Dott. Roberto De Pas
Balbuzie e cura della balbuzie, Milano (MI)

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La balbuzie

Articolo pubblicato il 5 Maggio 2017.
L'articolo "La balbuzie" tratta di: Balbuzie.

La Balbuzie è fenomeno multifattoriale. E nessuno dei singoli fattori lì riscontrabili occupa un ruolo gerarchicamente più importante rispetto agli altri, nemmeno il linguaggio parlato, certamente la parte più evidente di questo disturbo e tuttavia solo luogo in cui, per così dire, "atterra", si ferma, si concretizza, il fenomeno Balbuzie. "Atterra" vuole significare proprio questo suo verificarsi, apparire nella performance linguistica disfluente e variamente inceppata, mentre porta con sé un carico di altre "cose": dietro questo "esserci della Balbuzie" scorgiamo, cioè, pensieri ed emozioni e sensazioni, dapprima volatili e dall'esterno imprendibili o addirittura non percepibili, ma molto caratterizzanti la personalità del parlante e il suo rapporto con la comunicazione.

Il linguaggio che balbetta rappresenta, quindi, l'atterraggio, la concretizzazione non volontaria di un'idea, di un modo d'essere, di un modo di pensare (sentire, percepire, vivere) che il parlante ha verso il proprio linguaggio, e, prima ancora, verso la comunicazione, quindi verso la relazione.
Usiamo pure la metafora della Balbuzie come aeroporto: un punto di incontro di persone e di "cose", punto di arrivo e di partenza, punto di carico e scarico; un carico e scarico, fuor di metafora, di emozioni, ansie, sensazioni, oltre che di parole.
Il linguaggio costituisce - ma anche ne è costituito, perché si trova dentro a un circolo vizioso - il vettore che trasporta questa complessità di "oggetti", di cose (sensazioni, emozioni, percezioni, autostima, tutte rivolte e polarizzate verso la comunicazione), nella direzione Balbuzie. E questa, a sua volta e di nuovo, verso quelle sensazioni, emozioni ecc. La Balbuzie, quindi, svolge un ruolo destabilizzante a ciclo continuo: l'ansia della prestazione verbale crea la balbuzie, che genera l'ansia, che genera la balbuzie, e così via.

In tutto questo si può e si deve stabilire subito un punto fermo, anzi, il punto fermo: il linguaggio, nella Balbuzie, ha caratteristiche sue, abbastanza ben individuabili. Si tratta di:

  • velocità dell'eloquio;
  • pronuncia delle consonanti e delle vocali piuttosto dura;
  • espirazione e fonazione non sincronizzate tra di loro;
  • pause inspiratorie troppo brevi.

Quindi, oggettivamente, il linguaggio così come è impostato nella Balbuzie necessita di una rieducazione: è la parte più evidente e ci consente un immediato approccio terapeutico/rieducativo, generalmente anche con ottimi risultati immediati.

Il problema vero è, però, la continuità nel tempo di questi risultati, risultati che nella stanza terapeutica si ottengono, sì, ma che devono essere "trasportati" poi (ed anche subito) nella quotidiana vita della persona, adulto o bambino che sia.
Questa è la vera difficoltà della cura della Balbuzie: ciò che la rende difficile non è la reimpostazione del linguaggio, la sua ri-fluidificazione, ma il mondo interiore del parlante che quella balbuzie genera, il suo modo di vivere il linguaggio, la comunicazione, la relazione. Ed è questo che mi fa dire che dei vari fattori che costituiscono la Balbuzie nessuno è più importante degli altri: hanno tutti un rapporto dialettico interno, che li rende funzionali l'uno all'altro. Questa interfunzionalità interna produce balbuzie, ma è anche preziosa in sede terapeutica: l'azione terapeutica su un singolo fattore della Balbuzie, infatti, si ripercuote positivamente anche sugli altri. Gli altri fattori, però, devono comunque essere guardati, curati, esaminati, affrontati, altrimenti tutto cade nel vuoto, nell'inutile ripetizione di esercizi fonetici (a volte anche strambi, oltre che inutili. Vanno personalizzati su misura per ogni singola persona, perché non possono essere gli stessi esercizi standardizzati per tutti!).

Quali sono i fattori che partecipano della Balbuzie?
Oltre al linguaggio, sono l'ansia sociale - quindi la comunicazione, quindi la relazione -, il conflitto interiore, la memoria della balbuzie, l'autostima relativa alla specifica "funzione linguaggio", la scarsa disponibilità a "mettersi in gioco", una certa qual tendenza alla "fuga" da situazioni ritenute potenzialmente "pericolose" rispetto al linguaggio. Insomma: in sintesi il rapporto col "Sé parlante", cioè con quella parte di sé addetta al rapporto attivo e partecipativo col mondo esterno. Il che non può non coinvolgere anche il rapporto della persona con il proprio mondo interiore, mai separato - come è ovvio - dalla propria parte sociale.

La cura della Balbuzie, quindi, non può limitarsi alla rieducazione del linguaggio (che è comunque necessaria, ma non sufficiente), ma deve basarsi su un approccio interdisciplinare tra Psicologia e Linguistica: è una Psicoterapia attenta al sintomo (la Balbuzie), quindi usa gli strumenti della rieducazione del linguaggio, interpretando, però, la fluenza linguistica non come un fine, ma come un mezzo.
Il vero fine nella cura della Balbuzie è la relazione sociale, la comunicazione, liberate da ansie, paure e conflitti, quindi vissute nella loro pienezza e realmente interpretate nel loro vero ed unico senso: la trasmissione di sé agli altri, l'offerta di sé agli altri, come frutto di un percorso di riconciliazione con sé stessi, quindi di autorizzazione alla comunicazione, alla relazione, allo scambio sociale. Nella Balbuzie il problema è la dinamica dei rapporti sociali, che comprende tutte le voci più su nominate, raggruppandole. Il suo insorgere risale a quelle stesse dinamiche, vissute dal bambino - o dall'allora bambino - all'interno delle mura domestiche. Vissute secondo le proprie percezioni e sensibilità.

La rieducazione del linguaggio nella Balbuzie, allora, deve intrecciarsi, fino a formare un'unica cosa con questo lavoro interiore, qualcosa che restituisca la Persona a una serena interazione con sé e con il mondo esterno.
Vi saranno, quindi, sedute individuali, alternate a sedute in piccoli gruppi, nonché video e audioregistrazioni, utili per capire in concreto il proprio linguaggio.
La creatività, il gioco e il disegno (con i bambini), l'uso della musica, il dialogo, l'uso della metafora, l'ascolto, la narrazione: questi gli strumenti di lavoro.
In una visione strutturale e d'insieme della Persona. Perché tutto avviene sull'energia: quell'energia della Persona che fa muovere la Balbuzie è la stessa che trasforma la Balbuzie in energia liberata. Ciò avviene grazie al comune lavoro tra sapere del terapeuta e motivazione, intenzionalità della persona che balbetta. Intenzionalità a liberare i propri contenuti da comunicare.

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