Dott.ssa Raffaella Ceccarelli
Ansia da separazione: paura di andare a scuola, Cesena (FC)

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L'ansia di separazione in età evolutiva

Articolo pubblicato il 14 Aprile 2014.
L'articolo "L'ansia di separazione in età evolutiva" tratta di: Ansia da Separazione.

Spesso accade che dei genitori arrivino in studio preoccupati riguardo alla riluttanza del proprio figlio ad allontanarsi da loro: «quando per qualche motivo dobbiamo assentarci da casa, si aggrappa alla gonna della madre e chiede pietosamente e urlando di non essere lasciato solo».
Il disturbo d'ansia da separazione è comune nei bambini in età scolare e prescolare e si verifica sia nei maschi che nelle femmine.
L'esordio può avvenire anche più tardi, fra gli 11 e i 12 anni, sino ad estrinsecarsi alle volte in forma estrema con il rifiuto di andare a scuola, anche solo al pensiero di allontanarsi o durante un viaggio.
I bambini con queste difficoltà provano una forte ansia scatenata dalla separazione dagli adulti con i quali hanno un legame importante, da casa o altri ambienti a loro familiari. Possono rifiutarsi di andare in gita scolastica, oppure a casa degli amici o di un parente.

L'ansia si può trasformare anche in terrore o vero e proprio panico.
I bambini temono che qualcuno dei loro cari possa essere in pericolo o che possa accadere qualcosa di grave agli adulti che hanno cura di loro, mentre non ci sono. Nel rifiutarsi di uscire, e in particolare modo di andare a scuola, alle volte lamentano mal di pancia o di testa, sino ad arrivare al vomito pur di evitare di uscire di casa.
Le paure classiche si manifestano anche durante la crescita dei bambini, iscrivendosi nello sviluppo psichico "normale" e si evolvono in base all'età: «nell'infanzia ci si trova di fronte a paure di tipo più "irrazionale" (ne sono un esempio i "mostri" e "fantasmi"), crescendo esse divengono sempre più complesse ed articolate, interessando più da vicino la sfera sociale e relazionale (ad esempio, la paura di apparire inadeguati)» (Kendall, Di Pietro, 2009). Si tratta di un'esperienza che nella maggior parte dei casi svanisce col passare del tempo, senza bisogno di interventi particolari.

Il fatto che il bambino possa provare momenti di ansia, di apprensione, non è di per sé segno di patologia, ma spesso è anzi segno di un normale sviluppo emotivo del bambino. Il bambino lentamente, diventando sempre più grande grande, impara ad affrontare le paure autonomamente: impara che non corre rischi di incolumità se i genitori psi allontanano, e che i fantasmi e i mostri non esistono.
Solitamente, con il passare del tempo le paure scompaiono, gradualmente si acquisiscono le abilità che consentono di affrontarle e superarle. Se, come abbiamo visto, molte paure dei bambini fanno parte di un normale sviluppo e sono adeguate a seconda dell'età evolutiva, quindi transitorie, alcune possono diventare patologiche.

La paura è preoccupante se il bambino ne è terrorizzato e se si presenta con una frequenza alta e dura a lungo. L'ansia è quindi una «eccessiva reazione apprensiva alle possibili conseguenze di un evento piuttosto che nei confronti dell'evento di per sé» (Lambruschi, 2004).
I Disturbi d'Ansia di Separazione, in particolare, sono caratterizzati da un controllo massiccio sulle relazioni ("Dov'è la mamma? Quando torna?
Le sarà successo qualcosa? Deve stare a casa con me
") che impedisce l'esplorazione (il bambino tenderà ad aggrapparsi alla gonna, evitando ad esempio di esplorare un nuovo ambiente).
I bambini che finiscono per provare ansia come stato disorganizzante non hanno mai avuto la possibilità di attraversare i loro stati di paura, di riconoscerli, sperimentarli, sentirli legittimati nella relazione con l'altro, imparare ad articolarli e a comunicarli (Lambruschi, 2004).

