Dott.ssa Lina Robertiello
Difficoltà nell'Educazione dei Figli: affrontare il Lutto, Salerno (SA)

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Mamma papà perché si muore?

Articolo pubblicato il 9 Ottobre 2015.
L'articolo "Mamma papà perché si muore?" tratta di: Lutto e Difficoltà nell'Educazione dei Figli.

Durante il corso del suo sviluppo, il bambino è solito rivolgere domande ai genitori su diversi aspetti della vita.
Sicuramente la domanda più complicata che un bambino può rivolgere al proprio genitore è: "Mamma, papà perché si muore?".
La morte è una situazione che appartiene a tutti, può essere rinviata con un corretto stile di vita ma non può essere eliminata.

Inizialmente, per il bambino la morte rappresenta una parola di cui non conosce il significato e le sue conseguenze.
Fino a otto, nove anni e anche dopo, molti bambini non pensano alla morte come a un momento irreversibile.
Per il bambini in età prescolare la morte viene assimilata a una partenza, a un'assenza che prima o poi verrà colmata, e sono convinti che muoiono soltanto le persone anziane.

Ad esempio, un bambino di sei anni può ripetere quello che vi sente dire, che "una persona che muore se ne va per sempre".
Se pensate che abbia capito potete rimanere molto sorpresi se qualche giorno più tardi vi chiederà se la nonna (defunta) lo verrà a prendere per andare al parco a giocare.

Le parole che un genitore può usare, se dovesse trovarsi in una simile situazione, devono essere, da un lato: "Sarebbe molto bello che la nonna fosse ancora qui con noi...", riconoscendo il desiderio del vostro bambino; dall'altro ricordargli che questo non sarà possibile: "Ricordi che cosa abbiamo detto che accade quando qualcuno muore? Che non torna più".

È solo tra gli otto e i dieci anni che l'idea della morte si fa sempre più reale e definitiva, e il bambino comincia a credere che non soltanto muoiono le persone anziane ma anche quelle giovani.

Come gestire la situazione

Durante gli anni della mia pratica clinica ho conosciuto diversi genitori che si sono recati nel mio Studio per essere aiutati a fornire una spiegazione ai propri figli sul perché si muore.

Un genitore che si trova a dovere gestire questa complicata situazione può fornire due tipi di spiegazioni.

  1. Una razionale dove tutti gli esseri viventi sulla Terra nascono, crescono, vivono la loro vita che può essere più o meno lunga e poi lasciano il posto ad altri essere umani, ecco perché papà e mamma decidono di avere dei figli - per lasciarli sulla terra - a cui vogliono bene, che aiutano a crescere e che si ricorderanno di loro quando non ci saranno più. Si può tranquillizzare il bambino dicendo che di solito muoiono più frequentemente le persone anziane e che lui, il papà, la mamma e i suoi affetti più cari hanno ancora molti anni da vivere.
  2. Il genitore per spiegare al proprio bambino la morte può avvalersi, anche di una spiegazione religiosa.
    I credenti sono più avvantaggiati dei non credenti, perché parlare dell'aldilà si adatta bene alla mente concreta dei bambini e al loro bisogno di sapere che ci sia qualcosa dopo la morte. I non credenti possono parlare in un modo che non traumatizzi il bambino.

Per i bambini che in età prescolare rifiutano l'idea di una fine irreversibile può valere la metafora del volare in cielo dove ci sono le creature celesti, sia che si creda sia che non si creda.

Per i bambini più grandi, consapevoli di un fine irreversibile e intimoriti da questo, si può dire che quando c'è la vita non c'è la morte e quando si è morti non si soffre.

Ai bambini che esprimo il desiderio di andare in cielo per incontrare la persona che non c'è più, si può dire che è una esperienza che si farà sicuramente, ma che non bisogna avere nessuna fretta e - cosa certa - che non si potrà più tornare indietro.

Raccontare al bambino che esiste l'inferno con fuoco, sofferenze, peccatori può provocare angosce nel bambino e inibire l'effetto consolatorio che la religione tende fare.

