Disturbi Alimentari e Obesità. Parliamo di Psicologia, Psicoterapia e trattamento

Articolo pubblicato il 4 Settembre 2015.
L'articolo "Disturbi Alimentari e Obesità. Parliamo di Psicologia, Psicoterapia e trattamento" tratta di: Disturbi Alimentari e Obesità.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Stefania Corti.

"Sono la regina delle diete!
Potrei insegnare a qualsiasi dietista o nutrizionista come impostare una dieta. Ne ho fatte di tutti i tipi: quella del minestrone, quella dissociata, la Weight Watchers, quella con le amfetamine.
Calare di peso, calo. Solo che, a un certo punto, non so perché, lascio perdere e riprendo tutto con gli interessi
"

Da alcuni anni mi occupo di Disturbi Alimentari e obesità.
Queste parole sono state quelle che, più di tutte, hanno caratterizzato e continuano a risuonare nella storia delle persone (pazienti) che ho incontrato lungo il mio percorso.
Tutti noi ormai sappiamo quanto la cura dell'alimentazione sia importante, fondamentale forse. Va regolata e resa la migliore possibile per garantire uno stile di vita e una salute ottimali. Eppure c'è chi di alimentazione soffre - in un senso - sovrappeso e obesità - o nell'altro - anoressia.

Quindi seguire una dieta non serve?
Ni. Intendiamoci: seguire una dieta o, meglio, "avere uno stile alimentare sano" è fondamentale. Ma cosa ci impedisce di farlo?
Spesso la gestione dell'alimentazione va al di là dell'aderenza "semplice" a una regola logica e di buona sopravvivenza.

Il cibo, nella sua evoluzione - superata la concezione per cui poteva essere considerato un puro mezzo per soddisfare la fame - assume un profondo significato psicologico. Non a caso, oggi le società industrializzate stanno conoscendo una nuova e allarmante realtà: l'obesità si è ormai rivelata come la più frequente forma di malnutrizione.

Il Body Mass Index (BMI o IMC - Indice di Massa Corporea) è l'indice più comunemente utilizzato per fornire al soggetto un'indicazione standard della situazione ponderale, cioè del proprio peso corporeo.
La World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce "sottopeso" un BMI inferiore a 18,5; "sovrappeso" un indice BMI uguale o superiore a 25, mentre "obesità" corrisponde a un indice BMI uguale o superiore a 30.

In Italia, secondo i dati raccolti nel 2010 dal sistema di sorveglianza "Passi" (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia, progetto del Ministero della Salute e delle Regioni), il 32% degli adulti risulta in sovrappeso, l'11% della popolazione è obesa. In totale, oltre quattro adulti italiani su dieci (42%) sono in eccesso ponderale.

La ricerca sulle cause d'origine delle problematiche alimentari può essere ricondotta a svariati fattori:

  1. fattori genetici possono determinare la facilità o difficoltà di accumulare grasso, alterazioni nei comportamenti alimentari o del metabolismo;
  2. fattori alimentari e dietetici (nei paesi occidentali - ad esempio - si è passati da diete a tenore elevato di carboidrati e fibre a quelle con elevato tenore di grassi);
  3. alcuni farmaci possono portare all'obesità (antidepressivi, antiepilettici, antipsicotici, glucocorticoidi, insulina e sulfoniluree);
  4. sedentarietà;
  5. fattori sociali e culturali;
  6. fattori psicologici.

Tutte queste componenti sembrerebbero influenzarsi reciprocamente, concorrendo in varia misura all'insorgenza dei Disturbi Alimentari.
Non può, quindi, passare inosservata la necessità di approcciare questo problema nel modo più ampio, completo e multidisciplinare possibile.

Ma quali sono per definizione i Disturbi del Comportamento Alimentare, spesso noti come "DCA"?

Disturbi del Comportamento Alimentare

I più comuni e utilizzati sistemi di classificazione diagnostica suddividono i Disturbi dell'Alimentazione e della Nutrizione nell'adulto in quattro principali patologie. Vediamone insieme le caratteristiche per la diagnosi:

1. Anoressia Nervosa (AN)

  • restrizione nell'assunzione di calorie rispetto al bisogno fisiologico, che comporta il raggiungimento di un peso corporeo significativamente basso rispetto a soggetti dello stesso sesso/età;
  • paura di aumentare di peso o di diventare grassi;
  • alterazione nel modo di vivere il proprio peso e la forma corporea da parte della persona, con significativa influenza del peso sull'autostima o mancato riconoscimento della propria condizione di salute.

