Gestire le emozioni per affrontare il cambiamento

Gestire i momenti difficili si può, cambiando lo stato emotivo

Articolo pubblicato il 25 Febbraio 2011.
L'articolo "Gestire i momenti difficili si può, cambiando lo stato emotivo" tratta di: Crescita personale.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Miriam Jahier.

Le emozioni scendono in "campo".
Parlo di "campo", in riferimento alla Psicologia dello sport e uso, come metafora, il campo da gioco. Un qualsiasi campo da gioco, per rappresentare il campo, dove si gioca la vita relazionale di ognuno di noi.

Come lo sport, la vita comporta fare delle scelte, agire con motivazione, entusiasmo, passione, progettualità, volontà, determinazione e spirito di sacrificio per raggiungere i propri obiettivi. Come nello sport, anche nella vita esiste l'ambiente relazionale nel quale l'individuo si trova, lo scopo per cui li si trova (lavorare, giocare, hobby, insegnare, amare, ecc.) le persone, gli oggetti che usa, il fine che intende perseguire.

Bisogna imparare a contenere e gestire le paure, le tensioni e le angosce che possono limitare e bloccare il nostro comportamento.
Ogni emozione non ha di per sé un significato buono o cattivo: siamo noi che, condizionati dal nostro passato, le interpretiamo e le trasferiamo alle nostre aspettative del momento. Esistono delle vulnerabilità per ognuno di noi, condizionate dall'ambiente famigliare pregresso da cui proveniamo che generano automatismi, (le cosiddette abitudini) difficili da smaltire da soli.

Continuamente l'essere umano si trova ad operare delle scelte, a fare dei cambiamenti, che di volta in volta possono essere piccoli o grandi.
La nostra vita è fatta di priorità, continuamente prendiamo decisioni che ne escludono altre.
Il cambiamento fa parte della nostra vita eppure se questo non avviene in maniera graduale ci spaventa e ci sottopone a dubbi e paure.
Ogni cambiamento di vita comporta una riorganizzazione del proprio stile di vita da un punto di vista mentale, emotivo e relazionale.

Non sempre si è preparati ad affrontare i cambiamenti.
O meglio, quelli che si definiscono "positivi" sono scelti dalla persona stessa e quindi sono fonte di atteggiamenti costruttivi e adattivi che danno forza e vigore alla persona.
Quelli definiti "negativi" quindi non scelti, ma imposti come i lutti, i cambiamenti nello stato di salute o i licenziamenti o la fine di una relazione importante comportano stati momentanei di SHOCK, con conseguente ritiro dalla realtà, o al contrario agitazione e confusione, momentanea perdita d'identità e malessere. Difficile in questo stato capire cosa fare e soprattutto come comportarsi. La razionalità è messa a tacere a fronte di un'emotività forte e incontrollabile.

Confrontarsi e chiedere aiuto a uno specialista aiuta a prendere coscienza delle proprie energie, aiuta a tirare fuori le proprie potenzialità, aiuta a gestire le proprie emozioni. Lo specialista diventa il contenitore emotivo degli stati dolorosi che si attraversano. Oltre alle competenze sono fondamentali le caratteristiche di personalità dello specialista che deve risultare empatico e accogliente per suggerire e far riflettere sul cambiamento utile da fare. Lo stato di Shock si riduce, l'emotività si placa e la persona ritrova e apprende strategie razionali utili, che gli permettono di affrontare le situazioni con una nuova consapevolezza e lucidità.

L'approccio da me utilizzato è multidisciplinare e agisce sulle diverse componenti dell'essere umano, considerato nella sua totalità, quindi fatto di mente, corpo ed emozioni. Ogni intervento su una parte produce modificazioni sulle altre. Per sbloccare delle situazioni sono sufficienti pochi incontri. Per arrivare a un cambiamento stabile e duraturo ci vanno, invece, almeno 6 mesi di lavoro.

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