Il Colto prima della cultura ovvero il bambino del pensiero di natura

Articolo pubblicato il 28 Ottobre 2015.
L'articolo "Il Colto prima della cultura ovvero il bambino del pensiero di natura" tratta di: Psicologia Culturale, Difficoltà nell'Educazione dei Figli e Regole per l'Educazione dei Figli.
Articolo scritto dal Dott. Giancarlo Gramaglia.

È a partire dall'osservazione del bambino che si incontra il Colto e, spingendosi un po' oltre, si può capire dove inizia il condizionamento.

La cultura nella quale viviamo interviene sul bambino con un'operazione pedagogica sistematica, in modo che egli venga sottoposto e immerso in un "regime di comando".
Il bambino è introdotto in un sistema e il suo percorso viene a essere quello dell'identificarsi, ossia del farsi identico al comando dell'altro. In tal modo eviterà di essere escluso ed emarginato, ma suo malgrado verrà represso.

Così funzionano i sistemi educativi che incontriamo oggi.
Il pensiero di natura viceversa non sottopone il Colto al trattamento di esclusione o di repressione, in quanto sappiamo che il bambino nasce sano ed è orientato sul principio di piacere.
Il bambino del pensiero di natura non è quello ideale, teorico, astratto delle teorie, è un bambino che mira a raccogliere i frutti.

Allora che cosa vuol dire lavorare per favorire il principio di piacere?
Si tratta di legittimare un ordine, quello che il pensiero di natura chiama ordine giuridico, in cui il bambino si muove collegando il pensiero con la sua azione e con una sua sanzione.
Potrà essere una sanzione premiale (un premio) se ha agito bene, o una sanzione penale (una punizione) se ha agito male.

Valutiamo un po' più in dettaglio la fondamentale differenza tra la questione culturale educativa attuale e rovinosa, e quella che il pensiero di natura ci permette di intravvedere.

I due versanti del dramma educativo: represso o escluso, sono i risultati dei vari trattamenti. Il bambino è manipolato come una bambola vivente fino a quando l'adulto non s'accorge che ha delle iniziative proprie, allora il caro bambolotto diventa cattivo: va educato! Fino a che non prende iniziative può essere spupazzato e strapazzato per la delizia dei grandi.

Quando il bambino diventa intraprendente, cioè si muoverà autonomamente, soprattutto con il pensiero, e quindi rivelerà la sua vera identità, diventerà un essere misterioso capace perfino di fare del male: "Chissà da chi avrà preso!", in riferimento alle teorie genetiche.
Da un lato è presentato fragile, piccolo, delicato, a rischio, ignorante, e dall'altro ha le caratteristiche del selvaggio, aggressivo e inquietante, da addomesticare, in riferimento a teorie evoluzionistiche della specie.

Questa è una sintesi estremamente ridotta delle teorie sul bambino del versante culturale. Sarebbe molto importante svilupparle ulteriormente.
Il bambino del pensiero di natura è Chi pensa e bene, ma non è né un angioletto né un modello, né un bambino ideale.
Serve chiedersi e capire a quale prezzo e in quali condizioni pensa e pensa bene, e come e perché possiede la bussola.

Il bambino è orientato verso la sua soddisfazione personale e per questa si attiva, si difende, penalizza chi disattende le sue aspettative senza porsi alcun problema come anche per riprendere poi il rapporto.
Quello che ignora, viceversa, è la teoria del pensiero dominante e, per questo motivo, è ingenuo, indifeso, attaccabile e può cedere alle lusinghe degli altri.

Anni e anni di educazione lo porteranno lentamente verso l'osservanza del comandamento di onorare il padre e la madre.
Tornando al Colto vive un dramma reale: è conflittuale e dolorosa la sua figura, non mitica. Il Colto prima della cultura è il bambino che è ancora nel tempo prima dell'Edipo. Non più la soddisfazione come bussola, ma la barriera che separa infanzia dall'età adulta: questa è la condizione in cui il bambino pensa di trovarsi di fronte a un muro.

"Adesso sei già un ometto, non sei mica più un bimbo piccolo!".
La crisi del pensiero sta nel mantenere il pensiero sano per un verso, che continua a essere attivo, e la necessità di attenersi alla teoria degli adulti e a identificarsi: "Devo diventare grande!".
Il Colto fino a un certo punto aveva operato da legislatore, da imprenditore: guidato dalla legge di moto del corpo, dal piacere/dispiacere, dove i rapporti sono sempre traffici, affari.

Il bambino non separa soddisfazione da profitto, cioè se non c'è profitto non c'è soddisfazione, opera da socio: pensa per due e pensa l'altro come pensante con lui, amante; concepisce il coniugio (unione, matrimonio) senza trattare i suoi altri come asessuati poi, a un certo punto, il bambino va in crisi. Dunque, prendere - fare in modo di ricevere soddisfazione - diventa un problema, apprendere una difficoltà.

Ha inizio il senso di colpa.
Non che prima il bambino non avesse una concezione della colpa.
Il bambino inizia con l'imputabilità, cioè il pensiero è un pensiero di imputabilità, di beneficio e semmai di male arrecato e ricevuto.
In una parola, la paura di perdere l'amore dell'altro.

"Devi studiare e raggiungere una posizione nella vita" è l'intimazione che riceve il bambino da cui può o ritirarsi o trasgredire.
Rinuncia in questo modo a qualcosa di positivo per lui oppure trasgredisce alla legge di moto. "Fai un esame di coscienza!".

È la coscienza adesso che deve essere soddisfatta invece di trarre piacere dall'iniziativa nel rapporto.
Questo presuppone la fine di una speranza nel domani. Domani che sarà contrassegnato soltanto dalla responsabilità, dalla paura di sbagliare, dal terrore di una punizione e soprattutto della perdita dell'altro. Non ci sarà più la sanzione bensì la sospensione del giudizio (ovverosia il perdono).
Senza sanzione non si vive, e ci si ammala.

La patologia è sanzione nella rimozione del giudizio, spesso crudele e senza fine. La possibilità di riuscire consiste, infatti, anche nella possibilità di essere sanzionati per i propri atti.
La sanzione è un altro dei punti cardinali della bussola giuridica.
L'atto vuole la sanzione, anzitutto premiale.

Così i bambini, i ragazzi, vogliono essere sanzionati per il loro lavoro.
Se al loro atto non segue alcuna sanzione c'è disorientamento, poiché proprio la sanzione dà la possibilità di associare un altro al proprio atto per portarlo a conclusione.

I primi cinque/sei anni di vita del bambino che vive del pensiero di natura - sottoposto all'educazione - minano profondamente le sue risorse.
Il peso leggero del lavoro di rapporto diventa pesante. Stiamo parlando di noi. Ciascuno di noi è stato sottoposto a questo sacrificio.
Quanto durerà ancora?

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