L'evento scatenante potrebbe essere una situazione che attiva:

  • gravi timori di perdita: trasloco, allontanamento di uno dei due genitori, divorzio, perdita di un membro della famiglia percepito come significativamente protettivo ecc.;
  • percezioni intollerabili di costrittività nel bambino, ad esempio l'incontro con un insegnante particolarmente rigido e vincolante.

I sintomi prodotti dal bambino, ad esempio una "fobia scolare" (dolori addominali, mal di testa, vomito mattutino, febbri leggere) gli consentono di evitare l'allontanamento da un familiare o da casa, e quindi di abbassare l'ansia di separazione. L'allontanamento o il pensiero dell'allontanamento induce nel bambino uno stato di allarme e una conseguente messa in atto di comportamenti di controllo e prossimità.
Questi comportamenti del bambino (Viaro, 1995 in Lambruschi, 2004) vengono interpretati dalla madre e dai familiari come comportamenti di evitamento di un qualche pericolo esterno, spesso proveniente dall'ambiente scolastico (da cui la diagnosi ingenua, e collusiva con queste modalità collusive esterne, di "fobia scolare") o di natura fisica.

Questa errata modalità di percepire l'evento da parte dei genitori, li spinge alle volte a cercare di allontanarsi e allontanarlo ("uscire di casa senza che il bambino se ne accorga, lasciarlo a scuola senza che lui veda l'allontanamento, ecc.) e questo conferma in lui i timori di perdita inducendo ad aumentare i comportamenti di controllo e di prossimità.
È quindi importante aiutare la madre e il bambino a condividere in modo trasparente la loro ansia di separazione.

Caratteristiche comportamentali tipiche del bambino:

  1. vuole spesso telefonare alla madre quando è a scuola;
  2. interrompe il gioco per controllare che il genitore rimanga vicino;
  3. rifiuta di essere lasciato con la tata;
  4. si preoccupa spesso delle condizioni di salute della mamma sino al punto di controllare se ha preso le medicine;
  5. non vuole rimanere a dormire da amici e parenti;
  6. non vuole andare in vacanza in colonia o in campeggio senza i genitori.

I genitori di questi bambini presentano spesso caratteristiche simili.
Si possono notare comportamenti apparentemente iperprotettivi ("se ti allontani da noi potresti correre pericoli gravi") che mascherano, in realtà, la loro difficoltà a tollerare la solitudine; questa loro ansia viene così gestita limitando l'esplorazione dell'ambiente da parte del piccolo, dipingendolo come fragile e percependo costantemente la realtà esterna come potenzialmente pericolosa e minacciosa.

L'organizzazione familiare tipica è quella della "cittadella assediata" (Viario, 1995 in Lambruschi, 2004), dove l'esterno è visto come costante fonte di pericoli e le figure estranee come potenzialmente minaccianti, e comunque inaffidabili.
L'insicurezza in alcuni casi è più evidente attraverso la manifestazione di sintomi fisici quotidiani o lamenti verso i familiari.
I bambini si trovano in una situazione di equilibrio psichico difficile da mantenere poiché si trovano a gestire due pulsioni opposte: da un alto il bisogno di essere protetti per la propria percepita fragilità e contro la pericolosità avvertita dal mondo esterno, dall'altro il bisogno assoluto di esplorazione, di libertà necessaria per la crescita.

Bibliografia
  • American Psychiatric Association, "DSM IV-TR", 2006
  • Beck A., Emery G., "L'ansia e le Fobie”, Casa Editrice astrolabio, 1985
  • Isola L., Mancini F., "Psicoterapia Cognitiva dell'infanzia e dell'adolescenza", Edizioni Franco Angeli, 2003
  • Kendall P., Di Pietro M., "Terapia Scolastica dell'Ansia", Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 1995
  • Lambruschi F., "Psicoterapia Cognitiva dell'età Evolutiva", Edizioni Bollati Boringhieri, 1996
  • Rachman S., "L'ansia", Edizioni Laterza, 1998

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