Dott. Giancarlo Signorini
Difficoltà nell'Educazione dei Figli, Forlì (FC) - San Mauro Pascoli (FC)

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Quando non riusciamo a essere buoni genitori

Articolo pubblicato il 27 Marzo 2015.
L'articolo "Quando non riusciamo a essere buoni genitori" tratta di: Educazione dei Figli e Difficoltà nell'Educazione dei Figli.

Sono un appassionato di montagna e la scorsa estate ero in vacanza con mia moglie sulle dolomiti.
Il tempo era spesso coperto e piovigginoso e limitava molto le nostre escursioni. Finalmente una mattina si presentò un bel sole, il cielo appariva terso e sgombro di nubi, così decidemmo in fretta di salire in cabinovia verso un rifugio, dal quale poi si doveva proseguire a piedi per raggiungere un punto panoramico molto suggestivo. La cabinovia utilizzava cabine piuttosto piccole dove potevano entrare 4-5 persone al massimo. Questo mi permise di assistere molto da vicino all'episodio che vado a raccontare.

Entrammo nella cabina assieme a due giovani genitori con due bambini: un maschietto di 7 o 8 anni e una piccola femminuccia che poteva avere non più di 2 anni. Appena la cabinovia si mosse e iniziammo a salire lungo i pendii scoscesi della montagna, la madre, supportata dal padre, iniziò a redarguire la piccolina perché si era impuntata e aveva voluto tenere con sé il pass della cabinovia, che doveva servire per il ritorno.

«Se perdi il pass ritorni a piedi!», continuavano a ripetere con un certo fastidio i due genitori che si mostravano risentiti e indispettiti perché la piccola non aveva dato loro retta.
In effetti il rischio era reale perché, se non vado errato, alla stazione di arrivo, su in alto, non era possibile acquistare un nuovo pass per la discesa; e se la salita a piedi era lunga, dura e impervia, non sarebbe stata certo più agevole, né meno pericolosa, la discesa per lo stesso sentiero con i burroni e gli strapiombi che si presentavano a ogni curva.

La madre continuava con il suo ritornello, pedante quanto inutile, accusando la piccolina di non avere senno, di essere sciocca e stupida.
Il risultato, ovviamente (ma non per la madre) era quello di far irretire e arrabbiare sempre più la bambina che si incaponiva nel suo atteggiamento ribelle e ostinato... così come avrebbe fatto qualunque bambino piccolo in quella circostanza!

Sovrastimare la capacità cognitiva e valutativa

Mettiamoci dalla parte della bambina: cosa poteva capire e percepire in quella situazione? Poteva sì comprendere il significato delle parole «tornare a piedi», che indicava il dover camminare, ma era in grado di valutare la lunghezza, la difficoltà e la pericolosità del percorso?
Era in grado di stimare la fatica che avrebbe dovuto sopportare scendendo a piedi sino giù a valle? Poteva rendersi conto che d un certo punto sarebbe crollata e i suoi avrebbero dovuto prenderla in braccio?
A meno che non fosse stata un genio la risposta è indubitabilmente "no".

L'unica cosa che percepiva bene era l'aggressività dei genitori e il fastidio conseguente che gliene derivava.
Certo coglieva bene il fatto che loro erano arrabbiati con lei perché non aveva dato loro retta, perché non faceva quello che loro si aspettavano e che reclamavano con tanta insistenza.

Ma è risaputo: nei bimbi piccoli, specialmente a quell'età, il desiderio di opposizione, di contrapposizione è molto potente poiché fa sentire forti, capaci, potenti. E, più i genitori si accaniscono più la risposta di opposizione è forte, marcata, accentuata. E non potrebbe essere altrimenti.
Anzi, è importante per la loro crescita che i bimbi siano in grado di sviluppare una capacità reattiva e oppositiva: questa considerazione andrebbe sviluppata ulteriormente, ma questo ci porterebbe lontano dagli scopi del presente articolo.

