Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
Sogni e Psicologia Analitica, Parma (PR)

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Sogno o son desto?

Articolo pubblicato il 7 Aprile 2014.
L'articolo "Sogno o son desto?" tratta di: Psicoanalisi (Sigmund Freud) e Psicologia Analitica (Jung).

L'importanza della vita onirica, nel viaggio alla scoperta di sé.
Fin dai tempi più remoti, il sogno ha rappresentato un affascinante enigma a cui le diverse culture hanno attribuito importanti significati.
Sognare infatti è un'esperienza umana universale.
Da dove provengano i sogni ancora nessuno è stato in grado di definirlo e il mistero che per alcuni popoli si ammanta di misticismo rimane.

Le neuroscienze ci informano, esperimenti alla mano, di quanto il sonno sia fondamentale per il benessere psicofisico di uomini e animali e di come una sua prolungata deprivazione possa causare gravi scompensi fisici e comportamentali.
Insomma il sonno è essenziale per la vita quanto il mangiare e il respirare.
Le immagini vivide e dettagliate che costituiscono il sogno si inseriscono all'interno del ciclo del sonno, durante quelle fasi che sono state definite REM (rapide eyes movement) in cui l'EEG (elettroencefalogramma) sembra più sveglio che dormiente e in cui il corpo sembra immobilizzato ad eccezione dei muscoli oculari). Il resto del tempo passa in uno stato di sonno non REM (NREM), in cui il cervello non produce sogni e le onde cerebrali sono ampie e lente.

Il significato del sogno e la sua importanza possono ad oggi avvalersi di ipotesi e teorie, che non hanno trovato per il momento spiegazioni migliori e più accreditabili di quelle forniteci da due grandi pionieri della indagine del profondo psichico: Sigmund Freud e Carl Gustav Jung.
Il primo, medico-neurologo, il secondo, medico-psichiatra, accomunati da una certezza comune: l'esistenza all'interno della psiche di un sistema molto più ampio della coscienza: "l'inconscio". In questa visione, l'Io cosciente è considerato emanazione dell'inconscio e ne rappresenta solo la parte che ha il compito di rappresentarci nella vita, come identità destinate ad interagire con la realtà circostante e la cui natura e struttura risultano, pertanto, il frutto di una mediazione tra contenuti e sollecitazioni profondamente inconsce - le pulsioni istintuali - e le richieste dell'ambiente, il quale impone apprendimenti adattivi e limiti e regole a tutela del vivere sociale.

Secondo questo schema, le forze istintuali (per lo più rappresentate da tendenze sessuali e aggressive) sono tenute sotto il controllo costante dell'Io e delle istanze morali per effetto dell'educazione ma, quando troppo represse, possono costituire la causa di varie tipologie di malessere psicologico e manifestarsi attraverso le nevrosi (nevrosi ansiosa, nevrosi ossessiva ecc.). Le stesse pulsioni, possono al contrario esprimersi più liberamente, nel caso sopravvenga un abbassamento della soglia del controllo cosciente.

I sogni e l'inconscio.
Il sonno rappresenta una di queste evenienze, e i contenuti dell'inconscio allora possono affiorare attraverso il sogno, comunicando con un linguaggio che poco ha a che fare con le leggi della logica comune, per esprimersi al contrario in forme assai creative attraverso una simbologia, una ritmica, una sintassi, che necessitano una lettura particolare.
Se il genio freudiano, ci ha fornito la prima importante teoria sull'analisi dei sogni - mettendo in rilievo come le esperienze affettive e pulsionali vissute nell'infanzia e legate alle figure significative di quel fondamentale periodo storico (madre, padre, fratelli, sui quali sono stati riversati sentimenti quali l'amore, l'odio, l'invidia), per quanto soggette a "rimozione", continuano in realtà ad agitarsi nell'inconscio alla ricerca di un appagamento trovando una parziale soddisfazione seppure in forma mascherata attraverso il sogno - C.G. Jung è andato oltre questa ipotesi inizialmente condivisa con Freud, ampliandola da un lato e diversificandosene dall'altro.

Il sogno e la funzione di compensazione. Jung considera il sogno, non solo l'espressione e il soddisfacimento mascherato di desideri proibiti rimossi, ma attribuisce ad esso la qualità di auto rappresentazione spontanea della situazione attuale dell'inconscio, e la sua funzione principale è quella di "compensazione" rispetto ai contenuti, alle opinioni, alle credenze e alle modalità di risposta alle situazioni di vita, utilizzate dall'Io cosciente.
Questa qualità ha l'intento di rendere le risposte della coscienza meno univoche, rigide, stereotipate e parziali.
Ad esempio, una persona che detestiamo profondamente può apparirci nei sogni con caratteristiche positive ed attraenti, indicandoci la necessità di verificare se alla base del nostro sentimento negativo non sia presente, al contrario, un'esigenza di assimilare almeno un po' attributi che scarseggiano in noi, come ad esempio un maggior egoismo opposto ad una eccessiva generosità nei confronti del prossimo, o una maggiore durezza o scaltrezza o un atteggiamento morale più adeguato verso gli altri.

Il sogno e la funzione prospettica.
Altra funzione che Jung assegna al sogno, è quella "prospettica", la quale ha il compito di comunicarci l'opportunità di seguire una certa direzione, indicandoci dove stiamo andando o dove si potrebbe andare nella vita in quel particolare momento esistenziale. Ecco quindi emergere attraverso questa diversa visione del vissuto onirico, gli aspetti originali e propositivi dell'esperienza inconscia, in grado di individuare non solo la causa di un problema o di un sintomo che ci affligge, ma anche la sua finalità.
Questa nuova prospettiva, infatti, riconosce dietro ogni sofferenza e ogni problematica dolorosa un desiderio, una necessità e possibilità di crescita e di espansione della personalità.

