Adolescenti, vampiri e lupi mannari

Articolo pubblicato il 24 Marzo 2010.
L'articolo "Adolescenti, vampiri e lupi mannari" tratta di: Psicoanalisi (Sigmund Freud).
Articolo scritto dalla Dott.ssa Annalisa Piergallini.

Del 2008 è il film "Twilight", tratto dal romanzo omonimo di Stephanie Meyer.
La pellicola è uscita in Italia in contemporanea con gli Stati Uniti.
Il film ha ottenuto un incasso internazionale di oltre 379 milioni di dollari, pari a circa 280 milioni di euro. Ha avuto questo enorme successo presso il pubblico giovane, soprattutto adolescenti, come i protagonisti, che hanno sedici-diciassette anni.

Bella si trasferisce in una piccola e piovosa città.
Nella nuova scuola la ragazza, anche se di umore un po' malinconico, comincia a stringere amicizie e alcuni ragazzi la corteggiano.
Ma Bella è attratta da Edward Cullen, il più giovane dei misteriosi Cullen, un gruppo di fratelli e sorelle caratterizzati per il fatto di essere bellissimi e sempre in disparte.
Edward e Bella cominciano a conoscersi sul filo di un'elettricità cosmica.
La vicinanza quasi intollerabile, quindi le prime difficilissime parole, poi una sospettosa amicizia che ben presto si trasforma in passione irresistibile.
Ma quando ancora quasi nulla di questa passione è stato consumato, Bella scopre che Edward è un vampiro, di 108 anni.

Come tutti i vampiri del film, è molto forte e veloce e ha la peculiarità di leggere le menti, tutte, tranne quella di Bella.
Il vampiro Edward è legato a lei a un doppio filo di desiderio: la sete del suo sangue e l'amore che prova. Lei lo ama incondizionatamente e senza paura.
Bella sa ora che Edward è un vampiro, sa che cosa rischia stando vicino a lui. Conosce la bramosia di Edward per il suo sangue, il suo desiderio di ucciderla dissanguandola, ma non si ferma, non si spaventa. È vero che si tratta di vampiri etici e solidali, in quanto i Cullen hanno abbracciato la dieta a base di sangue animale invece che umano. Ma la tentazione in presenza della ragazza rimane, soprattutto per l'ultimo iniziato alla nuova dieta.

Non solo: l'attrazione sessuale rende Edward ancora più in balia della tentazione. Dunque se lei per amarlo deve superare la paura, anche lui ha il suo bel da fare. Deve regolare il suo godimento, tenerlo sempre e comunque sotto controllo, non può lasciarsi mai andare del tutto.
Edward pone un limite a se stesso, di rispettare l'alterità femminile, dando così spazio all'amore. È il limite del godimento ad essere tenuto sotto controllo da un amore che è anch'esso limitato dal bel vampiro, di cui le ragazzine si sono tutte innamorate: lui si rifiuta di trasformare Bella in un suo simile e gli offre un rapporto limitato dal fatto che la ragazza rimane mortale. Almeno per ora, perché, con fin troppa chiarezza, l’ultima scena del film ci avvisa che la storia continua.

L'adolescenza.
Twilight significa crepuscolo, zona di transizione. E una delle più complicate zone di transizione è l'adolescenza.
Nella zona di mezzo della fine dell'infanzia, ci si trova ad affrontare il risveglio della pulsione, improvviso e definitivo. Non si sa cosa farne all’inizio di questa pulsione. E gli ideali vengono tutti messi alla prova, ma non c'è risposta nella cultura, nello sport, nella musica...

La questione della sessualità e dell'amore mostra la precarietà e lo spietato limite di tutti i saperi degli adulti, ora insoddisfacenti.
Diceva una mia giovanissima paziente: «Annalisa, io ho capito che il sesso esiste e in qualche modo ci devo avere a che fare».
Nell'adolescenza per la prima volta spesso, gli ideali vengono messi alla prova da una spinta al godimento di cui ciascuno non ha ricordi anteriori. «Molti avranno convulsioni eterne» cantava Ferretti con i CSI.
L'ideale dell'io è molto importante per gli adolescenti, a patto che ci sia qualcuno ad approvare l'invenzione che l'adolescente può avere fatto. Attraverso l'ideale l'adolescente tenta ancora di sostenere il proprio essere, mentre dal capo opposto c'è la forte spinta all'esilio.

Mi riferisco qui alla psicoanalisi lacaniana, e in particolare a un articolo di Philippe Lacadée, pubblicato su La Psicoanalisi n° 45 (Rivista italiana della Scuola Europea di Psicoanalisi, 2009).
È solo grazie a Lacan che sono psicoanalista.
Quello che scopre Lacan è che l'inconscio è strutturato come un linguaggio e che questo linguaggio è barrato, cioè manca di un elemento. Non spiega tutto, non tutto è dicibile. Il fenomeno della sessualità, che travolge gli adolescenti, alcuni purtroppo, per sempre, scopre questo buco.

Il sapere degli adulti, il sapere in genere, viene considerato vecchio e superato, perché colto per la prima volta nella sua finitezza, incapace di dare senso allo sconvolgimento erotico che li coglie. Ecco come Lacadée ci aiuta a comprendere l'abituale atteggiamento di rifiuto ironico e provocatorio dell'adolescente. E la necessità di esprimersi in termini nuovi. Per quanto si arrabbi e si ribelli, nessuno può dirgli cosa fare con l'altro sesso.

