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Articolo di psicologia: «Perdita di peso, anoressia e bulimia»

Quando il peso diventa ossessione...

Articolo pubblicato il 28 Febbraio 2012.
L'articolo "Quando il peso diventa ossessione..." tratta di: Disturbi Alimentari, Anoressia e Bulimia.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Daniela Tessieri.

In molte persone a un certo punto della loro vita, scatta una molla per cui la magrezza, l'essere perfetti e conformi alle regole sociali, diventa il primo pensiero del mattino e l'ultimo della sera. Nella società in cui viviamo, essere belli equivale a essere snelli e tonici, trascurando quelle che sono le caratteristiche "uniche", che rendono ogni individuo speciale.
La corsa alla perfezione ha fatto sì che si sviluppasse l'ossessione per il peso, e questo ha generato il diffondersi dei "Disturbi della condotta alimentare" (D.C.A.).

Nell'Anoressia nervosa, la ricerca di magrezza ha successo e ciò determina il raggiungimento di un peso corporeo molto basso.
Spesso la "fame" è conservata, anche se non viene soddisfatta, grazie a rigide "diete", trasformate in veri e propri digiuni, ma nei casi più gravi, capita pure che il soggetto non senta più tale stimolo. Pur di perdere peso, le persone anoressiche, si chiudono ore e ore in palestra, si auto-inducono il vomito o usano altre forme non saltuari di controllo del peso, come ad esempio l'uso improprio di lassativi o di diuretici; sono frequenti anche episodi di abbuffate, ma la quantità di cibo non è mai elevata in questi casi.

Altri sintomi comuni che aumentano con la perdita di peso, sono:

  • depressione
  • calo del desiderio sessuale
  • calo della concentrazione
  • isolamento sociale e ossessività
  • sono frequenti anche comportamenti autolesionistici

Nella Bulimia nervosa, il peso è più variabile e non raggiunge mai il sottopeso osservato nell'anoressia nervosa.
Comportamento tipico sono le “abbuffate” che danno la netta sensazione di perdita di controllo. È possibile assumere fra le 1000 alle 2000 calorie, durante un'abbuffata, anche se di solito, per compensare il senso di colpa la persona bulimica mette in atto comportamenti eliminativi come il vomito o assume lassativi o diuretici. Ci sono persone che dopo un'abbuffata, preferiscono digiunare o espiare la propria colpa con un'intensa attività fisica. Anche in questo caso, sono presenti sintomi depressivi e di ansia e possono manifestarsi comportamenti autolesionistici.

Vi sono poi i Disturbi dell'alimentazione "atipici" che non soddisfano i criteri diagnostici dell'anoressia e della bulimia e tra i quali possiamo citare il Disturbo da alimentazione incontrollata, dove chi soffre di questa condizione spesso si abbuffa, senza però usare in modo regolare comportamenti di compenso; queste persone, diversamente da chi soffre di anoressia nervosa, non seguono una dieta e tendono a mangiare in eccesso anche al di fuori della abbuffate (ciò spiega il motivo del loro sovrappeso).

Reverse Anorexia. Attualmente si sta divulgando sempre di più la "Reverse Anorexia" (l'Anoressia al contrario), che colpisce giovani ossessionati dalla palestra e dalla necessità di dare alla propria muscolatura una forma perfetta, ideale, per la quale sacrificano molti altri piaceri della vita, dedicandosi a diete specifiche e ripetitive e anche all'uso di farmaci.
I Disturbi della condotta alimentare non sono altro che disturbi derivanti da un attaccamento insicuro e invischiante. Le persone anoressiche, infatti, hanno la tendenza a utilizzare il proprio corpo nella relazione con la figura di attaccamento (ciò è dimostrato dal fatto che il rapporto genitori/figli nelle prime fasi dello sviluppo avviene proprio attraverso la nutrizione). Spesso l'adolescente è portato alla continua ricerca di conferme e giudizi da parte altrui, considerati "indispensabili", proprio per il clima familiare, dove viene ostacolata nei figli un'autonoma costruzione del proprio vissuto emotivo.

