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Articolo di psicologia: «Ipnosi regressiva»

L’ipnosi: un treno per il passato

Articolo pubblicato il 14 Aprile 2009.
L'articolo "L’ipnosi: un treno per il passato" tratta di: Ipnosi e Ipnoterapia.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Maria Patini.

Una mia paziente è venuta da me perché soffriva di idrofobia.
Era ossessionata dall'acqua. Fin da piccola, mi ha raccontato, le vacanze al mare erano per lei un tormento: già sul bagnasciuga provava sensazioni di forte panico. E anche adesso che era una donna adulta veniva presa dalla tachicardia, il cuore cominciava a batterle all'impazzata anche per il solo fatto di passare sopra un ponte e di guardare dall'alto il fluire incessante di un fiume. Dopo alcune sedute, in cui abbiamo insieme analizzato la sua paura, le ho chiesto se era disposta a farsi ipnotizzare.
Mi ha risposto affermativamente senza esitazione. Si considerava una persona curiosa e quindi la solleticava l'idea di provare un'esperienza così fuori dal comune.

In stato di trance parlava con la voce di una bambina.
Diceva di essere in una piramide, che era stata allagata e di avvertire che l'acqua stava salendo e che presto sarebbe affogata.
A un certo punto si è agitata e messa ad urlare in preda al panico.
L'ho subito risvegliata, come faccio quando la liberazione di emozioni diventa troppo forte, quasi insopportabile per il paziente.
Non ricordava nulla di quanto aveva raccontato ed è stata molto stupita di sentire la registrazione della sua narrazione. Ci sono volute altre sedute e altre visualizzazioni tutte ambientate nell'antico Egitto, dove ipotizzavo avesse vissuto una sua vita precedente, perché dipanassimo insieme le sensazioni che provava. Ma alla fine i sintomi della fobia sono gradualmente scomparsi.

Compiendo una ricerca storica ho scoperto che nella prima dinastia egizia venivano allagate alcune piramidi, dove insieme ai morti si trovavano anche gli schiavi, i servitori e i loro figli che spesso perivano.
Mi ha parlato di questo caso, durante un'intervista, Angelo Bona, uno dei più famosi terapeuti ipnotisti del nostro paese. È anche autore di parecchi libri (di cui il più famoso è "L'amore oltre la vita" degli Oscar Mondatori).
Nel libro descrive vicende, come quella citata sopra, di persone che ha sottoposto a un'ipnosi regressiva, una tecnica con cui si può fare arretrare il rullino dei ricordi iscritti nell'inconscio di una persona fino ai primi anni dell'infanzia o addirittura far rivivere le vite precedenti.
Per chi crede nella reincarnazione, ovviamente. Infatti secondo questa teoria, diffusa in tutto l'oriente, l'esistenza umana è un insieme di discese sulla terra, è fatta di tante nascite e tante morti.
Ogni singola vita è un'esperienza che influenza quelle future.
Buddisti e induisti, che hanno fede nella rinascita, pensano che i problemi che una persona ha attualmente non debbano avere necessariamente le loro radici in avvenimenti di questa vita, ma possono essere fatti risalire a traumi o a errori (debito karmico) di esistenze passate.
«Si tratta solo, però, di un credo religioso», ci dice il dr. Bona, non c'è niente di scientifico in tutto ciò.

Personalmente non mi propongo di raccogliere prove a favore della reincarnazione. Anche se mi affascina questa ipotesi e la trovo molto "democratica".
Un arco di più possibilità di vita spiegherebbe perché qualcuno nasce ricco e qualcuno povero, malato o sano, perché c'è chi vive molto a lungo e chi muore giovane. Ma sono solo una Psicologa e il mio compito è aiutare chi viene da me a ritrovare il benessere e la serenità: così tra i miei pazienti una parte è convinta di avere già vissuto prima ed è interessata e curiosa di scoprire chi era e cosa faceva nel passato, altri invece rifiutano totalmente anche solo l'ipotesi di essersi reincarnati.
Per chi non crede nelle vite precedenti le "belle storie" che emergono durante l'ipnosi rappresentano una metafora, un linguaggio simbolico e spesso poetico, attraverso cui l'inconscio, il mondo interno ci parla.
Un po' come succede nei sogni. E l'interpretazione di questo ricco materiale, che faccio insieme ai miei pazienti, è il reale lavoro terapeutico.