2. Bulimia Nervosa (BN)

  • frequenti episodi di abbuffata caratterizzati da mangiare, in un lasso di tempo definito, una quantità di cibo maggiore a quella che ingerirebbe la maggior parte delle persone;
  • sensazione di perdita di controllo sul cibo;
  • ricorso a condotte compensatorie inadeguate per prevenire l'aumento del peso (vomito autoindotto, uso di lassativi, digiuno, attività fisica eccessiva);
  • la forma e il peso corporei influiscono negativamente sull'autostima.

3. Binge Eating Disorder (BED) - Disturbo da Alimentazione Incontrollata.
Ricorrenti episodi di abbuffata compulsiva (vedi sopra).
Durante le abbuffate si verifica di:

  • mangiare molto più velocemente del normale;
  • mangiare fino a una sgradevole sensazione di pienezza;
  • mangiare molto cibo anche se non si ha fame;
  • mangiare da soli, poiché provoca vergogna e imbarazzo;
  • provare disgusto verso sé stessi e senso di depressione;
  • le abbuffate provocano intenso disagio;
  • all'abbuffata non seguono condotte di eliminazione sistematiche.

4. Disturbi della nutrizione o dell'alimentazione con altra specificazione.
In questa categoria rientrano quei disturbi che, pur presentando alcuni dei sintomi descritti dalla classificazione, non soddisfano in pieno i criteri diagnostici (es. Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Binge Eating, Disturbo da condotta di eliminazione).

Tra questi, merita una menzione particolare la Sindrome da Alimentazione Notturna (Night Eating), caratterizzata da:

  • episodi ricorrenti di alimentazione durante la notte, dopo il risveglio dal sonno o appena prima di dormire;
  • sono presenti consapevolezza e il ricordo di avere mangiato.

All'interno di questa classificazione, come si può notare, non rientra il problema dell'Obesità, poiché non viene considerata una patologia che rientra nelle categorie diagnostiche dei disturbi psicologici.
Tuttavia, l'Obesità può essere fortemente connessa ad alcune delle patologie sopra citate, in particolare al Binge Eating.

Emotional Eating

Come abbiamo già sottolineato in precedenza, non sempre mangiamo semplicemente per soddisfare il senso fisiologico di fame.
Può capitare che ci si rivolga al cibo nel tentativo di alleviare lo stress quotidiano, per far fronte a situazioni difficili o per auto-premiarci.

Questo utilizzo del cibo genera una problematica importante, che non rientra però nelle classificazioni diagnostiche ufficiali, definita Emotional Eating, ovvero alimentazione emotiva.
Purtroppo, a dispetto di quanto si possa pensare, l'alimentazione emotiva non risolve i problemi emotivi. Anzi, solitamente non fa che peggiorare la situazione. Ne consegue non solo che il problema emotivo originale permanga, ma che si aggiunga anche quello del senso di colpa verso l'eccesso di cibo ingerito e verso la propria condizione di salute.

Utilizzare ogni tanto il cibo come una ricompensa, per sottolineare un momento di gioia o di successo non è necessariamente un comportamento alimentare sbagliato. Ma, se la prima soluzione adottata per far fronte a un evento di vita negativo, alla noia, allo stress, alla fatica, alla rabbia è aprire il frigorifero, si rimane incastrati in un circolo vizioso malsano nel quale il sentimento reale o il vero problema in realtà non vengono mai affrontati.

Mangiare può dare sensazioni positive, far sentire bene ora, permette di dimenticare per un attimo il proprio stato d'animo, ma poi i sentimenti che hanno innescato il problema (e il ricorso al cibo) sono ancora lì.
E le calorie ingerite sono tante, e la bilancia non fa altro che ricordarcelo.

Il sovrappeso e l'obesità, spesso scatenati da questo loop vizioso, possono rappresentare un vero e proprio momento di crisi nella vita della persona, che porta a uno sconvolgimento della stessa: chi è obeso o in sovrappeso talvolta subisce uno stato di isolamento sociale o può essere oggetto di stigmatizzazione (Smolak and Levine 1994; Lueger, Howard et al. 2001; Edmunds 2008; Swami, Furnham et al. 2008; Zettel-Watson and Britton 2008).

