Dott.ssa Vera Blasutti
Divorzio, separazione e difficoltà con i figli, Padova (PD)

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Mamma e Papà separati: essere adulti senza restare in coppia

Articolo pubblicato il 5 Settembre 2014.
L'articolo "Mamma e Papà separati: essere adulti senza restare in coppia" tratta di: Comunicazione, La Famiglia, Difficoltà nell'Educazione dei Figli, Figli e Rapporto di Coppia e Separazione e Divorzio.

Premessa

Mi capita spesso di fornire consulenza a coppie in fase di separazione.
Sempre più frequentemente noto che, nella difficoltà del momento, i coniugi mettono in primo piano il proprio malessere e le proprie esigenze, perdendo di vista alcuni passaggi fondamentali con i figli. Mi ritrovo così in seduta a porre il focus non sulla coppia ma sulle competenze genitoriali, in quanto ritengo che i minori vadano sempre tutelati prima di tutto.

In questo articolo parlerò di come gestire la situazione con i figli piccoli.

Non vogliamo più stare insieme

Essere coppia è una condizione reversibile, essere genitori no.
In una fase delicata come la separazione può capitare di perdere la bussola e comportarsi sull'onda delle emozioni (rabbia, tristezza, paura, risentimento...), tuttavia è necessario "darsi una regolata" perché i comportamenti impulsivi possono creare grosse ferite e traumi nei figli.
I bambini devono fare i bambini, gli adulti devono cercare quanto più possibile di gestire la situazione da adulti che usano la razionalità.

Che fare e cosa evitare?

Che fare?

1. Valutare bene la separazione
Esempio: un partner scopre di essere stato tradito e, ferito, dice di volersi separare. Quest'affermazione richiede tempo, riflessione, confronto.
Non è detto che questo sarà l'esito. Può essere semplicemente dar voce a delle emozioni negative del momento.

È importante non comunicare subito ai figli la presunta decisione, quindi sull'onda delle emozioni, ma darsi il tempo per maturare una scelta ponderata, e parlarne solo quando si è veramente sicuri. Prima è deleterio.
Ci sono coppie che restano separate in casa per un tempo indefinito (ad es. per paura che la separazione nuoccia ai figli o per difficoltà a livello economico), altre che si separano concretamente (cambio di casa) salvo poi tornare sui propri passi qualche mese dopo, altre ancora che mantengono da separati un legame molto ambiguo e dipendente.

In tutti questi casi il bambino può essere sottoposto alla fatica di non capire: il papà e la mamma dicono una cosa e ne fanno un'altra, oppure cambiano versione ogni giorno. Questa ambiguità può accendere nel bambino speranze di ricongiungimento che, se deluse, sono molto dolorose.

2. Presa la decisione, comunicarla insieme, preparandosi sia su cosa dire che emotivamente. NON delegare assolutamente questo compito.
Non è giusto chiedere a amici o parenti di fare questo passaggio, e tanto meno ai professionisti (Psicologo, Pediatra...).
È difficile e impegnativo, ma è la cosa giusta da fare.

Parlare in modo chiaro, comprensibile in base all'età del bambino.
Non è il caso di entrare nei particolari del perché mamma e papà si separano. Parlare di tradimenti, amanti, colpe non è il caso.
Quando i figli saranno grandi sapranno e avranno la maturità per capire certe dinamiche, ora no.

Dire la verità, ossia che papà e mamma non stanno più bene assieme, evitando false scuse per motivare la lontananza del partner che se ne va ("papà va in un'altra casa a dormire per lavoro...").
Evitare di dirlo da soli e di attribuire la colpa della separazione al partner assente: «Gliel'ho detto, ho detto che mi hai tradita e che per colpa tua ci lasciamo e lui dovrà vivere senza più il papà e la mamma insieme».
Non dire mai «Magari un giorno papà e mamma torneranno assieme».

3. Verificare la comprensione del bambino, nei giorni seguenti, rassicurare, ascoltare, rispondere alle domande dei figli sempre senza entrare in dettagli e in questioni da adulti.

4. In seguito, mantenere fede agli impegni presi. Ricordiamo che i bisogni affettivi dei bambini sono: protezione, stabilità affettiva, cura e accettazione. L'amore del papà e della mamma restano immutati, questa è la teoria che promettiamo ai nostri figli. È poi però necessario renderla pratica, e non sarà facile.

Errori da evitare prima e dopo la separazione

Pensare che i bambini non capiscano, non sentano, non si preoccupino. I bambini sono molto sensibili alla coloritura emotiva delle situazioni. Conoscono i propri genitori e sanno distinguere se stanno bene, se sono preoccupati, se sono tristi, se c'è tensione nell'aria. Questo significa che, se siamo una coppia in crisi e stiamo pensando alla separazione, hanno già percepito qualcosa o molto.