Ma come si svolge l'ipnosi?

Molti ipnotisti sostengono che è necessario che si instauri un clima di assoluta fiducia tra il paziente e il medico...
Non tutte le persone sono facilmente ipnotizzabili.
Secondo alcune teorie quelle molto controllate e razionali di solito oppongono resistenza. Qualcuno ha parlato di un'intimità e di un idillio profondo, simile al rapporto tra innamorati, tra chi ipnotizza e chi acconsente a farsi ipnotizzare. Secondo alcuni inpotisti, la fiducia è comunque una condizione necessaria perché il paziente si abbandoni completamente nelle mani del terapeuta cadendo in trance.

Ma cos'è la trance?
È stata chiamata "quarto stato dell'organismo", per distinguerlo dalla veglia, dal sonno senza sogni e da quello con sogni.
Un tempo per indurre la trance si usava il pendolino. E molti ricordano le performance televisive di sedicenti "maghi", che ipnotizzando delle pazienti le faceva levitare, o restare in una posizione rigida come baccalà.

Un modo molto diffuso oggi per praticare l'ipnosi, consiste nel far stendere la persona sul lettino in un ambiente con luci diffuse perché si rilassi profondamente. Poi il terapeuta, tramite un microfono, trasmette in cuffia con voce calma e suadente delle frasi induttive che suggeriscono l'idea di varcare un limite, di andare oltre.
Una visualizzazione standard può essere quella di immaginarsi su una piccola barca a vela che lentamente e inesorabilmente si avvicina e poi scompare oltre la linea dell'orizzonte. Oppure di scendere nelle profondità dell'oceano, sempre più giù. Fino ad essere circondati dai coralli o dal limo dei fondali marini. In molti casi, invece, le frasi induttive vengono scelte ad hoc, e "tagliate su misura" per la particolare sensibilità del paziente.

Obiettivo. In ogni modo l'obiettivo è disattivare l'emisfero sinistro, la sede della logica e della razionalità. E attivare quello destro, la parte del cervello che presiede la creatività e l'immaginazione. A questo punto le persone iniziano a narrare, come se stessero dando voce ai loro sogni, le favole che affiorano sono molto spesso belle, avvincenti, qualche volta rasentano il sublime. Anche se al risveglio non vengono ricordate.
Ed allora può intervienire la registrazione, che paziente e terapeuta possono ascoltare più volte. In una comunione di anime che li porta ad analizzare ogni singolo frammento della "reverie", della trama del sogno.

Il dr. Bona ha attinto a piene mani dai racconti dei suoi pazienti.
In particolare di uno, Andrea, un architetto di 47 anni che si è recato nel suo studio perchè soffriva di forti e continue cefalee, mali di testa.
E parlava di un sogno ricorrente che faceva da molti anni.
Da bambino, arrivava in una stazione dove ad attenderlo c'era una signora elegante con un cappello a larga tesa. Era iniziato quando era ancora nell'infanzia. Ma mentre il sogno e il suo protagonista erano rimasti gli stessi, lui man mano era cresciuto e diventato un omone affabile.
Sottoposto a ipnosi la sua produzione fantastica era stata eccezionale.
Un saggio dal titolo "Una stazione del cuore" oscar Mondatori è la trascrizione della narrazione di questo paziente, in merito a una vita precedente ambientata agli inizi del 900. Ha i toni realistici ed emotivamente coinvolgenti di un romanzo. Andrea si è visto come un bambino di 8 anni, con i pantaloncini corti e un gilè: un abbigliamento in uso a quei tempi. Era in una stazione ed aspettava con ansia una donna, la stessa del sogno ricorrente. La signora è arrivata e lo ha abbracciato con calore stringendolo al seno e facendolo sentire calmo e felice. Ma nella foga Andrea non ha potuto scorgere il volto della donna, che gli è rimasto sconosciuto. In compenso si ricordava bene tutti i particolari della stazione, delle rotaie, dei binari, della sala d'aspetto e così via.

