La terapia EMDR e il dolore cronico

Articolo pubblicato il 10 Febbraio 2017.
L'articolo "La terapia EMDR e il dolore cronico" tratta di: EMDR.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Silvia Giolitto.

Il dolore cronico è definito: "un'esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata a un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale"; e si intende una sensazione dolorosa che si protrae per più di sei settimane, può riguardare qualunque parte del corpo e i sintomi possono essere vari come dolore, formicolii, debolezza.
Il dolore è quindi un'esperienza soggettiva ed è influenzato da variabili psicologiche. 
Le cause possono essere di varia natura, una malattia, un trauma, problemi di carattere emotivo, ipersensibilità dei recettori del dolore. 
In Italia la prevalenza del dolore cronico severo ha una percentuale elevata nella popolazione (più di 1 italiano su 4).

In ambito psicologico si evidenzia una correlazione con disturbi dell'umore, dell'ansia, con il disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) e il disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).

 Vari studi scientifici indicano, infatti, che questa patologia invalidante è strettamente collegata a un forte stress emotivo dovuto a traumi infantili, spesso riferibili non tanto e non solo a singoli eventi drammatici, quanto invece a situazioni familiari di attaccamento insicuro con le figure di accudimento.
Ciò significa che il bambino, non potendo percepire una sicurezza nel rapporto con le figure di riferimento affettive, quando si verificano situazioni di forte stress quali cambiamenti di vita o il conflitto genitoriale, si ritrova a dover gestire da solo emozioni che non riesce a governare e questo può dar luogo a forme di difesa molto forti come la dissociazione, dove si crea una disconnessione tra la mente e i vissuti fisici ed emotivi per tenere a bada la sofferenza. Infatti le prime esperienze di un bambino vengono immagazzinate in memoria insieme alle emozioni, ai pensieri, alle credenze e alle sensazioni fisiche ad esse correlate.

In condizioni di elementi di forte stress tali esperienze non possono essere immagazzinate in modo coerente e adattivo, tali ricordi possono essere riattivati in presenza di alcuni trigger (es. dolore fisico, emozioni, pensieri) e continuare a generare sofferenza. Le componenti emotive, fisiologiche e comportamentali tipiche dei soggetti che soffrono di DPTS mantengono e aggravano i sintomi del dolore cronico, e viceversa.
 Questo spiegherebbe la percezione del dolore in assenza di elementi organici nel disturbo da dolore cronico.


Altri studi hanno messo in luce che, anche in assenza di eventi traumatici evidenti, il dolore cronico stesso si caratterizza come un trauma nella vita di un individuo per via delle modificazioni e limitazioni che comporta inevitabilmente nella quotidianità.
 Da un punto di vista neurobiologico il dolore cronico sarebbe determinato da un'ipereccitabilità della corteccia motoria nella sostanza grigia dell'emisfero sinistro. In base all'ipotesi della lateralizzazione una iper-attivazione emotiva sembra essere legata a una ipo-attivazione dell'emisfero destro (connesso con l'elaborazione degli eventi ed emozioni negative e alla riduzione della percezione del dolore).


La terapia EMDR si basa sulla teoria dell'elaborazione attiva delle informazioni e ipotizza che i ricordi non elaborati, relativi alle prime esperienze di vita, siano alla base di numerosi disturbi psicologici. Presuppone, infatti, che un elevato livello di emotività (arousal) dovuto agli eventi di vita stressanti, blocca nella rete mnestica della mente ricordi associati alle emozioni originarie, alle sensazioni fisiche, alle credenze e convinzioni negative, un esempio a tal proposito sono proprio i flashback, gli incubi e i pensieri intrusivi tipici del Disturbo Post Traumatico Da Stress (DPTS). Varie esperienze di vita possono essere immagazzinate in maniera disfunzionale fornendo quindi la base per lo sviluppo di diverse sintomatologie che includono reazioni patologiche. Quando situazioni attuali rievocano vicende del passato si riattivano le sensazioni e le emozioni antiche con la stessa intensità di come se le rivivessero in quel momento.


Nella terapia EMDR, grazie alla stimolazione bilaterale oculare, processo di elaborazione innato presente in ogni persona molto simile alla fase REM del sonno, migliora la connessione e la comunicazione inter-emisferica (ipo-attivazione destra; iper-attivazione sinistra) e l'integrazione corticale delle memorie traumatiche. Inoltre il rilassamento determinato dalla stimolazione bilaterale determinerebbe un rilascio di oppiacei naturali combinato con inibizione dell'amigdala (legata a emozioni come la paura, ansia e rabbia). Infine il sistema limbico, correlato all'esperienza del dolore, sarebbe maggiormente regolato e disattivato da un aumento dell'attivazione della corteccia cingolata anteriore e dell'area prefrontale sinistra.
 Proprio grazie alla sua capacità di lavorare sulla componente sia cognitiva sia emotiva che somatica del disturbo del paziente, l'EMDR risulterebbe un utile strumento per il dolore cronico.


Gli obiettivi di una terapia psicologica con l'utilizzo dell'EMDR sono:

  • Accettazione e rielaborazione del trauma legato alla insorgenza e diagnosi del disturbo.
  • Acquisizione di una maggiore consapevolezza della propria storia di vita con riduzione degli stati di ansia e tensione.

Il trattamento con EMDR è inserito in un percorso psicoterapeutico che prevede una concettualizzazione diagnostica preliminare del soggetto, una presa in carico terapeutica e una eventuale integrazione farmacologica in sinergia con altri specialisti.



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