Dott.ssa Vanessa Donaggio
GAP: gioco d'azzardo patologico, Roma (RM)

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L'azzardo non è un gioco

Articolo pubblicato il 29 Dicembre 2010.
L'articolo "L'azzardo non è un gioco" tratta di: Gioco d'Azzardo Patologico.

La scienza ufficiale ha riconosciuto il gioco d'azzardo patologico (GAP) come disturbo mentale nel 1980. Il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, edito dall'American Psychiatric Association, ha incluso nella terza edizione dello stesso, il GAP, definendolo come «un impulso irresistibile e incontrollabile, che poteva progredire in intensità e urgenza, consumando sempre più risorse di tempo, di energia di pensiero e di emozioni».
I criteri diagnostici furono modellati su quelli delle tossicodipendenze ed includevano i concetti di tolleranza e astinenza.

Il GAP, ad oggi, è ancora poco conosciuto per molti motivi, primo fra tutti per un dato culturale, infatti il gioco d'azzardo (dove per azzardo si intende un gioco basato sulla fortuna e non sull'abilità e che ha come vincita del denaro) tende ad essere socialmente ben accettato godendo, per altro, un'antica tradizione popolare. Inoltre, l'abuso del gioco, viene ancora troppo spesso considerato “vizio” e quindi non trattato come patologia.

Difficile diagnosi. Dunque una delle prime difficoltà per chi entra in contatto con il GAP è riconoscerlo (per i giocatori, i famigliari, i non addetti ai lavori), diagnosticarlo (per i professionisti).
Infatti mentre nelle tossicomanie la presenza della sostanza è dirimente, nella dipendenza da gioco d'azzardo non esiste un agente “esterno” che possa definire tout court la dipendenza e la mancanza di questo elemento rende difficile il riconoscimento della patologia e ritarda nella maggior parte dei casi l'intervento di cura.
La capacità di professionisti e operatori di individuare il disturbo, così come di fare informazione e prevenzione è fondamentale per arginare i danni terribili che il GAP può recare e reca agli individui e alla società tutta.

Il GAP solitamente inizia nella prima adolescenza soprattutto per i maschi (più tardi per le femmine), generalmente si presenta con una progressione della frequenza con la quale il soggetto gioca, così come un aumento delle somme giocate e del tempo dedicato a questa attività.
La necessità di avere denaro continuamente a disposizione per il gioco conduce i giocatori ad allontanarsi dalle loro attività quotidiane e dalle loro relazioni, compromettendo così in modo sempre più grave la vita famigliare, sociale, lavorativa ed economica. Fino ad arrivare a problemi di tipo legale e talvolta al suicidio a causa dell'indebitamento.

I costi sociali del GAP sono altissimi, per citarne alcuni, assenteismo al lavoro, furti, truffa, usura, suicidio.
Ad oggi in Italia, seppur in crescita, sono ancora troppo pochi i professionisti esperti che si occupano del problema della dipendenza da gioco sia dal punto di vista della cura, ma soprattutto dal punto di vista della prevenzione e dell'informazione, e soprattutto è ancora poca la consapevolezza sociale della pericolosità di questo fenomeno e della sua ampia diffusione trasversale per ceto sociale, età, sesso.

Qualcosa si sta facendo, ma molto c'è ancora da fare, data per altro, la diffusione di giochi d'azzardo sempre più appetibili e sempre più “veloci”.

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