«Dopo molte ricerche - mi ha riferito Angelo Bona - abbiamo ricostruito i dettagli particolareggiati del ricordo. E capito di quale stazione si trattava: era a Trieste e si chiamava S. Andrea». Il racconto si riferiva ad un periodo storico in cui la città era ancora sotto il dominio austriaco. Preso dall'euforia della scoperta, fatta attraverso internet, il paziente si è recato nella città veneto giuliana, scoprendo che la vecchia stazione era stata trasformata in un museo ferroviario e ribattezzata Campo Marzio. Nonostante il museo fosse chiuso vi è entrato scoprendo vecchi convogli di un treno a vapore del 900. Lasciati a testimonianza del tempo che fu in mezzo ai resti di una stazioncina, linda e stile liberty.

La sensazione di deja vu, di avere già visto e provato tale esperienza è stata per lui fulminante.
Come succede, a molte persone che arrivate in un posto dove non sono mai state, sono colte dall'impressione fortissima di un "già vissuto". Questo tipo di esperienze ci riportano al tema caldo della "reincarnazione", perché spesso sono usate come prova della rinascita.
In America, dove si tende a dimostrare tutto sperimentalmente, c'è una scuola di ricercatori, psicologi e psichiatri, come Iana Stevenson e Raymond Moody, autore del libro "Ricordi di altre vite", che da trent'anni raccoglie prove a sostegno della reincarnazione. Sono casi di persone che, in ipnosi, hanno rivissuto episodi di un'epoca passata. Riferendo nei minimi particolari luoghi, date e avvenimenti, usi e costumi di un periodo storico che da svegli risultava non conoscessero. «Anche alcuni scienziati - mi dice il dr. Bona - come Einstein e Newton erano convinti che gli esseri umani dovessero rinascere. Ma ad ogni buon conto dalle storie dei miei pazienti, sia che si riferiscano a questa vita o a quelle precedenti, emerge una lezione d'Amore».

Nel caso di Andrea, narrato sopra, la paura dell'abbandono era il tema dominante del ciclo di vite che aveva rivissuto.
Il bambino del treno aveva perso la madre precocemente e la ferita subita l'aveva portato a temere i coinvolgimenti affettivi. L'impossibilità di scorgere il volto dell'oggetto d'amore simboleggiava il timore dei sentimenti.

Il superamento di questa angoscia, attraverso la terapia, è stato il frutto prezioso dell'ipnosi regressiva. E della credenza nella reincarnazione, che, a mio parere, è più che altro un training di vita. Ci insegna che ogni nostra azione ha degli effetti positivi o negativi, sul percorso esistenziale che abbiamo intrapreso. A seconda di come affrontiamo responsabilmente i nostri problemi di oggi, vivremo domani, lianno prossimo, tra dieci anni o magari (per chi ci crede) nella prossima vita.
Mi rimane ancora qualche domanda in sospeso.

Per quali patologie è più indicata l'ipnosi regressiva?
E quanto tempo deve durare un trattamento prima che si possano notare dei benefici o ancor meglio sentirsi guariti?
Con l'ipnosi otteniamo dei buoni risultati per tutti quei disturbi che hanno come sintomo principale la paura e le emozioni ad essa collegate come l'ansia e il panico. Intendo quindi le fobie che, come ben si sa, sono legate ad una paura incontrollabile scatenata da una certa situazione (l'acqua, i luoghi aperti o chiusi ecc.). Ma anche gli attacchi di panico e le nevrosi ossessivo-compulsive (caratterizzate da una ripetizione ossessiva di una certa azione, come lavarsi le mani) si possono trattare bene con l'ipnosi.
Per finire metterei anche i disturbi dell'umore, il più diffuso dei quali è la depressione.

La terapia può essere del tipo breve.
La durata naturalmente varia da persona a persona e dipende dalla gravità del problema. Ma mediamente si svolge con un ciclo di dieci sedute mensili.

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