, le motivazioni e le sfide che li hanno accompagnati nella vittoria così come nella sconfitta, permettendo al lettore di entrare in un mondo che, in via metaforica, rappresenta quegli stessi ostacoli, valori e sacrifici con cui ciascuno di noi si confronta per raggiungere i propri obiettivi lavorativi e di vita.

Recentemente mi è capitato di leggere il racconto del dietro alle quinte di un'atleta italiana di sci alpino, Irene Curtoni, che mi ha molto colpito per la sua "verità" e per il bagaglio di emozioni che l'atleta porta con sé durante e dopo una competizione.

In breve, Irene racconta di come ha vissuto l'uscita di pista durante una gara di slalom che si svolgeva in Italia, molto vicino al suo paese di origine, e nella quale era atteso un suo grande risultato. A guastare la vigilia della gara, un brutto virus che ha tolto molte energie all'atleta e che ha sicuramente inciso sulla sua prestazione. La voglia di essere comunque in pista, l'imbarazzo per non essere un'atleta migliore e l'orgoglio di essere un modello per tante ragazzine che al traguardo le hanno comunque chiesto una foto o un autografo nonostante la prestazione opaca, sono solo alcuni degli aspetti che l'atleta ha fatto emergere.

Penso che da questa storia si possano derivare numerosi spunti di riflessione.

Dicono che viviamo in un'epoca senza valori né obiettivi.
Una generalizzazione in questo senso è di sicuro fuorviante, ma quello che possiamo certamente osservare riguarda il processo, il percorso che conduce verso il perseguimento dei propri obiettivi.
In una società analgesica in cui non è tollerabile provare dolore, frustrazione e fatica, tutto deve essere facilmente raggiungibile e acquisibile. Basta un click, insomma. Ma la realtà è un'altra.

La realtà è che per ottenere qualcosa devi lottare, nulla ti è dovuto e nessuno ti regala nulla. E allora forse abbiamo bisogno di modelli, di esempi da emulare e di gente che ci faccia chiaramente vedere che per ottenere il proprio successo (che non è necessariamente una vittoria ma la soddisfazione personale, l'orgoglio di essere portatori sani di un messaggio positivo) bisogna dare tutto e anche di più.

È giusto sognare e puntare in alto ma con la consapevolezza che quel sogno te lo devi andare a prendere. Non cadrà mai dal cielo ma si farà desiderare, sarà necessario rincorrerlo e spesso giocarci a nascondino.

Diffidare da chi si illude e ci illude che "mi viene tutto facile", "che basta il talento o la fortuna". Il talento da solo non serve a un bel niente se non lo si modella, se non lo si sgrezza e se non lo si rende resiliente di fronte agli ostacoli, agli imprevisti e anche alle sfortune (vedi il virus di Irene) in cui tutti prima o poi incapperemo.

Può suonare banale ma a volte temo che ci si dimentichi che la vera vittoria non è quella di un giorno. La vera vittoria è quella di mantenerci appassionati a un obiettivo, è l'esaltarsi e l'incavolarsi se le cose non vanno nella direzione in cui vorremmo. Perché questo ci dà la misura dell'importanza e del valore del nostro obiettivo.

Quando non ci arrabbiamo più è un brutto segno! Forse significa che l'obiettivo non ha retto alle difficoltà e ha perso il proprio potere attrattivo.

La nostra sciatrice, con le sue parole spontanee e senza mezzi termini, ci insegna che trovare delle scuse o giustificare una brutta prestazione non serve a nulla: "Chi si ferma è perduto". Lasciare andare le delusioni e rimettersi in carreggiata, pensando a come domani si possa ritornare al lavoro per perseguire il proprio obiettivo sono gli ingredienti necessari per scrivere una storia, la propria storia, che è in grado di appassionarci e di ispirare chi la osserva.

Godere del processo, sentirsi padroni delle proprie scelte e autori sia dei successi che dei fallimenti, rende vincenti, al di là del raggiungimento dell'obiettivo ultimo. Avere consapevolezza non solo del risultato che si vuole raggiungere, ma soprattutto di come raggiungerlo e delle sfide che questo implica, significa costruire una mentalità di per sé vincente, in grado di dare fiducia, di sopportare le possibili delusioni e di dare il giusto peso sia alle vittorie che alle sconfitte.

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