Dott.ssa Manuela Guarneri
Attacchi di panico e ansia , Roma (RM)

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Aiuto, sono in ansia!

Articolo pubblicato il 20 Maggio 2013.
L'articolo "Aiuto, sono in ansia!" tratta di: Disturbi d'Ansia e Analisi Bioenergetica.

«Aiuto sono in ansia!». Ma che cos'è l'ansia? L'ansia è uno stato connesso ad una sensazione di paura che non è riconducibile ad una causa specifica. Ma cosa ci fa dire con certezza: «Sono in ansia»?
Cosa ci consente di riconoscerla? In effetti essa consiste in una complessa combinazione di emozioni, sensazioni e pensieri negativi che certamente ognuno di noi avrà provato, in diverse occasioni. I pensieri rimandano l'aspettativa di un pericolo imminente non precisamente identificabile.

Il nostro corpo si prepara ad affrontare il pericolo attraverso delle modificazioni, che riguardano ad esempio la pressione del sangue che fluisce maggiormente verso i principali gruppi muscolari (per consentirci ad esempio di scappare o attaccare l'ipotetico "nemico"), il cuore che accelera la sua corsa, la pelle che aumenta la sudorazione e che assume un colore pallido, le pupille che si dilatano.

Emozioni e comportamento. Le emozioni hanno a che fare con la paura e, alle volte, questa paura può trasformarsi in terrore e panico.
Il nostro comportamento si altera mettendo in atto movimenti ed azioni finalizzati alla fuga o all'evitamento rispetto a ciò che ci induce quello stato.
Saremmo allora portati a pensare che l'ansia sia qualcosa da "debellare", una sorta di "nemico" interno di cui sbarazzarsi, una reazione "anomala" del nostro corpo e un'espressione insana. Tuttavia è importante comprendere che l'origine dell'ansia non ha una connotazione negativa o disadattiva (che non favorisce l'adattamento alle situazioni), ma - così come altre emozioni - ha una funzione importante per la nostra sopravvivenza.

Ansia come meccanismo di difesa. Essa, infatti, è una strategia che la natura ha "inventato" per mettere in grado il nostro organismo di reagire prontamente ad un evento che percepisce come pericoloso, rendendoci vigili e attenti e pronti a concentrare tutte le nostre energie per far fronte ad una data circostanza. L'ansia nasce quindi come meccanismo di difesa e non come modalità di boicottaggio della nostra capacità di affrontare i pericoli...
Perché allora, spesso, l'ansia sembra essere proprio l'elemento che ci impedisce di affrontare le difficoltà? Che ci appesantisce, ci frena, ci rende fragili e ancor più vulnerabili?

In certi momenti della vita o in qualcuno di noi, questa ansia "buona" finisce per degenerare, rendendoci più fragili, senza risorse ed energie.
È l'ansia che, a livelli contenuti, ci consente di essere attenti e vigili prima di un esame, che ci permette di ampliare il nostro stato di attenzione e di mobilitare tutte le nostre energie intellettive, fisiche ed emotive per raggiungere il nostro obiettivo che, in definitiva, è quello di "uscire indenne" dal pericolo "esame". In condizioni "naturali", il corpo reagisce in modo innato per proteggere noi stessi e la nostra integrità, orientando il nostro movimento in modo appropriato alla circostanza.

Stress e blocco energetico.
Una volta assolto il suo compito dovrebbe concludersi con un ritorno a uno stato di rilassamento e distensione, perché l'obiettivo è stato raggiunto e la tensione si è "scaricata" nelle azioni messe in atto.
Tuttavia, a volte, il processo non si conclude, cioè la tensione permane fino a che la contrazione dei muscoli diviene nel tempo una contrazione stabile, un vero e proprio blocco energetico e l'organismo resta in uno stato di stress permanente. Quando siamo stressati la nostra energia non è più sufficiente per l'intero organismo, perché resta bloccata dalle nostre tensioni muscolari. Questo stato permanente di tensione di fatto comunica costantemente al cervello che "il pericolo non è passato".

L'attacco di panico

Uno stato ancora più penoso e specifico è il disturbo di panico, una particolare forma di ansia che si presenta in modo estremamente angosciante e chi l'ha provato almeno una volta sa bene di cosa si tratta. Anche se per pochi minuti, si vivono brevi e intensi attacchi di terrore, caratterizzati da: tremori, vertigini, difficoltà respiratorie, palpitazioni, sudorazioni intense.

Il vissuto, intensissimo, ci fa sentire a un passo dalla catastrofe, ci fa provare il terrore di impazzire, di perdere il controllo di sé o di morire.
Molto spesso accade che il primo attacco di panico sembra venire fuori dal nulla, tuttavia "qualcosa" è accaduto, anche se a noi manca la consapevolezza del "legame" tra ciò che ci sta accadendo e il suo significato o, per meglio dire, la sua "fonte".
In linea generale ci troviamo in una situazione nella quale non siamo stati in grado di cogliere consapevolmente una serie di segnalazioni che il nostro organismo in stato di stress deve aver prodotto e, pur trovandoci in una situazione di forte tensione e attivazione, non abbiamo modificato il nostro comportamento per far fronte alla situazione. Probabilmente abbiamo minimizzato la difficoltà o sopravvalutato le nostre risorse.

