Dott.ssa Chiara Ragonesi
Disturbi Psicologici, crescita personale: Coronavirus, Empoli (FI) - Montelupo Fiorentino (FI)

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Coronavirus: e dopo il 4 Maggio? Conseguenze, rischi, obiettivi

Articolo pubblicato il 6 Maggio 2020.
L'articolo "Coronavirus: e dopo il 4 Maggio? Conseguenze, rischi, obiettivi" tratta di: Crescita personale e Disturbi Psicologici.

A causa del virus Covid-19 da oltre 7 settimane viviamo in isolamento, "agli arresti domiciliari" in un clima di minaccia persistente, una condizione che potrebbe dare origine ad una trauma psicologico profondo e che rischia di segnare un'intera generazione.
La sensazione che indipendentemente dall'età stiamo provando tutti è la frustrazione: la frustrazione dei bisogni, dei desideri, delle abitudini.

Stiamo vivendo in un tempo sospeso e innaturale, che è difficile da capire ed elaborare soprattutto per i più piccoli. Quello che ci dà conforto e piacere, ovvero stare vicino agli altri, in questo momento rappresenta una minaccia per la nostra salute... nulla di più destabilizzante per i nostri figli e anche per noi adulti.

I bambini sono la categoria più vulnerabile di questa pandemia, che ha e avrà delle conseguenze sul loro benessere emotivo. Purtroppo in generale dobbiamo ammettere che c'è stata una sottovalutazione diffusa e pericolosa dei bisogni dei bambini in questa situazione di emergenza.
Dopo i primi giorni di euforia per la chiusura delle scuole, infatti, i nostri figli hanno iniziato ad accusare la pesantezza delle giornate trascorse in casa, lontani dai loro amici e spesso dai loro nonni, privati improvvisamente delle loro routine, dei loro punti di riferimento al di fuori del proprio nucleo familiare.
In particolare nella fascia di età che frequenta la scuola primaria, l'assenza di scambi sociali e di interazioni scolastiche ha provocato un gap che ha congelato lo sviluppo delle loro competenze relazionali.

Gli adolescenti, invece, si trovano in una situazione di incertezza nella costruzione della propria identità, non possono più misurarsi e conoscersi specchiandosi negli occhi dei coetanei; la loro fase di sperimentazione è "confinata", limitata... la loro fase di svincolo si è interrotta bruscamente. Quegli adolescenti, poi, che erano già tendenti all'isolamento sociale con difficoltà nella creazione di legami, in questa fase hanno certamente acutizzato il problema.

Così per i nostri figli le conseguenze più frequenti che si sono potute osservare sono:

  • sbalzi d'umore
  • insonnia
  • ansia
  • senso di smarrimento
  • paura del contagio
  • perdita del senso del tempo
  • comportamenti regressivi
  • reazioni emotive e comportamentali alterate.

Fra gli adulti dilagano, invece, le preoccupazioni finanziarie, la sensazione di vulnerabilità e scoraggiamento, con la conseguenza del diffondersi di sintomi ansiosi e depressivi, forte stress dovuto all'incertezza del futuro a breve termine e anche disturbi alimentari.

Adesso ci apprestiamo ad affrontare la bramata fase 2, ma in questo clima di paura, rabbia, frustrazione e tensione, quali sono i rischi della ripartenza?

Se non impareremo a regolare le nostre emozioni, il rischio è quello di rimanere in balia di uno stato automatico e reattivo, di una tendenza ad alienarsi, che può portare anche al distacco dalla realtà.
C'è poi il rischio che aumentino le ansie, che la paura sovrasti il desiderio di tornare a socializzare con gli altri, e che l'impegno e l'interesse per la scuola da parte dei ragazzi diminuisca.

Nei più piccoli potranno aumentare i comportamenti regressivi e i gesti auto-consolatori, come succhiarsi il pollice in bambini che avevano magari smesso di farlo da tempo, o difficoltà di addormentarsi lontano dal genitore, o sonni interrotti da incubi notturni.
Esiste il rischio che i bambini e i ragazzi abbiano interiorizzato questo periodo di de-socializzazione, per cui bisogna continuare a stimolarli a mantenere i rapporti con l'esterno attraverso chiamate e video-chiamate.

C'è poi il rischio che diventi incontrollabile la paura o il rancore verso chi non rispetta le regole e le misure di sicurezza per evitare il contagio.

Proprio come in seguito ad una guerra sarà necessario avviare una ricostruzione: dei rapporti, delle routine, della gestione del tempo, della normalità.
Proviamo a delineare quali possono essere gli obiettivi post isolamento:

  • ridefinire il tempo e lo spazio;
  • reagire all'immobilità (la passività è una reazione emotiva normale, ma molto pericolosa per la mente se protratta a lungo!);
  • ritrovare una dimensione di normalità e prevedibilità;
  • allenarsi ad essere resilienti, ovvero capaci di adattarsi a situazioni stressanti concentrandosi sulla propria capacità di reagire in modo positivo;
  • ritrovare un equilibrio dopo la dimensione di incertezza in cui siamo stati;
  • ritrovare la fiducia, per tornare a ciò che assomiglia di più alla normalità;
  • accettare di essere combattuti fra il bisogno di abbracciare di nuovo l'Altro e la paura che l'Altro sia portatore della malattia.

Se ci concentriamo solo sul pericolo, come conseguenza ci sentiremo deboli e fuori controllo; se invece ci concentriamo sulla nostra capacità di rispondere e reagire, ci sentiremo più equilibrati, più forti.
È prevedibile che il graduale ritorno alla normalità sarà una fase costellata da incertezza e malessere diffusi.

Cosa possono fare i genitori?

  • Parlare con i figli, chiedere loro cosa provano e quali sono i loro bisogni e le paure, senza lasciarsi spaventare dalle loro reazioni di pianto o di rabbia;
  • interessarsi alle attività dei figli e sostenerli;
  • giocare insieme a loro;
  • cercare di essere flessibili;
  • infondere amore e sicurezza, contenendo le paure dei bambini;
  • essere emotivamente disponibili;
  • mostrarsi fiduciosi e in grado di sopportare i momenti difficili;
  • incoraggiare senza forzare.

Nel caso in cui venga avvertito un particolare disagio psicologico o si abbia la sensazione di essere sopraffatti dalle proprie emozioni come paura, rabbia, ansia, si può chiedere aiuto senza timore e senza vergogna.

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