Dott.ssa Maria Montanari
Relazioni, Amore e Vita di Coppia, Ferrara (FE) - Portomaggiore (FE)

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La coppia e l'amore

Articolo pubblicato il 11 Gennaio 2017.
L'articolo "La coppia e l'amore" tratta di: Relazioni e Amore e Vita di Coppia.

La domanda a cui tutti gli studiosi della coppia aspirano a rispondere è che cosa sia l'amore e che cosa attrae una persona verso un'altra persona.

Ogni autore ha descritto - secondo un proprio modello, con proprie metafore - l'incastro di coppia che sembra sfuggire alla razionalità. Al di là di ogni differenza, ciò che accomuna questi autori sembra sia l'accordo sul fatto che, attraverso la relazione amorosa, i singoli individui soddisfano i loro bisogni affettivi rimasti insoluti, cercano di risolvere conflittualità che avvertono premere dentro di loro per arrivare ad una conclusione, oppure desiderano ritrovare nell'altro parte del loro passato che hanno particolarmente amato, in una sorta di continuità.
Ogni coppia agisce questo con modalità proprie, dato che è l'incontro di personalità uniche e irripetibili.

Platone nel suo Simposio ci ha regalato una favola che costituisce una delle più interessanti intuizioni sulla natura dell'amore di tutta la storia dell'argomento, la favola raccontata da Aristofane.

Aristofane narra che in origine i sessi non erano due ma tre: l'uomo, la donna e l'unione dei due. Queste ultime creature avevano due volti, quattro braccia, quattro gambe, due organi sessuali e potevano liberamente camminare avanti e indietro. Alcuni erano composti da due maschi, altri da due femmine, altri ancora da un uomo e una donna.
Queste creature minacciavano gli dei: Zeus le tagliò in due creando uomini omosessuali, donne lesbiche e coppie eterosessuali. Dopo questa divisione, le due parti vagano desiderandosi a vicenda e andando alla ricerca reciproca. Hanno un solo obiettivo: vorrebbero rifondersi insieme.
Aristofane conclude che se ciascuno ha la fortuna di incontrare l'amante che lo completa ritornando così alla natura precedente, questi raggiunge la perfezione e la felicità.

L'innamoramento è uno stato di grazia. Aristofane, non a caso, parla di felicità. Così Freud definirà, in seguito, la vita amorosa come la via che nutre "l'ideale dell'Io". Viene amato l'oggetto che possiede le prerogative che mancano all'Io per raggiungere il suo ideale, tanto che "nella vita amorosa il non essere amati sminuisce il sentimento di sé mentre l'essere amati lo innalza".

Ma è nel 1967 che per la prima volta viene pubblicato un saggio in cui ci si interroga sulle modalità con cui si forma la coppia e quali siano le forze che mantengano l'unione: Marital Tensions - Tensioni coniugali - di Henry Dicks, in cui la coppia è analizzata non più guardando la caratteristiche dei singoli individui, ma la loro interazione. La coppia diventa, così, una unità che non si può definire come la somma di due singoli individui, ma come l'incontro di due persone che, attraverso le loro realtà, danno vita ad una terza e nuova realtà.
È lo stesso Henry Dicks ad affermare che l'attenzione viene posta "all'incastro tra i due mondi interiori". Incastro di coppia che Dicks afferma si possa definire un "rapporto terapeutico naturale".

Cosa interrompe questo momento magico? Cosa accade quando sentiamo che non siamo più disposti ad accettare l'altro che abbiamo voluto e desiderato come se in quel momento nulla più esistesse?

Quando due persone si incontrano, si incontrano le loro storie famigliari, storie portatrici di gioie e di dolori, di successi e fallimenti. Storie di famiglie con regole e valori diversi, con differenti approcci alla realtà, ognuna con propri eroi e antieroi.
Queste storie hanno lasciato in ciascuno di noi tracce indelebili, con le quali dobbiamo confrontarci.
Come racconta Aristofane, siamo alla ricerca di colui che possa riportarci alla perfezione, curare le ferite del nostro passato.
Chi può farlo meglio di colui che ci proclama il suo amore?
E chi meglio del nostro amore può guarire colui che sentiamo di amare?

Ecco il paradosso: l'onnipotenza dell'amore che tutto sana è destinata a piegarsi di fronte alla realtà. Quella che avvertiamo come delusione di ciò che ci aspettavamo dall'altro è semplicemente la sua impossibilità a soddisfare in maniera assoluta i nostri bisogni.

Amare è vedere l'Altro ed essere visti dall'Altro come un individuo con la propria storia, le proprie fragilità, i propri bisogni che, non sempre, si incontrano.
Imparare ad amare si può, lasciandosi alle spalle il mito di un sentimento che, solo per esistere, tutto sana: ognuno cerchi di prendersi cura di se stesso e accetti dall'altro ciò che può essere dato.

Kernberg, provocatoriamente, affermava che chi è capace di amare, potrebbe amare chiunque.

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