Non inganniamoci pensando che se litighiamo in sala e loro sono in camera che dormono non sentano. Sentono, si preoccupano, soffrono.
Ancor peggio, litigare davanti a loro, o coinvolgerli nelle discussioni cercando il loro consenso e chiedendo loro di schierarsi, è deleterio.
Ricordiamoci che i bambini sono bambini.

Papà esce di casa urlando e sbattendo la porta, non torna e non si fa sentire per tre giorni.
Questo è l'inferno per un bambino, che si sente abbandonato, non capisce cosa sta succedendo e teme il peggio per il papà.

Mostrare la propria rabbia o il proprio malessere ai figli, senza filtri.
Una cosa è non recitare una parte di persona felice in un momento difficile, altro è scaricare tutto addosso ai bambini che non hanno la capacità di contenere un tale dolore e che avrebbero invece bisogno di essere rassicurati. È importante che al bambino arrivi il messaggio che la situazione è difficile, ma che mamma e papà sanno come gestirla al meglio.

Chiedere ai figli un sostegno emotivo ed affettivo.
Molto spesso i figli si trovano a compensare le carenze affettive di mamma e papà. Una situazione tipica è il fatto di abituare il bambino a dormire in mezzo al lettone, per creare una sorta di barriera tra sé e il partner, finché la separazione non diventa effettiva, o al posto del genitore che ha cambiato casa quando la separazione è già avvenuta.

Chiedere ai figli di portare dei messaggi al partner.
Avvenuta la separazione, può essere che a un genitore venga la tentazione di mandare dei messaggi all'ex partner attraverso il bambino.
«La mamma mi manca tanto, diglielo quando torni a casa».
«Il papà mi ha fatto stare tanto male, ora non voglio vederlo né sentirlo, digli te che questo mese non ho i soldi per pagare la retta dell'asilo, è colpa sua se abbiamo sperperato un sacco di denaro».

Investire i figli di una simile responsabilità fa sì che si sentano carichi di un peso che non sanno gestire, o che abbiano informazioni su questioni che riguardano solo ed esclusivamente gli adulti (ad es. i problemi economici).

Cercare di carpire dai racconti dei figli informazioni sulla nuova vita dell'altro partner. Chiedere insistentemente con chi è uscito il bambino mentre passava il week end col papà, chiedere com'è la nuova casa del partner, chi sono gli amici o le amiche a cui telefona... fa sentire il bambino una "spia", e non sa cosa fare per non deludere né mamma né papà. Meglio lasciare che il bambino racconti liberamente ciò che si sente di raccontare. Se il sospetto è che l'ex partner frequenti un'altra persona non è questo il modo corretto per indagarlo.

Quello che serve tra ex partner è darsi regole condivise, ad esempio può essere importante stabilire che non si presentano per il primo periodo nuovi compagni o compagne al bambino, e che lo si fa solo se si è certi che si tratti di relazioni impegnate.

Reazioni tipiche nei bambini

Gli adulti fanno gli adulti, i bambini fanno i bambini.
In particolare tenderanno a:

  • assumersi le colpe: «Il papà se n'è andato perché lo faccio sempre arrabbiare».
  • cercare di schierarsi: spesso col genitore che percepiscono più debole, solo, sofferente.
  • sentirsi abbandonati: «La mamma non mi vuole più bene, andrà via con un altro uomo e si dimenticherà di me».
  • tenteranno di riavvicinare i genitori o chiederanno esplicitamente la ricongiunzione. saranno lunatici, tristi, svogliati, inappetenti, irrequieti.
  • regrediranno in alcuni comportamenti, in base all'età (ad es. riprendere a fare la pipì a letto).

Tutto questo è normale. È normale la sofferenza.

È normale fare degli errori come genitori.
Lo scopo di questo articolo non è assolutamente quello di farvi sentire genitori incapaci o non attenti ai vostri figli, bensì permettere una riflessione e fermare situazioni di questo tipo.

Se vi state separando, fermatevi a considerare quale sia il modo giusto di gestire la situazione per vostro figlio. Se da soli non ci riuscite, se le emozioni sono troppo forti o se il conflitto di coppia è molto acceso, chiedete aiuto ad un professionista.

I danni emotivi non derivano dalle separazioni, ma dalla cattiva gestione delle separazioni.

Letture consigliate
  • A. Oliverio Ferraris, "Dai figli non si divorzia. Separarsi e rimanere buoni genitori", BUR

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