Vincere paura, panico e fobie

Articolo pubblicato il 4 Novembre 2014.
L'articolo "Vincere paura, panico e fobie" tratta di: Disturbi d'Ansia, Fobie, Disturbo d'Ansia Generalizzato e Terapia Strategica.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Annalisa Poiana Mosolo.

Se non fossimo in grado di provare paura, non potremmo sopravvivere.
La paura è un'emozione fondamentale che, nel corso dell'evoluzione, ci ha permesso di adattarci all'ambiente circostante, mettendoci in guardia dai pericoli e consentendoci di fronteggiarli.

Entro una certa soglia, la paura ha una funzione adattiva che incrementa la nostra capacità di gestire efficacemente la realtà.
Quando il livello di questa sensazione diventa tale da impedirci di realizzare i nostri desideri e di esprimere le nostre capacità, tuttavia, la paura si trasforma in una reazione patologica che può condizionare totalmente le nostre vite facendoci sentire suoi prigionieri.

Il criterio fondamentale, per riconoscere quando una paura debba considerarsi patologica, è rappresentato pertanto da quanto la paura è impedente e invalidante per la persona.
Grazie alle ricerche condotte all'interno del Centro di Terapia Strategica Breve dal prof. Giorgio Nardone e dai suoi collaboratori su migliaia di casi trattati con successo, è stato possibile individuare come si forma e si mantiene una patologia fobica, sulla base dei tentativi di soluzione messi in atto ripetutamente dalle persone allo scopo di proteggersi dalla percezione di paura e dalle sensazioni somatiche associate.

Quando la paura è legata a una situazione esterna, percepita come minacciosa, le persone solitamente cercano di fronteggiarla attraverso le seguenti reazioni:

  • evitamento della situazione temuta
  • fuga
  • richiesta di aiuto o rassicurazione

Queste rappresentano le principali tentate soluzioni alla base di una fobia specifica (o monofobia) che, se in un primo momento svolgono la funzione di alleviare la paura, a lungo termine limitano le possibilità d'azione dell'individuo e le capacità di far fronte alla realtà, incrementando la sfiducia nelle proprie risorse.

Ciò che sembra costituire una forma di salvezza per la persona inizialmente, se applicato ripetutamente, si trasforma in una strategia disfunzionale che mantiene e alimenta il problema rendendolo sempre più invalidante per la persona.
Nel momento in cui non è nemmeno più necessaria la presenza di uno stimolo esterno affinché scattino la percezione di pericolo e le reazioni psico-fisiche associate alla paura, la fobia è diventata così pervasiva da invalidare quasi tutte le aree della vita personale, limitando completamente le possibilità d'azione dell'individuo.

Se ciò che spaventa non è più uno stimolo o una situazione esterna (ad esempio un animale, un insetto, un luogo affollato, l'auto, l'aereo ecc.), ma viene associato a una sensazione interna, si è strutturato un problema ancora più limitante e impedente per la persona, sotto forma di fobia generalizzata.

Fobia generalizzata. Oltre alla fuga, all'evitamento e alla richiesta d'aiuto, in presenza di una sindrome fobica non focalizzata su uno stimolo specifico, le persone mettono abitualmente in atto un altro tentativo di soluzione per proteggersi dalla sensazione di pericolo, cercando di controllare le reazioni somatiche associate alla paura stessa.

Il controllo mentale volontario di funzioni organiche e spontanee tuttavia conduce paradossalmente a una totale perdita di controllo di ciò che si tenta di controllare. Questo meccanismo paradossale è alla base del fatto che, ad esempio, più una persona cerca di non arrossire più diventerà rossa, più si sforza di trattenere le lacrime e meno riuscirà a farlo, più cerca di contenere una risata e più le verrà da ridere, più prova ad addormentarsi e più resterà sveglia.

Gli individui hanno il potere di costruire ciò che poi sono convinti di subire; in quanto, controllando una funzione fisiologica spontanea, finiscono per alterarla. Tale alterazione, se viene rilevata come un segnale di allarme, fa scattare immediatamente una reazione di paura, la quale a sua volta produce un incremento delle reazioni fisiologiche già alterate in seguito al tentativo di controllarle (comportando ad esempio un ulteriore aumento del battito cardiaco, del ritmo respiratorio, della sudorazione ecc.).

Paura di morire o impazzire.
A questa esperienza si associano immediatamente la paura di morire, di impazzire o di totale perdita di controllo su se stessi che, in breve tempo, può condurre allo scatenarsi di un attacco di panico.

Il panico può pertanto presentarsi in assenza di un stimolo esterno di pericolo, nel momento in cui si innesca un circolo vizioso di interazioni disfunzionali tra la propria mente e il corpo.
Il tentativo di controllo razionale di funzioni corporee per loro natura spontanee o divenute automatiche, conduce alla loro totale perdita di controllo, costituendo un segnale di pericolo in grado di innescare una paura sempre maggiore che può arrivare al panico.

In tutte le paure patologiche caratterizzate dalla perdita di controllo, l'effetto finale è che la persona finisce per somatizzare ciò che teme, realizzando la profezia di partenza.

Se per paura di avere un attacco di panico, stiamo continuamente in ascolto di ogni minima alterazione proveniente dal cuore, finiamo effettivamente per alterarne il battito, agitandoci sempre più nel momento in cui avvertiremo un aumento della frequenza cardiaca.
Il tentativo di ridurre volontariamente la frequenza respiratoria, conduce a un suo incremento, rendendo il respiro affannoso; così come imporsi di rilassarsi conduce a un aumento della tensione o cercare di raggiungere una maggiore calma ci fa sentire ancora più agitati.

Fortunatamente la paura, anche quella patologica e invalidante, può essere superata e trasformata in coraggio se chiediamo aiuto a un professionista esperto.

Attraverso l'approccio strategico è possibile guidare rapidamente le persone a vincere la propria battaglia contro la paura.

"Il coraggio altro non è che la paura vinta".

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