Dott.ssa Ilaria Bagni
Tipi di terapia: psicoterapia e sostegno psicologico, Milano (MI) - Monza (MB)

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Il viaggio della Psicoterapia

Articolo pubblicato il 6 Maggio 2021.
L'articolo "Il viaggio della Psicoterapia" tratta di: Sostegno Psicologico e Tipi di terapia.

In terapia si parte da una narrazione di sé e della propria storia.
S'impara a riconoscere e nominare i sentimenti, si torna a sentirli senza sfuggirne: si sviluppa la coscienza del sentire. Non sempre riscontriamo coerenza nella nostra storia; non sempre (diciamo pure raramente) la costruzione di noi è avvenuta con gradualità, comprensione e consapevolezza. Ci sono buchi nella trama della memoria, momenti neri, misteriosi, dai sapori indefiniti e vaghi. E ci sono flash improvvisi tipo fermo-immagine rimasti incagliati da qualche parte dentro di noi come grumi indigesti. A volte riappaiono portando un turbamento.

In terapia partendo da un'emozione del presente torniamo là, perché quella ferita è ancora aperta e brucia sebbene siano passati anni. Non possiamo cambiare gli eventi del passato, ma possiamo curare la ferita rimasta aperta. Tornando a quel punto in cui è mancata una sintonizzazione, una regolazione delle emozioni grazie all'aiuto dell'adulto che era lì a prendersi cura di noi. Lì qualcosa si è interrotto, si è disgregato, frammentato. Lì sentiamo dolore: può essere rabbia, tristezza, angoscia, paura, o altre emozioni ancora o anche tutte insieme come in una matassa in cui si intrecciano fili di colori diversi. Serve tornare lì. Riprendere il contatto con noi stessi facendoci accompagnare da qualcuno di cui ci fidiamo, non temendo di inoltrarci proprio dove sappiamo che fa male.

Non siamo soli: lo sguardo e l'ascolto del terapeuta ci sostengono, almeno finché non avremo sviluppato per noi uno sguardo e un ascolto simili, capaci di accudimento. E lì possiamo entrare davvero in quella vecchia ferita. Sentirla, starci assieme; abbracciare con comprensione e compassione quel grumo di sentimenti. Proprio come dovrebbe fare una mamma che tiene il suo bambino tra le braccia e lo tranquillizza con la sua presenza, con il suo respiro, con tutto il suo esserci. Lui confuso e spaventato, lei che sentendo quella confusione e quello spavento li tiene dentro alla sua calma. Questo fa un buon caregiver, infondendo sicurezza. Se abbiamo trovato uno spazio nella mente e nel cuore di nostra madre – o chi per lei – avremo saputo creare uno spazio in cui esistere nella nostra mente e nel nostro cuore. Ormai sappiamo che tutto ciò che da piccoli abbiamo vissuto in compagnia dell'adulto ha plasmato letteralmente il nostro cervello, e da lì i comportamenti, le abitudini, le scelte, in breve: il destino.

È attraverso questi scambi che il bambino impara la relazione (e la vita) in una continua ricerca di equilibrio instabile (poiché questo è la vita: divenire), riparando lo strappo di ogni separazione-incomprensione e di ogni vuoto-mancanza, ricercando l'unione con la madre con fiducia e coraggio, proprio come quando il bambino inizia a camminare e cade e si rialza infinite volte, senza stancarsi mai. L'impulso primordiale alla relazione, all'apertura, alla vicinanza con l'altro è una spinta fortissima alla vita e all'amore: più il bambino ha incontrato risonanza e rispondenza, più aumentano il potenziale di guarigione e la salute emotiva del futuro adulto.

Questo si fa in terapia: si va insieme incontro al bambino che siamo stati e lo si accompagna a casa. Gli si fa spazio al sicuro della propria mente e del proprio cuore. Ci si prende cura di lui per accompagnarlo a crescere. Gli si fa sentire la fiducia di cui ha bisogno, che diventerà sua. Da questo punto comincia un viaggio, una vera esplorazione insieme che ci porta ai tanti luoghi del passato in cui qualcosa dev'essere ricucito e nel farlo cominciamo a sentire che la nostra vita si arricchisce e vivifica annettendo via via parti inesplorate di noi, diventando sempre più "interi" e incamminandoci verso una realizzazione più piena di ciò che siamo.

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