Il discorso sarebbe stato radicalmente diverso se al posto della piccolina ci fosse stato il fratello, il quale a 7-8 anni era in possesso di ben altre capacità di valutazione.

Prendere posizione anziché lamentarsi

Il primo errore di questi genitori - sicuramente involontario - è stato quello di accettare la sfida della piccola; sfida che, peraltro, hanno in qualche modo favorito evitando di prendere posizione verso di lei.
In alcuni casi - e questo ne è un esempio lampante - le parole sono assolutamente inutili, sono un di più che non serve se non ad alimentare ancora di più il clima di tensione già presente.

Come avrebbero dovuto comportarsi questi genitori alle prime avvisaglie dei capricci della piccolina? E qui mi vengono in mente tanti genitori che vedo in terapia, che mi pongono questa domanda con un tono di fastidio, di insofferenza e con l'atteggiamento di chi le ha provate tutte come per dire: "Non c'è soluzione a quei capricci!".

La risposta è semplice: bisogna agire. Non con le parole, ma coi fatti.
Essi avrebbero dovuto con fermezza e determinazione prendere dalle mani della piccola il pass, accompagnando questo gesto con un semplice quanto perentorio: «Tu questo non lo puoi tenere».

Già mi immagino la perplessità dei genitori che stanno leggendo in questo momento e che avrebbero una gran voglia di dirmi: «La fa facile lei, ma se sapesse quanto è ostinata nostra figlia!».
Oppure: «Lei non sa gli strilli e i capricci che ne sarebbero seguiti.
Non ci avrebbe lasciato campare per tutta l'escursione!
».

Agire anziché rimproverare

Probabilmente i genitori della piccolina avranno pensato: "meglio accontentarla se no non ci fa campare, se no peggioriamo la situazione", senza valutare il fatto che lasciare la decisione alla piccola per poi rimproverarla continuamente è notevolmente diseducativo.
Ma, domandiamoci: stava andando bene quella gita?

C'era un clima piacevole?
C'era una condivisione di divertimento, di spensieratezza?
C'era il piacere di stare assieme? La risposta è ovviamente "no!". Allora visto che la situazione era tutt'altro che positiva (anche da un punto di vista prettamente educativo) bisognava passare all'azione e prenderle il pass.

Senza punizioni, senza fastidi, senza insofferenza ma, magari, dicendo alla piccolina con dolcezza, comprensione, anche con un po' di rammarico, ma specialmente con l'autorevolezza di chi sa quello che dice...
«I bimbi piccoli non lo possono tenere ma non ti preoccupare, lo terrai quando sarai più grande!». Cosa poteva succedere?
La piccolina, lì per lì, l'avrebbe sicuramente presa male stizzendosi, magari scalpitando, piangendo, brontolando che non avrebbe più mosso un passo e che si sarebbe rifiutata di salire con la cabinovia, etc.

I genitori avrebbero allora dovuto, senza mostrarsi infastiditi dai suoi capricci, contenerla: cioè lasciare per un po' che si sfogasse, predisponendo una sorta di cordone protettivo intorno a lei e dandole il diritto di sfogarsi, creando al contempo un'aspettativa positiva circa ciò che ci si aspettava da lei.

In altre parole dovevano mandarle il messaggio forte e a chiare lettere:
«Lo sappiamo che sei arrabbiata ma non ci possiamo fare niente; abbiamo fiducia che tra poco riprenderemo la nostra bella gita!».
Con ogni probabilità dopo un po', magari a malincuore, la piccolina avrebbe smesso coi capricci, circa la impossibilità di tenere per se il pass, se ne sarebbe fatta una ragione e avrebbe dedicato le sue attenzioni a qualche altro aspetto, magari più interessante, della gita.

Essere buoni genitori comporta, tra le altre cose, comprendere e agire di conseguenza. Naturalmente al momento giusto.
C'è il momento per la discussione, per il confronto, per la spiegazione, e c'è il momento per l'azione. Quando è il momento di agire le parole sono solo una perdita di tempo e di energie.

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