Amore, comunicazione, crisi e terapia di coppia

La spontaneità nella coppia: è sempre positiva?

Articolo pubblicato il 10 Giugno 2014.
L'articolo "La spontaneità nella coppia: è sempre positiva?" tratta di: Comunicazione, Relazioni, Amore e Vita di Coppia e Tipi di terapia.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Vera Blasutti.

Angela e Luigi vengono da me per una terapia di coppia: da qualche tempo, in seguito ad alcuni eventi, si è creata tra loro una certa distanza.

Non litigano, si sopportano in silenzio.
Emerge però da parte di entrambi il desiderio di riprendere a vivere appieno la dimensione di coppia: ritrovare il modo per condividere e sentirsi appagati. Durante la terapia di coppia si concorda sull'importanza di ricominciare a confrontarsi e a scambiarsi gesti d'affetto e d'attenzione, dimensione che è andata perduta nel tempo. Angela spiega che le farebbe molto piacere se Luigi la sera rientrasse a casa dal lavoro, preparasse un aperitivo in modo da creare un clima rilassante in cui riprendere a comunicare, invece che sedersi davanti alla televisione e non badarla.

Nelle sedute successive Angela non è soddisfatta: Luigi ha preparato tutte le sere uno spuntino, ha messo della musica soft, le ha chiesto com'è andata la giornata... ma... secondo Angela l'ha fatto solo perché era stata lei a suggerirlo, come un compito ben eseguito ma non spontaneo.
«Se fosse stato per lui sarebbe ancora impalato davanti alla tv», commenta. Prendo spunto da questa situazione per affrontare la tematica della spontaneità in terapia di coppia, perché spesso ci si deve confrontare con questioni analoghe a quelle poste da Angela.

La terapia di coppia

La terapia di coppia è una terapia di tipo mansionale: dopo una prima fase valutativa vengono affidati dei compiti a ciascun partner per modificare una situazione che non risponde più ai bisogni della coppia.

Tali "compiti" sono delle prove con cui i partner si misurano: quanto sono attuabili, con quanta fatica, con quali arrangiamenti, come cambiano le dinamiche se tali compiti vengono attuati...
Nell'esempio riportato la routine dell'aperitivo era semplicemente un modo per rimettere Angela e Luigi uno di fronte all'altro.

Ma un cambiamento chiesto o suggerito dal partner vale?
Anche se, come obietta Angela, non è spontaneo? Innanzitutto fermiamoci sulla definizione del termine (secondo l'enciclopedia Treccani):

Spontaneità. «La caratteristica, il fatto di essere spontaneo e non calcolato o affettato, come tendenza abituale a comportarsi con naturale franchezza e immediatezza, senza finzioni e senza falsi ritegni; anche con riferimento a un atto o comportamento singolo: un gesto d'affetto, fatto con spontaneità; un'offerta d'aiuto apprezzabile soprattutto per la sua spontaneità».
Mi sembra importante sottolineare che spesso però noi confondiamo spontaneo con genuino, sentito.

Nella terapia di modificazione del comportamento i partner, con l'aiuto del terapeuta, si accordano attraverso una contrattazione, al fine di attuare dei cambiamenti, e ciò è possibile attraverso due strategie:

  1. "quid pro quo": scambio di impegni: "io faccio questo se tu fai quello", es. "Io mi impegno a lavare tutte le sere i piatti se tu prepari la colazione tutte le mattine";
  2. "in buona fede": un partner si impegna ad attuare un cambiamento senza chiedere all'altro nessun impegno in cambio.

I partner devono essere entrambi d'accordo sul tipo di patto, e devono perciò impegnarsi a metterlo in pratica.

Se un adulto decide di cambiare significa che ha valutato che la relazione vale l'impegno; significa che ha valutato che è disposto a modificare l'abitudine che aveva acquisito perché non è benefica per la coppia.

Liberarsi da credenze erronee sul partner

Qual è davvero il problema di Angela?
Lei ha sviluppato un insieme di credenze erronee sul proprio partner, come tante altre persone:

  • il mito romantico del "vero amico o partner perfetto", ossia la lettura del pensiero: pensare sempre di sapere cosa l'altro pensa e pensare che sia così anche da parte dell'altro. Secondo questa credenza è inutile spiegare all'altro cosa non ci va bene o cosa vorremmo di diverso, siccome siamo una coppia e l'altro ci ama, dovrebbe saperlo.
    Ad es. "Se non capisci e non ci arrivi da solo...".
  • l'interpretazione: "se non fa questo allora vuol dire che...".
    Ad es. "se non mi prepara la colazione come faceva quando eravamo fidanzati allora vuol dire che non mi ama più".

È quindi fondamentale in coppia liberarsi di certe credenze per aprirsi all'altro, spiegare cosa non funziona e cosa vorremmo che facesse.
Solo così possiamo arrivare ad un accordo che soddisfi entrambi e che può rivitalizzare la coppia.

Ciò che è spontaneo non è necessariamente valido ed efficace per il nostro benessere. Cosa fa spontaneamente un alcolista? Beve.
Cosa fa spontaneamente un bambino di fronte a qualcosa?
Lo tocca e magari lo mette in bocca. Anche se non sa cosa sia...

L'istinto e l'abitudine non sempre ci portano a qualcosa di positivo.
E l'abitudine può essere una nemica potente del cambiamento. Spontaneamente noi seguiamo gli automatismi che per qualche motivo si sono instaurati, ma se diventano nocivi per noi e per l'altro, perché perseverare su questa strada?

Ben vengano i "compiti" dunque, il seguire le richieste dell'altro, il tentare qualcosa di meno spontaneo che nel tempo può diventare tale per instaurare circoli virtuosi anziché viziosi.

Letture consigliate
  • "La comunicazione nel rapporto di coppia", G. Bassi, R. Zamberlin, San Paolo, Milano
  • "La coppia che non scoppia", M.C. Strocchi, Positive Press

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