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Articolo di psicologia: «Psicologia e salute: infarto e crisi esistenziale»

Psicologia della Salute e del Benessere

Articolo pubblicato il 30 Ottobre 2014.
L'articolo "Psicologia della Salute e del Benessere" tratta di: Psicologia della Salute e Crisi esistenziale.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Roberta Dell'Acqua.

Le problematiche psicologiche dopo la malattia cardiaca

«Dottoressa... l'infarto che ho avuto mi ha spaventata».
«Ora che sono a casa ho paura di stare male... fatico a prendere sonno, sento il cuore che batte... come è possibile tornare alla vita di prima?».
Questa è una delle classiche domande che tormenta la mente dei pazienti che hanno subito un intervento al cuore.

Con l'infarto, e in generale con tutte le patologie cardiache, la vita viene messa in discussione in un attimo. Non ci sono più sicurezze!
Non c'è più controllo! Si entra nell'incertezza che spesso si trasforma in vera e propria ansia. Ma il legame tra il cuore e le emozioni è inevitabile!
Basta pensare alle espressioni metaforiche come "Sentire un tuffo al cuore", "Metterci il cuore" e "Morire di crepacuore".

Subito ci si rende conto di come questo organo sia il centro pulsante della vita affettiva ed emotiva delle nostre esperienze.
Ognuno di noi inoltre, è consapevole che l'accelerazione stessa del battito cardiaco non avviene solo dopo una corsa al parco, ma anche davanti a emozioni intense, come un incontro tanto desiderato o una brutta notizia.

La patologia cardiaca quando colpisce la persona destabilizza non solo la salute fisica dell'organo, ma colpisce la vita dell'individuo a vari livelli.
Sia durante la notizia della diagnosi ma soprattutto nella successiva fase di recupero, si attivano nel paziente profonde reazioni emotive e intense angosce di solitudine, di abbandono, di paura e di morte.

Solitudine, senso di abbandono, paura di morire

Queste reazioni psicologiche possono essere considerate una risposta allo shock traumatico provocato dall'evento, strettamente legato al significato di minaccia per la vita della persona stessa. Spesso la malattia è vissuta come un'aggressione e la domanda: "Perché proprio a me?" nasconde un bisogno di cercare un significato a ciò che è accaduto.

Una delle difficoltà nel gestire le dinamiche emotive che si scatenano è dovuta proprio al mancato riconoscimento delle proprie emozioni, che provocano meccanismi adattivi disfunzionali, come la negazione dell'accaduto. Soprattutto dopo la dimissione dall'ospedale, la persona sente crescere dentro di sé l'ansia dell'ignoto e un senso di impotenza dovuto proprio al fatto che la malattia è vissuta come imprevedibile e incontrollabile.

"Perché proprio a me?"
"Ma perché arrivano le patologie cardiache? È tutta colpa delle sigarette?".
La patologia cardiaca non è quasi mai un evento casuale, ma è collegata al modo di vivere dell'individuo. Il modificare gli stili di vita, come il fumo o un'alimentazione poco equilibrata, è spesso considerato come un obbligo, una catena imposta da Medici e familiari che vestono il ruolo di esperti.

Un paziente al colloquio pre-dimissioni mi guardò con tenerezza, dicendomi: «Dottoressa, fumare è l'unico vizio che ho... io lavoro tanto e non mi concedo mai nulla... Almeno lasciatemi quelle 5 sigarette al giorno! Non saranno quelle che mi hanno fatto venire l'infarto.
Doveva capitare, tutto qua!
».

Dietro queste parole è nascosta la rabbia, la sfida e l'orgoglio di non cedere agli ordini dati da altri. C'è anche la paura che ogni cambiamento inevitabilmente comporta: se da un lato smettere di fumare e seguire un'alimentazione equilibrata è utile e desiderabile, dall'altro lato è presente la fatica di abbandonare abitudini consolidate e il timore di un fallimento.

Sostegno emotivo

È importante aiutare la persona a comprendere e accettare l'ambivalenza che la anima, legittimandosi di avere il proprio tempo e il proprio ritmo nel processo di cambiamento.

Considerare il processo di salute come una ricerca del benessere permette alla persona di partire proprio dall'evento stesso di malattia per andare oltre, per porsi domande su di sé, per avere il coraggio di aprire delle finestre interiori ed esplorare nuovi aspetti esistenziali della propria vita.

Vorrei concludere con una frase di Mario, un paziente di 64 anni dopo la visita di controllo in ospedale.

«È passato quasi un anno dall'evento di infarto... ora la mia vita è molto cambiata: prendo le giornate con più leggerezza, mi arrabbio di meno, faccio sport e mangio in modo più sano. Insomma vivo meglio...».

«Il mio cuore un anno fa si stava fermando».
«Poi ha ripreso a battere e mi ha insegnato a vivere... a fare ordine nella vita, a valorizzare le piccole cose e soprattutto a volermi più bene»

È importante non sottovalutare gli aspetti emotivi che, dopo un evento critico, ci invadono, ma fermarsi e farsi aiutare a esplorarli.

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