L'adolescente è preso da un eccesso di godimento, che può anche percepire come difetto, è comunque molto più preso dalle sensazioni immediate del corpo che dalla concatenazione dei saperi.
C'è una specie di obbligo, per alcuni, di esporsi a rischi o pratiche che cercano di evitare di rapportarsi con l'altro.
Allora possono insultare, provocare, automutilarsi e tagliarsi.
Possono arrivare anche al suicidio.

Lacan concettualizza il suicidio come passione dell'ignoranza, come "non ne voglio sapere niente". «Ma l'adolescente, per recuperare ciò che vive come un difetto di godimento, può anche scegliere la via di legarsi a degli oggetti di godimento dati a profusione dal nostro mondo moderno, il quale ha capito l’uso che poteva fare dello smarrimento dei giovani» (p. 167).
La svogliatezza e la difficoltà di tradurre in immagini dei giovani, corrisponde peraltro a quello che alcuni arrivano a percepire come un obbligo: la necessità di trovare le parole per raccontarsi, per tradurre la propria sofferenza, termini che non siano solo quelli presi a prestito dalla propria generazione, ma una lingua propria, originale.

Rimbaud è forse il più grande poeta dell'adolescenza, ci racconta la sua stagione all’inferno con tanta precisione che sembra quasi impossibile che poi ci sia rimasto impantanato tutta la vita.
Le sue illuminazioni ci schiariscono le pieghe sofferte della primavera giovanile. «Io ansioso di trovare il luogo e la formula».

Nella cura psicoanalitica si evita di velare la decisionalità del soggetto che ha scelto, per esempio, il suicidio, con ortopediche manovre di normalizzazione, che hanno spesso l'effetto di reiterare i tentativi.
Si dà il luogo per la ricerca della formula.
Le parole giuste per superare finalmente lo sbigottimento di fronte al manifestarsi delle spinte pulsionali al godimento.
«L'adolescente rimprovera all'Altro di non potergli dire ciò che lui stesso non può enunciare» (p.169)

La cattura del soggetto da parte del risveglio improvviso dei sensi che la pubertà si porta dietro è, mi sembra, quello che è più interessante, per noi terapeuti, in un simpatico film sui lupi mannari questa volta.
"Un lupo mannaro americano a Londra" è un film commedia horror del 1981, girato da John Landis e prodotto dalla "Lycantropefilm".
Jack e David, due giovani studenti americani, camminano con i loro zainetti in una sinistra notte di plenilunio nella brughiera scozzese.
Cercano rifugio in una locanda dal nome inquietante: "l'agnello macellato", dove non c'è niente da mangiare, ma solo alcolici e tè da preparare.
Cacciati in malo modo dalla locanda, quando chiedono il significato di un simbolo appeso al muro, i due ragazzi si ritrovano nella brughiera.

Sono tranquilli, non sanno cosa li aspetta.
Cominciano a sentire strani ululati, poi la creatura li attacca all'improvviso e sarebbe la fine. Ma gli avventori della locanda spronati dalla locandiera hanno preso coraggio e sono andati alla ricerca dei ragazzi armati di fucile. Ammazzano il lupo mannaro che li ha aggrediti, ma per Jack non c'è più nulla da fare. David si risveglia e viene poi accudito da Alex, la bella infermiera dell'ospedale dove è stato ricoverato. Tra i due scatta presto una passionale storia d'amore, con grande soddisfazione di tutti e due.
Tutto sembra riprendere per il meglio per David, ora che sta superando il trauma. Ma gli appaiono dei fantasmi: il fantasma di Jack cerca di convincerlo ad uccidersi. Il lupo mannaro, mordendolo, gli ha trasferito la sua maledizione.

Una sera si trasforma totalmente in un lupo mannaro dentro il suo bagno, e va in giro per la città uccidendo varie persone.
Al protagonista di "Un lupo mannaro americano a Londra" non riesce quello in cui ha successo Edward: il controllo, anche perché i lupi mannari non hanno il livello diverso di consapevolezza dei vampiri. David non si ricorda di cosa fa quando si trasforma e finirà per provare a uccidere la stessa amata Alex.

Bibliografia
  • Philippe Lacadée, "La crisi dell'adolescenza?", pubblicato su "La Psicoanalisi" n° 45, Rivista italiana della Scuola Europea di Psicoanalisi, Roma, 2009
  • Jacquès Lacan, "Scritti", Einaudi, 19 J. Lacan, "Écrits", 1966; trad. it. "Scritti", 1974, Einaudi, Torino
  • J. Lacan, "Le Séminaire", Livre VIII, Le transfert, 1960-1961, Seuil, Paris, 1991; trad.it. "Il Seminario", Libro VIII, Il transfert, 2008, Einaudi, Torino
  • Chiara Mangiarotti, "Twilight", sulla cineteca de La Psicoanalisi n° 45, Ibidem
  • www.wikipedia.org, l'enciclopedia libera

Per approfondire

  • Psicoanalisi della Relazione di Dott.ssa Silvia Cilli
    Argomenti principali: Relazioni, Amore e Vita di Coppia e Psicoanalisi (Sigmund Freud).
  • A proposito di senso di colpa di Dott. Giancarlo Signorini
    Argomenti principali: Tipi di terapia e Psicoanalisi (Sigmund Freud).
  • Sogno o son desto? di Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
    Argomenti principali: Psicoanalisi (Sigmund Freud) e Psicologia Analitica (Jung).
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