Jung e l'inconscio collettivo.
L'idea di inconscio subisce con Jung, infine, una dilatazione che lo porta ad individuare in esso elementi di tipo collettivo oltre che individuale.
"L'inconscio collettivo" viene rappresentato come un precipitato di conoscenze, vissuti che accomunano tutta l'umanità, ed è costituito dalla sedimentazione formatasi nei secoli di esperienze di antenati sconosciuti, appartenenti a tutte le epoche e culture ed è espresso nelle fiabe, nei miti, nel folklore, nelle filosofie religiose e pagane di tutti i popoli, custodi di un significato universale della vita umana, e sovente rappresentato nei sogni in momenti cruciali dell'esistenza, attraverso figure simboliche che possono apparire a volte inconsuete, ma tanto incisive da rimanere vividamente impresse.

Le immagini archetipiche. Queste potenti forme di energia, definite immagini archetipiche, rimandano alle più importanti esperienze di vita che uniscono l'intera umanità, come la maternità, la paternità, la nascita, la malattia, la morte, la ferita, la sessualità, alle loro qualità in positivo e in negativo e a sentimenti come l'amore, la passione, l'odio, il dolore, la gioia ecc. Così le vicende e le emozioni che appaiono personali ed uniche nella vita di ognuno trovano una matrice comune, mostrandosi in gran parte universalmente più condivise di quanto non ci sia dato immaginare, indicando la necessità di una maggiore responsabilità degli uni verso gli altri, giacché nel prossimo, si riflette inevitabilmente una parte di noi.

Il processo d'individuazione.
Una percezione così articolata e ampia dell'inconscio, del sogno e delle sue funzioni, ha lo scopo di mostrare come divenga possibile la scoperta di modi meno convenzionali e più fecondi d'esistenza, avvicinando per gradi la persona alle proprie autentiche inclinazioni, all'interno di quel percorso che Jung ha definito: "processo d'individuazione".

Sogno e realtà acquisiscono, in questa lettura, una continuità di significato, dove conscio e inconscio sono destinati ad entrare gradualmente in migliore e più complice rapporto tra loro.
Il senso di questo avvicinamento riveste importanza cruciale nella teoria e prassi junghiana, in quanto offre la possibilità nel tempo di acquisire una visione meno statica e unilaterale della propria vita.

L'inconscio si diverte spesso nel proporre immagini o situazioni simboliche irriverenti e buffe, atte a far scendere dal piedistallo ciò a cui si da troppa importanza in noi o in altri, ad indurci a serie riflessioni su ciò che normalmente riteniamo brutto o inferiore, morale od immorale, smussando ogni eccesso o scuotendoci invece da stati di pericolosa indifferenza. Questa maggiore confidenza tra luoghi inizialmente tanto diversi, nel loro rispettivo linguaggio interpretativo della realtà, avrebbe inoltre lo scopo di attivare progressivamente attraverso le varie fasi della psicoterapia, potenti immagini compensatorie di una esperienza di vita negativa.
Un esempio per tutti: una madre o un padre inadeguati o assenti, possono avere determinato nel/nei figli un grave complesso materno/paterno negativo, causando in lui/loro un disturbo di personalità.

Durante il percorso psicoterapeutico è possibile che, dopo avere osservato, analizzato in profondità quel dolore, quel problema, il rapporto con quel genitore, quei sentimenti negativi, attraversandoli magari più e più volte nella realtà e nei contenuti onirici, improvvisamente nei sogni affiorino con grande evidenza, figure simboliche materne o paterne, con qualità tanto positive e solari, da comportare un aggiustamento emotivo riferito a quel complesso.
Il dolore e la consapevolezza di ciò che è mancato, non scompariranno certo totalmente, ma da quel momento, essi interferiranno in misura sempre più limitata nella vita, nelle scelte, e nella salute psichica della persona.

La destinazione ultima del significativo lavoro di analisi dei sogni e del cammino psicoterapeutico consiste, nel sistema junghiano, nell'aiutare la persona a trovare la via per collegarsi ed entrare in risonanza con il centro ordinatore della intera psiche, il quale contiene al suo interno capacità e qualità auto curative e auto regolatrici, con potenzialità immensamente creative, che serba al proprio interno il senso dell'esistenza, delle esperienze e sofferenze di ognuno di noi: questo nucleo è rappresentato dal "".
Lo psicoterapeuta, in questo appassionante viaggio, assume per lo più un ruolo al contempo umile e importante: quello di "levatrice" che, con dedizione, pazienza ed empatica partecipazione attiva, assiste alla nascita di una nuova, più autentica, vitale e armonica individualità.

Per approfondimenti
  • G. Gastone Mascetti, "Lezioni di neurofisiologia"
  • S. Freud, "L'Interpretazione dei sogni"
  • C.G. Jung, "Considerazioni generali sulla psicologia del sogno", "L'essenza dei sogni", da Opere complete, volume 8,
  • C.G. Jung, "Ricordi, sogni, riflessioni" (a cura di Aniela Jaffè)
  • C.G. Jung, "L'uomo e i suoi simboli"
  • C.A. Meier, "Il sogno come terapia- antica incubazione e moderna psicoterapia"
  • Marie Louise von Franz, "Il mondo dei sogni"
  • James A. Hall, "Messaggi Dalla Tenebra"
  • Ania Teillard, "Il Mondo dei sogni"
  • Marco Gay, "La relazione analitica"

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