Dott.ssa Debora Guerra
Dipendenza affettiva: vuoto di autostima e lavoro terapeutico, Rimini (RN)

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La dipendenza affettiva: "io senza l'altro non esisto, non sono nulla"

Articolo pubblicato il 14 Febbraio 2018.
L'articolo "La dipendenza affettiva: "io senza l'altro non esisto, non sono nulla"" tratta di: Autostima e Dipendenza affettiva.

Dipendenza affettiva: che cos'è

Occorre fare subito una precisazione: ogni affetto, ogni legame profondo si basa sulla dipendenza o meglio sulla interdipendenza.
Qualunque legame d'amore (famigliare, amoroso, amicale, filiale) crea dipendenza, ossia sentiamo il bisogno dell'altro, ne sentiamo la mancanza quando è assente o lontano, sentiamo la voglia di condividere esperienze, progetti per il futuro, pensieri e parole con chi amiamo. Sentiamo l'altro dentro di noi, per cui pensiamo a chi amiamo, abbiamo attenzioni e premure per lui/lei, ne abbiamo cura, siamo interessati, abbiamo a cuore la vita dell'altro.

E, in generale, ogni legame d'amore "sano" si basa sulla reciprocità, sulla interdipendenza, ovvero su uno spontaneo dare e ricevere in misura tendenzialmente ugualitaria, con un reciproco desiderio di esserci per e con il nostro partner e di averlo nella nostra vita.

Si parla di dipendenza affettiva quando vi è un forte sbilanciamento in senso unilaterale, ossia in un legame amoroso solo uno dei due partner è quello che dà, ricevendo dall'altro poco più di nulla, tendenzialmente qualche briciola. La persona che soffre di dipendenza affettiva è quasi sempre nella posizione di "elemosinare" amore, attenzioni da parte del partner, è in una situazione di perenne attesa: aspetta che l'altro dia e si dia, che prima o poi riesca a ricambiare l'amore; aspetta che l'altro chiami, scriva, cerchi la presenza del partner in qualche modo.

La dipendenza affettiva crea un profondo disagio. È una forma di "troppo amore" estremamente frustrante, non appagante e soprattutto non nutriente. È un amore che "affama" e che impedisce una crescita personale gratificante e soddisfacente.

Come si manifesta

Chi "ama troppo" è tendenzialmente assorbito dalla persona amata, ne è ossessionato, sente di non poter fare un passo nella propria vita senza l'altro. Attribuisce a chi ama il potere assoluto della propria felicità, è in balia del partner. Le giornate sono scandite dalla presenza/assenza, dai gesti, dalle richieste, dai movimenti dell'altro.

Spesso una forte gelosia attanaglia chi ama troppo, diventa estremamente controllante nei confronti del partner, tempestandolo di chiamate/messaggi, o domande su cosa ha fatto, dove è stato, chi ha visto/sentito, oppure controllando ossessivamente i suoi movimenti sui social (ad esempio controllo spasmodico degli accessi su whatsapp o su facebook, quali post pubblica, ecc). È una gelosia "tossica", estremamente difficile da controllare.

La persona che soffre di dipendenza affettiva sente di non valere nulla, di non meritare nulla di più o di diverso da quello che riceve. Pur riconoscendo che il proprio modo di amare non è "sano", ritiene di non poter amare diversamente, di non poter cambiare le cose, "che è fatto/a così" e quindi non può farci niente.

Quando il/la partner manca, la persona "dipendente" è smaniosa, in ansia, combatte con un vuoto e una tristezza interiori estremamente scomodi e difficili da tollerare. Può trascorrere ore e ore in attesa che lo/la cerchi, può evitare di prendere qualunque impegno perché magari il/la partner potrebbe voler fare qualcosa insieme, oppure disdire continuamente impegni assunti con amici, famigliari, perché all'improvviso "si fa vivo/a" e propone qualcosa.

Chi ama in maniera dipendente difficilmente manifesta i propri desideri, le proprie opinioni, per timore di contrastare il/la partner; tende ad assumerne le idee e "a fare" ciò che dice e chiede senza opporre resistenze.
Vive nel terrore che il/la partner possa lasciarla/lo.
Pur riconoscendo che la persona amata non corrisponde l'amore che le si offre, chi "ama troppo" vive nell'illusione che l'altro prima o poi imparerà a riamare, che prima o poi "si attaccherà", si sentirà legato.

