La perdita di un figlio nel periodo prenatale

Articolo pubblicato il 2 Dicembre 2011.
L'articolo "La perdita di un figlio nel periodo prenatale" tratta di: Lutto.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Daniela Tessieri.

Per un genitore la perdita di un figlio è qualcosa di assolutamente sconvolgente e innaturale, si tratta di un vero e proprio rovesciamento dell'ordine naturale degli eventi, qualcosa di biologicamente inaspettato e dunque inspiegabile. Purtroppo però sono molte le famiglie che vivono una perdita legata all'attesa di un bambino.
Nel nostro Paese circa il 20% di tutte le gravidanze si conclude con una perdita, ossia una donna su cinque (ISTAT, 2008); per non parlare degli aborti spontanei nel primo trimestre che rimangono sottostimati, poiché molte donne preferiscono non recarsi affatto in ospedale, per motivi legati a precedenti esperienze andate male, o per la convinzione di aver già interrotto spontaneamente la gravidanza, magari da sole nel bagno...

Una gravidanza su 300 si conclude con la morte del bambino.
È una statistica impressionante, ma se ci pensate bene troverete nella vostra cerchia di conoscenze una mamma cui è successo o forse lo sapete per esperienza diretta. Un'esperienza atroce, incomprensibile per i due genitori, ad un certo punto infatti, il cuore del bambino smette di battere e di lì a poco anche le speranze di poterlo crescere.

Nella donna esiste un legame fisico precoce in gravidanza, un vissuto corporeo anche durante il parto e nel puerperio. Da un punto di vista evoluzionistico si parla di "imprinting genomico" indispensabile nell'esprimere tutta la gamma di interazioni madre embrione nella costituzione della placenta e per la crescita in utero, alla base del quale sono correlate espressioni genetiche sia del comportamento materno che del comportamento del neonato.

Per il padre invece la consapevolezza comincia a concretizzarsi a mano a mano vede trasformare il corpo della compagna, ascoltando il battito cardiaco del piccolo o alla prima ecografia.

Il lutto
Per entrambi il lutto viene vissuto in modo straziante, ma se la madre tende a dissociarsi da tutto e tutti, spetta al padre occuparsi delle questioni pratiche, della sepoltura e di mediare con parenti e amici riguardo il triste evento. Questo atteggiamento "pratico" diventa la sua scappatoia, un'ancora di salvezza, ma anche ciò che gli impedisce di esprimere il dolore.

La madre che scopre di aver perduto il proprio bambino, può reagire con un infinito senso di solitudine e di fallimento. Ci sono donne che non riescono a reagire, ad uscire di casa e a pensare al futuro, alcune temono di dimenticare le sensazioni vissute in gravidanza. Altre donne invece scelgono cambiamenti radicali, come quello di trasferirsi altrove, cambiare lavoro, separarsi dal compagno o di tentare subito una nuova gravidanza, nonostante la mancata elaborazione del lutto possa proiettare ansie e vissuti sul nuovo nascituro, che rischia di diventare un sostituto.

Il vissuto di maternità e paternità si modifica col trascorrere del tempo, rafforzando di conseguenza la profondità del legame fra genitori-bambino, costruendo sempre più quelle che sono le attese riversate su questa nuova vita. I genitori con l'andare del tempo cominciano inevitabilmente a fantasticare sul futuro del loro bambino, creando una serie di aspettative su come sarà. Questo ci fa capire come sia sempre più paralizzante il dolore di perdere un figlio man mano passano i mesi in gravidanza, nonostante ogni bambino, a qualunque settimana di vita, rappresenta se stesso all'interno della famiglia e la sua importanza è indiscutibile anche solo dopo poche settimane dal concepimento.

Il senso d'ingiustizia, di rabbia e di risentimento è un'emozione che emerge insieme alla necessità di ottenere delle risposte chiare, di capire la causa... di trovare il "responsabile" per potergli attribuire la colpa.

Comunicare la perdita di un figlio ad una coppia di genitori è un compito arduo e complesso, che spetta ai medici e alle ostetriche, che oltre ad usare un linguaggio chiaro e comprensivo, devono cercare di trasmettere conforto e sostegno empatico.
La famiglia si trova spiazzata nel dover gestire una situazione cosi forte, tanto che spesso, evita di parlarne o cerca di nascondere gli oggetti che potrebbero ricordare il piccolo, negando quindi la sua esistenza.
C'è la tendenza a voler "consolare" la coppia minimizzare l'accaduto con frasi del tipo: « non preoccuparti, ne avrai altri... sei giovane, forse è meglio cosi...». In verità, i genitori hanno bisogno di ripercorrere i vari momenti per capire cos'è successo.

È molto importante che la coppia rimanga quindi unita durante i mesi successivi; comunicazione, comprensione e tolleranza sono ingredienti indispensabili per affrontare questa forte esperienza.
Affinchè la coppia riesca ad elaborare un lutto in modo sano, è importante che si creino degli spazi in cui poter ricordare il piccolo, anche semplicemente conservando alcune fotografie, o tenendo un diario con i ricordi, le immagini dell'ecografia, le emozioni per il piccolo, soprattutto se non si ha avuto la possibilità di poterlo vedere o toccare.

Parlare con uno Psicologo può aiutare a condividere le emozioni, i pensieri e le difficoltà, a rafforzare le proprie risorse e ritrovare un'apertura alla vita; anche la condivisione con persone che hanno vissuto la stessa esperienza nei gruppi di auto-mutuo-aiuto può essere di conforto nell'affrontare l'isolamento.

Bibliografia
  • Sforza M.G. & Tizòn J.L. (2009), "Giorni di dolore. Come si guarisce dalla sofferenza per la perdita di una persona amata", Ed. Mondadori
  • Sgarro, M. et al. (2008), "Il lutto in Psicologia clinica e Psicoterapia", Centro Scientifico Editore
  • Noia G., Atti del Corso di bioetica, 2008, lodi.scienzaevita.org
  • www.endlife.it/Members/Daniela/pw-master-2009/pw-meteora.pdf
  • www.psico-terapia.it
  • www.bebeblog.it

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