Specialmente i bambini - se in sovrappeso - possono sviluppare un rapporto complicato col proprio corpo e con i coetanei, ne consegue uno stato di isolamento sociale che può portare a una vita sedentaria (MacLean, Edwards et al. 2009).
Ansia, depressione, ipocondria e preoccupazione per il proprio stato di salute risultano essere le caratteristiche maggiormente connesse alla condizione di obesità (Murphy, Horton et al. 2009; Zhao, Ford et al. 2009).

Come dicevamo, l'alimentazione emotiva e l'abbuffata compulsiva tipica del Binge Eating potrebbero essere lette come un comportamento-sintomo di vissuti emozionali e cognitivi che, con questi atti, trovano conforto momentaneo.

La funzione del cibo

Il cibo, quindi, assumerebbe un ruolo "antidepressivo" o "ansiolitico".
L'assunzione di cibi "appetitosi", infatti, favorisce la produzione della serotonina.
Il cibo tende a diventare, pertanto, un "antidepressivo naturale".
Questo meccanismo produce un comportamento automatico nella persona: la serotonina prodotta dà benessere e ciò spinge ad assumere altro cibo, fino a quando il ciclo non si blocca e la persona, rendendosi conto di quello che sta succedendo, cade inevitabilmente nel senso di colpa.

Per tutti questi motivi, alcuni studi hanno dimostrato l'importanza di affrontare il problema dell'obesità, oltre che dei Disturbi Alimentari in generale, tenendo conto delle molteplici dimensioni che intervengono nel generare e mantenere il problema (Westover and Lanyon 1990).
All'interno del contesto familiare, ad esempio, il cibo può essere utilizzato in risposta a un disagio: l'iperalimentazione può sottendere un conflitto nella relazione di coppia o tra i genitori.

L'over eating (iperalimentazione) può essere inteso come un tentativo di riempire un vuoto familiare, che deriva dall'incapacità o dall'impossibilità di esprimere emozioni e sentimenti, trovando nel cibo l'unica fonte di gratificazione. Dal momento che le caratteristiche del funzionamento familiare sono associate a disturbi del comportamento alimentare in un membro della famiglia (in particolare i figli), il trattamento familiare prevede tecniche che ridiano valore e significato alle comunicazioni familiari.

L'intervento psicologico

L'approccio terapeutico alla persona con Disturbi Alimentari è molto cambiato negli ultimi anni.
L'evidenza clinica ha dimostrato che i trattamenti tradizionali - che si limitano alla dietoterapia - non sono in grado di produrre dei cambiamenti nello dello stile di vita, cambiamenti che sono necessari per raggiungere e mantenere un peso corporeo compatibile con il recupero del pieno benessere psicofisico (Larranaga and Garcia-Mayor 2007).

Gli aspetti psicologici svolgono un ruolo importante nel determinare l'atteggiamento delle persone nei confronti del cibo e dell'alimentazione, ai fini terapeutici ciò evidenzia la necessità di un supporto psicologico alla dietoterapia. L'intervento psicologico ha come obiettivo preliminare di rendere consapevole il paziente delle problematiche psicologiche connesse al proprio stile alimentare.

Nella diagnosi e nella cura dei Disturbi Alimentari occorre elaborare un trattamento che sveli la dinamica disfunzionale che perpetua la patologia, oltre che aiutare la persona a trovare il modo di uscire dalla rigidità di alcune modalità comportamentali e di pensiero, che possono essere considerate alcune delle cause del problema.

Il mantenimento del calo ponderale costituisce il problema principale del trattamento dell'obesità.
Molto frequenti sono infatti le ricadute e il fenomeno del cosiddetto weight cycling - il cosiddetto "effetto elastico" o "effetto yo-yo" - che consiste nelle ampie oscillazioni di peso presenti in quelle persone che, ciclicamente, alternano fasi di incremento del peso e di dimagrimento.

In tutti i casi di malnutrizione, la strategia d'intervento viene stabilita e condivisa tra Psicologo e Persona nel corso dei primi incontri, durante i quali si cerca insieme di identificare l'origine del problema alimentare, il vissuto della persona rispetto a questo aspetto, come si desidera affrontarlo, superarlo e cosa ci si attende dal percorso svolto insieme al Terapeuta.

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