L'emozione che accomuna le persone che soffrono di un Disturbo alimentare è la paura di non farcela, paura di rinunciare al sintomo, paura delle relazioni con gli altri, paura di un futuro incerto. Spesso è questa stessa paura che impedisce loro di leggere le emozioni alternative. Evitare a tutti i costi di sbagliare è un modo per salvaguardare l'autostima, e spiega l'origine di questo perfezionismo patologico.
Il perfezionismo, la bassa autostima, l'intolleranza alle emozioni e i problemi interpersonali, uniti a tutti quei comportamenti già citati in precedenza (dieta ferrea, mantenere un peso corporeo al di sotto di quello naturale, sport...) sono fattori di mantenimento di tali disturbi.

I comportamenti di controllo del corpo ("body checking") ossia la tendenza a toccarsi di continuo alcune parti del corpo per assicurarsi che non siano aumentate (pancia, fianchi, cosce...) e quelli di controllo dell'alimentazione ("food checking"), gli evitamenti di esposizione del corpo e la sensazione di essere grassi possono essere presenti in tutte e tre le categorie di disturbi dell'alimentazione e sono ulteriori fattori di mantenimento.
Mentre le persone in generale si valutano in base alle loro relazioni, al lavoro, alle loro abilità intellettive o come genitori, in questi casi si valutano in modo esclusivo sulla base del peso e delle forme del corpo.
Lo schema di autovalutazione disfunzionale è la principale fonte di mantenimento di questi disturbi.

La fame emotiva interferisce spesso con un programma di dimagrimento in quanto il cibo viene usato come mezzo per reagire a emozioni negative, allontanando l'attenzione da quegli stati emotivi che ci riesce difficile tollerare. In questo modo ci si focalizza sulle immediate conseguenze piacevoli dovute all'assunzione di un cibo particolarmente gustoso e che in qualche modo, seppure per un breve periodo di tempo, riesce a placare l'ansia. Ma queste modalità "sbagliate" di affrontare le emozioni negative non eliminano le cause che stanno all'origine dei vari problemi emotivi.
Il cibo e il corpo si trasformano in bersagli per la patologia, ma soprattutto in strumenti per esprimere l'impossibilità di trovare alternative per dichiarare di esserci e di raccogliere attenzione.

Motivazione alla cura.
Spesso nelle persone affette da Anoressia nervosa manca la motivazione alla cura. Il più delle volte è infatti la famiglia a insistere su una presa di coscienza, ed è infatti importante lavorare sulla motivazione.
Nei casi di Bulimia nervosa e Disturbo di alimentazione incontrollata, invece si cerca una cura, anche se spesso è richiesta per eliminare le abbuffate e non per ridurre l'eccessiva importanza data al peso.
Il disagio nei confronti del proprio comportamento alimentare, sia in termini di sensazione di perdita di controllo che di aumento di peso, costituisce un'ottima leva nella richiesta di un trattamento.
Spesso la motivazione a cambiare non è stabile e si decide di abbandonare le terapie, come nel caso dell'Anoressia nervosa che trova il primo grande ostacolo, nella possibilità di aumentare di peso.

La terapia cognitiva in questi casi si pone l'obiettivo di privilegiare il trattamento della sopravvalutazione del peso e dell'aspetto corporeo nella costruzione dell'autostima, per combattere il timore pervasivo di non essere perfetti in ogni aspetto della vita.

Bibliografia
  • Viaggio nell'ossessione del cibo "Attenti ai segnali dei ragazzi", Dallo psicoterapeuta Fausto Manara un libro sull'anoressia e sulla dittatura dell'apparenza, Silvana Mazzocchi, La Repubblica
  • "I disturbi alimentari", S. Sassaroli, G. M. Ruggiero
  • "Terapia cognitivo comportamentale ambulatoriale dei disturbi dell'alimentazione", Riccardo Dalle Grave, Positive Press Editore, 2003
  • "Psicoterapia cognitiva dell'ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento", S. Sassaroli, R. Lorenzini, G.M. Ruggiero, Raffaello Cortina Editore

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