Dott.ssa Ilaria Bagni
Tecniche di rilassamento e meditazione: a cosa serve meditare, Milano (MI) - Monza (MB)

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A cosa serve meditare

Articolo pubblicato il 11 Marzo 2021.
L'articolo "A cosa serve meditare" tratta di: Tecniche di Rilassamento e Meditazione.

Non intendo elencare i ben noti benefici della pratica meditativa sull'umore, sulle prestazioni cognitive, o più in generale sulla salute. Medito perché, nel tempo, divento più paziente, più curiosa, più fiduciosa, più flessibile, più gentile, più capace di ricominciare da capo con il sorriso, semplicemente più gioiosa.

Meditare è rallentare, osservare, ascoltare. Accorgermi di cosa mi sta accadendo in questo momento. Cosa provo? È puro sentire, senza che arrivi il giudizio pronto a condannarmi senza possibilità d'appello.
Meditare è aprire gli occhi alle meraviglie attorno a me. Meraviglie piccole e grandi che non vedo più perché ci proietto su tutto il mio incessante distraibile brusio mentale: il mio sguardo è condizionato, non vede veramente. Riflette il moto caotico che porto dentro. Se mi fermo un attimo e mi ascolto, me ne accorgo: sorgono improvvisi pensieri, ricordi, preoccupazioni, progetti. Non rimane spazio per oggi. Per adesso.

Meditare mi porta a fermarmi e fare il silenzio interiore. Per governare il movimento dei pensieri: trovo che questo sia il modo più utile di occuparsi di sé. È facile a dirsi, eppure una vita non basta ad allenarsi: si comincia con piccoli compiti quotidiani, passo passo: i risultati arrivano, garantiti. Ci vuole pazienza e molto amore per se stessi. Questo allenamento (alla vita, direi) insegna a fare crescere dentro di noi un nucleo via via più stabile, che sa accogliere le emozioni senza farsi travolgere: quindi ci aiuta a conoscerci, a fare chiarezza in noi, di conseguenza ci aiuta a scegliere, a stare in relazione. Conferisce più equilibrio e benessere alla nostra vita.

Nel tempo, quando abbiamo imparato a stare, ad ascoltarci, quando abbiamo imparato a non spaventarci di emozioni destabilizzanti o del nostro vuoto, quando riusciamo a guardarlo e sentirlo senza doverlo sfuggire o riempire, allora siamo pronti per scoprire che quella stessa oscurità che ci spaventava diventa sostenibile, nel tempo diventa addirittura accogliente. Scopriamo che l'oscurità può essere spaziosa e che tutte le parti di noi che incontriamo hanno bisogno del nostro sorriso e del nostro abbraccio (come di comprensione e compassione).

Stare e sentire ciò che emerge è fare spazio a tutte le possibilità esistenti in noi. Aprendoci con curiosità alla ricchezza misteriosa che siamo. La consapevolezza, la coscienza non possono governare tutto, ma possono fare spazio a quel vuoto, a quel silenzio o quel caos da cui tendiamo a fuggire. Da lì impariamo ad avvicinarci alla parte piccola e ferita, per conoscerla e finalmente prendercene cura.

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