Dott. Andrea Arrighi
Arteterapia: l'autobiografia, Lesa (NO) - Milano (MI) - Farnese (VT)

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Scrivere di sé come (auto)terapia

Articolo pubblicato il 12 Settembre 2014.
L'articolo "Scrivere di sé come (auto)terapia" tratta di: Crescita personale, Tipi di terapia e Arteterapia.

La scrittura può essere un mezzo per curare se stessi.
Nel mio lavoro da analista spesso invito i pazienti a scrivere e descrivere dettagliatamente pensieri ricorrenti, dubbi e paure e quei problemi che sentono più difficili da risolvere. È un mezzo, apparentemente semplice, per iniziare a trasformare un problema: il fatto stesso di doverlo formulare, per poterlo scrivere, aiuta a guardarlo da prospettive differenti.

Ridimensionare il problema.
Il poterlo poi rileggere più volte, modificarne l'esposizione, aggiungere suggestioni o dettagli mancanti migliora la sensazione di poter gestire il problema che genera più sofferenza. Sembra quasi di spostarlo, almeno in parte, dalla nostra mente all'esterno, su un foglio di carta, su pc, tablet o cellulare. E in questo modo ciò che preoccupa acquista una forma oggettiva, concreta, quindi più affrontabile.

Scrivere una propria autobiografia, partendo da ricordi personali dei momenti più importanti della propria vita aiuta a contestualizzare un problema specifico. Si scoprono connessioni non solo con amici e parenti più o meno stretti che possono aver vissuto un problema analogo al nostro, ma anche un legame, più o meno diretto e consapevole, con la nostra cultura, con l'ambiente in cui siamo nati e cresciuti.

Spesso da parte dei pazienti, ma non solo da parte loro, si sentono spesso frasi del tipo: «Soffro perché la disoccupazione mi preoccupa», oppure «Dovrei essere più coraggioso nel lasciare un rapporto - sentimentale o lavorativo - che è diventato logorante».
Non si comprende che anche un certo tipo di atmosfera, che enfatizza un senso di precarietà generale, può farci apparire, erroneamente, problemi collettivi come questioni strettamente personali.

Ecco che il confronto, anche con un piccolo gruppo o con lo psicoterapeuta stesso, attraverso testi scritti può aiutare a ridimensionare il senso di ansia rispetto a un problema che ha origini anche al di fuori, per così dire, della sfera personale.

La scrittura, focalizzata su un singolo problema o autobiografica, aiuta a guardare da una prospettiva più ampia, come da una postazione più alta, la situazione che crea il nostro disagio. Non si tratta semplicemente di sentirsi "meno soli" nel proprio problema: piuttosto, di prendere consapevolezza di quanto possiamo essere influenzati non solo da un problema generale (ad esempio la precarietà lavorativa che condiziona una notevole parte della popolazione), ma anche dal tema della responsabilizzazione: in che misura posso gestire e modificare il mio stato di disoccupazione? Ho una visione abbastanza equilibrata - quanto c'è di personale e quanto di collettivo - del mio stato di disagio?

Dialogo scritto. Un altro strumento di cui mi servo, abbastanza noto e variamente riformulato, è il dialogo scritto con persone viventi o non più presenti nella vita di chi scrive. Secondo alcuni contributi potrebbe anche configurarsi come una forma particolare di "immaginazione attiva" così come concepita da C. G. Jung. Si tratta, in termini sintetici, di porre domande a persone per noi importanti e provare a rispondere mettendosi nella testa e nel modo di essere di quella persona. Certamente si tratta sempre di un dialogo prevalentemente tra noi stessi e il modo in cui noi immaginiamo quella persona. Tuttavia aiuta a chiarire sentimenti, aspettative e paure rispetto alla relazione che abbiamo con quella persona.

Rintracciare problemi latenti. Questo tipo di dialogo possiamo immaginarlo anche con il nostro posto di lavoro, con i nostri sogni, quelli notturni ma anche quelli ad occhi aperti, che costituiscono ingredienti importanti delle nostre aspirazioni. Possiamo arrivare a dialogare con l'epoca in cui viviamo e con la nostra cultura. Personalmente arrivo a utilizzare anche dialoghi con personaggi cinematografici. Spesso può essere utile, per rintracciare problemi latenti o questioni familiari poco conosciute al paziente, servirsi di film che hanno colpito particolarmente il paziente.

Tutte queste tecniche possono essere introdotte anche da brevi conferenze e creare uno spunto per un lavoro psicologico più approfondito di media e lunga durata, come parte di una psicoterapia o come lavoro unico, legato alla creazione di una biografia scritta, in un certo senso, a quattro mani: il paziente e uno psicoterapeuta che ascolta, evidenziando e condividendo, i punti più emozionanti di scritti autobiografici.

Riferimenti bibliografici
  • Madera R., "La carta del senso. Psicologia del profondo e vita filosofica", Raffaello Cortina, Milano, 2013
  • Progoff I., "Curarsi con il diario. Scrivere per imparare a conoscere noi stessi", tr. it., Pratiche editrice, Parma, 1975
  • Von Franz M.L. (1972), "Il mito di Jung", tr. it., Bollati Boringhieri, Torino, 2014

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