Arte-Terapia

Articolo pubblicato il 14 Febbraio 2013.
L'articolo "Arte-Terapia" tratta di: Crescita personale, Creatività e Arteterapia.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Adele Falbo.

Il termine Arte-Terapia rimanda ai suoi termini il senso.
La parola arte nell'etimologia sia greca che latina vuol dire "mettere in moto", "muoversi verso qualcosa", "suscitare". Allo stesso tempo l'etimologia greca del termine terapia significa "assisto", "guarisco", "curo".
Questa breve premessa per dire che il percorso della storia di ogni parola è rintracciabile nella verità intrinseca della sua origine. Per quanto riguarda il primo termine, di certo non tutto ciò che è prodotto come espressione creativa rientra nei canoni dell'arte, e non sempre tutto ciò che rientra nel discorso artistico rispetta i criteri o i canoni della bellezza formale, a cui gli artisti si sono ispirati fino all'arrivo dell'Arte Contemporanea nell'Era della Tecnica.

In questo momento storico ritroviamo un'espressione formale legata all'arte che sembra seguire regole non propriamente estetiche. Il discorso artistico si apre a un'urgenza personale, è meno riverente all'espressione formale, fondata su criteri chiari e non trasgredibili fino a non molto tempo fa. Nel tempo della tecnica l'arte è cambiata nella forma e nella modalità: non si limita più a rappresentare il mondo più o meno trasfigurato, ma lo interroga, lo esplora in modo dissacrante, si insinua nelle sue contraddizioni e peculiarità. Rispetto però al passato le rappresentazioni artistiche contemporanee molte volte hanno bisogno di essere accompagnate da spiegazioni per essere comprese, in passato questo non accadeva.

Come si avvicina l'arte al discorso terapeutico?

Nel momento in cui la necessità personale diventa fondante più della forma, o meglio forma e materia diventano esse stesse una continuità dell'urgenza individuale, la capacità di dare voce al mondo interno diventa prioritaria con un sicuro effetto catartico.

Cosa è la catarsi se non la possibilità di liberare la propria tensione interna?
Siamo abituati a vedere artisti che continuano a dialogare con se stessi continuamente allo specchio, altri artisti invece usano e sanno usare se stessi come canale per arrivare a rappresentare altro da sé, capaci di letture profonde del sociale così da individuare temi che parlano a tutti, in modo da dar voce al dramma dell'umanità intera.
Dove si colloca l'arte terapia dopo questa premessa?

Mark Rothko (pittore statunitense) diceva che per lui e i suoi colleghi contemporanei, l'arte era un'avventura all'interno di un mondo sconosciuto, che poteva essere esplorato... L'aspetto più importante che ha permesso di usare l'arte a scopi terapeutici, in primis catartici, è stato proprio quello di rappresentare il proprio mondo interno attraverso le modalità espressive che ci appartengono di più, che sia la scrittura da cui nasce la scrittura creativa, la danza da cui nasce la danza-movimento-terapia, il disegno o la scultura che sono i mezzi per l'Arte-Terapia, e il teatro che finalizzato alla cura diventa teatro-terapia o drammaterapia.

L'arte come terapia ha quindi una nascita recente - contemporanea - ad eccezione del teatro le cui origini sono terapeutiche, basti pensare ai riti precursori del teatro e alla drammaturgia della Grecia antica, in cui l'effetto catartico era ricercato perché era una necessità sociale.
L'aspetto della cura attraverso l'arte fa riferimento alla ricerca artistica orientata al mondo interno, che su un piano più generale si traduce nell'apertura alla possibilità di esplorare la propria individualità.

Trasformazione del dolore. Rothko affermava che l'unico soggetto autentico è quello tragico ed eterno. L'arte ha questa capacità di avvicinarsi a questi temi eterni e farli vibrare dentro ognuno di noi, ma non solo, fornisce la possibilità di rappresentare il dolore e di poterlo trasformare. L'espressione artistica diventa uno strumento di trasformazione, una possibilità di modificare uno stato psichico di tensione in un altro che per alchimia risulta meno denso. Non solo! Il gesto artistico in sé - con qualunque mezzo venga rappresentato - trasmette a tutto l'essere un sano diritto di esistere, di esserci, appartenenti a se stessi e al mondo.

La capacità di trasformare uno stato emotivo in un altro, anche come possibilità di rappresentare il dolore, vuol dire che esso non agisce più in modo autonomo dentro di noi creando uno stato di sudditanza ad esso, ma diventa solo uno degli aspetti della ricca e differente gamma dei sentimenti che ci abita.
In questo senso l'arte rimanda alla possibilità di trasformare il caos in cosmo (ordine), come suggeriva Mircea Eliade (scrittore e storico delle religioni). Solo conoscendo i motivi, le logiche, le dinamiche che agitano il caotico mondo emotivo possiamo possederlo e non esserne posseduti, senza perdere la complessità ma restituendoci un lavoro che riconquisti senso, la trasformazione del caos in cosmo.

Rappresentazione del mondo interno. Prima di essere uno strumento di guarigione, l'arte è uno strumento di rappresentazione di aspetti del mondo interno, un canale creativo per uscire dal caotico mondo non rappresentato e fino ad un momento prima irrappresentabile, ma che attraverso un gesto, un colore, una forma, un suono trova la porta per venire fuori.
Questo è un momento delicato del lavoro di cura, in cui all'inizio il poter rappresentare è percepito come qualcosa che dà leggerezza, ci si libera da ciò che rende indolenti, demotivati, dalla strana ma opprimente sensazione di finitezza. Qualcosa può essere rappresentato, è un'epifania, perché la rappresentazione è come un racconto. A questo punto della storia i protagonisti non sono più nascosti, seguendo percorsi inconsci, ma la storia può continuare con fiducia rinnovata.

La possibilità rappresentativa libera dall'intensità interna, pone fine al silenzio e alla solitudine. Ma proprio questo è un momento delicato perché - nel momento in cui il proprio mondo interno ha un canale - esso non può più essere nascosto, la sua intensità emotiva non può più essere rispedita nell'incomunicabilità.

Dalla catarsi al senso autentico. Adesso si giunge alla fase in cui oltre alla catarsi si perviene al senso autentico, è qui che la terapia deve fare molto nello stare a fianco al paziente per comprendere che cosa l'inconscio - attraverso il canale dell'arte - sta andando a recuperare, per restituire quei tasselli la cui non conoscibilità faceva sentire vuoti e privi di senso.
Nella società contemporanea proiettata sulla velocità e i consumi, poca importanza viene data al mondo interno, viene sacrificato il processo di osmosi, di scambio tra interno ed esterno con la perdita delle proprie peculiarità, della propria diversità e della propria possibilità di arricchire il mondo esterno con la propria peculiare diversità.

In questo senso l'Arte-Terapia nella società contemporanea diventa l'organo per continuare a sentirsi vivi e per continuare a risuonare emotivamente, consentendo a chi vuole avvicinarsi a questo percorso che non sia fine a se stesso, ma un percorso di Crescita Personale dove nulla di se stessi venga perso.

"L'arte è per me un evento dello spirito: solo nell'arte lo spirito
trova una forma e il senso della sua vivacità o della sua quiete
".
(Rothko)

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