Nella dipendenza affettiva ci si svilisce continuamente, ci si "zerbina" al partner, si è totalmente al suo "servizio", si accettano le poche cose che riesce a dare pur riconoscendo che non corrispondono né soddisfano il proprio desiderio e i propri bisogni.
La persona che è dipendente vive esclusivamente per il/la partner e trascura la propria vita: abbandona i propri interessi personali, o non è in grado di trovare stimoli al di fuori della relazione con il partner, coltiva poco le amicizie, può anche trascurare possibilità lavorative e/o di carriera per paura di perdere l'altro. Vive in un continuo stato di sospensione, che crea intenso disagio, frustrazione ed irritazione.

Cause della dipendenza

La dipendenza affettiva in genere nasce da un vuoto di autostima. La persona che ne soffre sente di esistere solo se c'è qualcuno al proprio fianco: sente di esistere solo nello sguardo del partner.

Le cause di questa autostima "fatta a groviera" vanno ricercate nella storia personale di ciascuno, ma in genere risiedono nel contesto dei legami famigliari in cui si è cresciuti.
Crescere con uno o entrambi i genitori squalificanti, distratti, poco interessati ai bisogni emotivi e di affetto dei figli, estremamente esigenti ed intransigenti, in un clima astioso e conflittuale, mina fortemente lo sviluppo di una sana autostima, della percezione di se stessi e del proprio valore personale.
Non c'è paura più grande per un bambino che quella di "non essere degno dell'amore dei genitori", climi famigliari come quello descritto sopra possono minare profondamente il sentimento di "degnità personale".
Ogni adulto dipendente di amore è (stato) un bambino che non si è sentito degno dell'amore dei propri genitori e trascorre la vita nel tentativo di conquistare, attraverso le relazioni sentimentali che allaccia, questo amore impossibile.

Come si supera

Il primo passo è riconoscere che il proprio modo di amare fa soffrire. Quando la relazione che stiamo vivendo ci procura più sofferenza che altro, quando si riconosce che "la fatica supera il gusto" e sentiamo che da soli non riusciamo a fare ed essere diversi da ciò che siamo e facciamo, quando, nonostante gli amici e chi ci vuole bene non facciano altro che dirci "ma lascialo/la, non vedi come ti riduce?", "ma cosa te ne fai di uno/a così?", "ma lo capisci o no che tu meriti molto, ma molto di più?", "ma non vedi che non sei più tu? Perché ti fai trattare in questo modo?" non riusciamo a smarcarci dal circolo vizioso della dipendenza affettiva, allora occorre prendere consapevolezza che è arrivato il momento di prenderci cura di noi e di rivolgerci ad un professionista.

La questione non è quasi mai legata alla persona che amiamo in un dato momento, ma prevalentemente ha a che fare con un aspetto interiore nostro estremamente sofferente che ci "spinge" a scegliere amori "sbagliati".
In genere "chi ama troppo" colleziona storie che, pur cambiando partner, ad un certo punto diventano tutte uguali: si impazzisce nella disperata e affannosa "rincorsa alla conquista" dell'amore dell'altro e si appassisce sempre di più come persona.

Attraverso un percorso di Psicoterapia è possibile comprendere "la ragione" di questo sentimento, trovare un senso al modo così sofferente di essere e amare. Ci sono parti "piccole di noi" che hanno bisogno della nostra attenzione e della nostra cura, che necessitano di essere comprese e bonificate per poter diventare grandi e quindi imparare a "godere" di un amore che si fonda sulla reciprocità e sul rispetto di sé.
In un buon amore, in un amore buono, pur nei possibili ciclici momenti di difficoltà che la relazione può attraversare, i due partner sono sempre sullo stesso piano: nessuno annulla né viene annullato dall'altro.

Un buon lavoro psicoterapeutico consente di riconoscersi e "legittimarsi" come persona degna di amore e di rispetto e poter quindi orientare la scelta amorosa su relazioni che siano più mature, gratificanti e nutrienti, che consentano e favoriscano la "fioritura" personale.

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