Come reagisce un bambino al lutto di un famigliare?

Le reazioni del bambino al lutto sono diverse da quelle di un adulto.
Un bambino può seguire il funerale e correre a giocare subito dopo.
Piangere e ridere sono reazioni fisiologiche volte ad alleviare il dolore e la tristezza. Anche il vostro bambino sta soffrendo come voi.

Se il bambino non riesce a esprimere il suo dolore a parole lo può manifestare, per esempio, con una bassa concentrazione a scuola, litigi con compagni e amici, facendo la pipì a letto, succhiandosi il pollice o disobbedendo ai genitori. In questo caso, lo si può aiutare a esternare le sue emozioni partendo dal raccontare le vostre.

Vi dovete ricordare che la morte non è un tabù e se ne può parlare.
Si può aiutare il bambino a esprimere i suoi sentimenti attraverso il disegno o attraverso il gioco, strumenti che possono aiutare vostro figlio ad accettare sentimenti di tristezza e il fatto che la morte sia l'inevitabile, senza trauma.

Il bambino deve aver la possibilità di piangere se ne ha bisogno e non essere rimproverato se non lo fa.
Se i genitori non riescono a confortare il bambino perché troppo addolorati, è consigliabile che qualcuno lo faccia al loro posto.

Le reazioni al lutto

Le reazioni più tipiche al lutto sono: shock, si resta increduli per quello che è capitato. Il lutto può essere negato.

La negazione, che può durare da qualche giorno a qualche settimana, è un meccanismo che consente alla notizia di passare lentamente.
Se vi accorgete che il vostro bambino sta utilizzando questa strategia, significa che ne ha bisogno e non insistete perché si confronti con i fatti, lo farà lui quando sarà pronto psicologicamente.

Quello che potete fare è stargli vicino.
Il bambino può ricercare la persona scomparsa nei luoghi in cui era solito vederla.
Questa situazione, di solito, può durare qualche giorno o qualche settimana. Se dura è bene aiutarlo a confrontarsi con l'irreversibilità dell'evento.

Al lutto è spesso collegato un senso di colpa, sentimento irrazionale ma doloroso. Alle volte, i bambini possono pensare che la morte sia una punizione perché sono stati cattivi.
Si può consentire al bambino di tenere in qualche luogo, accanto a sé, una fotografia e degli oggetti della persona scomparsa.

Dopo il lutto, posso comparire all'improvviso una serie di paure nel bambino quali: la paura di morire egli stesso, paura per un'altra persona cara; può avere paura di uscire fuori di casa, di rimanere in casa da solo.
Queste paure possono durare un certo periodo di tempo e risolversi spontaneamente. Se durano a lungo è perché il bambino si è chiuso nel suo dolore. Si può dire che le persone esistono dentro di noi e nei nostri ricordi.

Per concludere queste considerazioni c'è un altra domanda che mi viene spesso rivolta in Studio: "Posso portare il bambino al funerale?".
"Può vedere il defunto?". Non esiste una regola precisa.

Il funerale rappresenta un modo affettuoso per salutare una persona a cui si è voluto bene, per esprimere la tristezza, il dolore per la sua scomparsa, il legame che abbiamo avuto con lei, per cercare un po' di conforto.

Il dilemma se il bambino possa vedere o meno il famigliare defunto dipende dall'età del bambino, dalle condizioni della salma.
Vedere il defunto, dargli l'ultimo saluto, può aiutare il bambino a rappresentarsi in modo reale la morte e sentirsi in pace con se stesso per essergli stato vicino fino all'ultimo momento.

In alcune situazioni si può farlo partecipare alla cerimonia in chiesa, ma non alla sepoltura. Se un genitore conosce bene il proprio bambino saprà anche quale è la decisione più giusta per lui.

Se vi rendete conto che avete difficoltà voi e il vostro bambino nell'affrontare il lutto consultate uno specialista con cui confrontarvi.
Mi auguro che questo breve articolo su un tema così complesso possa essere una linea guida per coloro che lo leggeranno.

Con affetto.

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