Il corpo come "minaccia". Da questo momento in poi il corpo è vissuto da molti come "minaccia", come quella parte "cattiva" di noi che terrorizza e annichilisce la nostra parte più fragile. Il corpo è vissuto come un nemico.
Quello che ci sfugge, in realtà, è che il nostro corpo non è impazzito, ma si muove in modo sano ed appropriato, e tutte quelle reazioni fisiologiche ed emotive non sono altro che la naturale reazione di un organismo messo di fronte ad un pericolo imminente.

L'istinto di fuga è lo stesso della gazzella che cerca di fuggire dal suo predatore e che, a livello fisiologico, si manifesta con:

  • ansia e/o panico;
  • aumento dell'adrenalina;
  • aumento della pressione sanguigna.

Questo stato non fa che aumentare la nostra percezione del pericolo.
Ciò che spaventa maggiormente le persone in preda ad un panico di questo tipo è che - mentre il "leone" è perfettamente visibile alla gazzella e la paura connessa al suo incombere quindi è comprensibile - nell'attacco di panico il pericoloso predatore non è visibile, tanto che sembra non esserci affatto, dunque la nostra reazione è percepita come incongrua rispetto a ciò che oggettivamente sembra accadere intorno a noi.

Ma ciò che sfugge alla nostra consapevolezza non sfugge al nostro cervello e al nostro corpo, che non distinguono un pericolo esterno, "tangibile", da uno interno, apparentemente "intangibile", con il quale noi abbiamo perso il contatto ma che ora, in tutta la sua drammaticità, ci chiede di essere ascoltato e compreso. Così il nostro organismo reagisce congruentemente e in modo appropriato al "pericolo che incombe", nonostante noi ne ignoriamo consapevolmente la natura. Dunque l'ansia non è solo una sensazione o l'espressione di un pericolo immaginario, come alle volte ci sentiamo dire da amici e parenti quando bonariamente minimizzano il nostro malessere con la convinzione che - se il malessere non è riconducibile ad alcuna malattia "fisica" - vuol dire che "non esiste".

Ristabilendo uno stato di calma e rilassatezza, il battito cardiaco torna a rallentare, il respiro si fa più lungo e profondo, i muscoli si distendono, si rilassano e il livello di ansia si abbassa. Di conseguenza anche la mente si rilassa perché gli stimoli e le informazioni provenienti dal corpo ci dicono che "il pericolo è passato" o semplicemente "non c'è pericolo". Vi è una stretta connessione tra come respiriamo e la permanenza in uno stato d'ansia.

L'Analisi Bioenergetica

In Bioenergetica viene data particolare attenzione alla respirazione.
Una delle prime cose che noto, quando le persone vengono nel mio studio per la prima volta, è con quanta fatica "respirano" e quanto questa difficoltà sia spesso inconsapevole. Respirare è necessario per la nostra sopravvivenza, eppure il più delle volte molti di noi hanno una scarsa consapevolezza di quanto e come respiriamo.

Respirare è un atto principalmente involontario, ma che può essere condizionato volontariamente e certamente il nostro stato d'animo interferisce con il naturale movimento respiratorio. Dunque, il più delle volte, la nostra respirazione è contenuta e il quantitativo d'aria che immettiamo è spesso appena sufficiente alla nostra "sopravvivenza", ma ben al di sotto della capienza effettiva dei nostri polmoni. Tutti noi abbiamo, almeno una volta, fatto l'esperienza di trovarci improvvisamente con una "fame d'aria" che ci ha obbligato a fare un lungo e sonoro respiro per recuperare "l'aria non respirata!". La sensazione che si avverte, subito dopo, ha a che fare con un senso di sollievo e minor tensione.

Respirare profondamente inverte i sintomi dell'ansia.
Il respiro non è solo scambio di ossigeno e anidride carbonica: esso implica anche un'importante attività muscolare dei diversi distretti corporei connessi alla respirazione, distretti che spesso non vengono interamente mobilitati perché bloccati da tensioni croniche.

La respirazione sana coinvolge tutto il corpo e richiede un lavoro di sincronizzazione di numerosi distretti corporei. Basta guardare come respira un neonato per comprendere quale sia stato il nostro originario modo di respirare, prima che le sovrastrutture, le "offese", le frustrazioni e i "carichi" della vita ci rendessero rigidi e "ingabbiati" nella morsa dei nostri muscoli tesi!
Il bloccare la respirazione - attraverso le tensioni muscolari croniche - ci consente di bloccare l'accesso alle emozioni, proteggendoci dall'esprimere sentimenti repressi che non osiamo esprimere. Le tensioni muscolari di collo, gola, vita e diaframma sono un ostacolo per una buona respirazione e - se diventano croniche - possono predisporre all'ansia.

La Bioenergetica è una disciplina che consente di affrontare efficacemente gli stati ansiosi, prevenendone e riducendone i sintomi, attraverso l'agevolazione e l'espressione delle emozioni, la respirazione e la distensione delle tensioni muscolari. Questo riduce lo stress, rivitalizza il corpo e aiuta a conoscere meglio se stessi.
Si tratta di un vero e proprio lavoro psicoterapeutico che consente di comprendere le cause profonde che hanno generato l'ansia e il ruolo che essa ha nella nostra vita. Inoltre, questo tipo di psicoterapia corporea ci aiuta a ristabilire un dialogo con il nostro sé corporeo, a ritrovare una confidenza, una comprensione, una "compassione" per noi stessi, un'accettazione amorevole e meno giudicante di noi, della storia inscritta nel nostro corpo, dei nostri limiti; ma soprattutto - attraverso il sostegno e l'aiuto di una esperienza relazionale "correttiva" - restituisce il diritto alle nostre risorse bloccate di emergere ed esprimersi pienamente.

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