Cinema, sesso e psicoanalisi

Note sull'uso del cinema come "termometro" della propria situazione psichica

Articolo pubblicato il 25 Novembre 2014.
L'articolo "Note sull'uso del cinema come "termometro" della propria situazione psichica" tratta di: Sesso e Sessualità e Psicoanalisi (Sigmund Freud).
Articolo scritto dal Dott. Alessandro Studer.

Mi occupo da molti decenni dei nessi evidenti tra Psicoanalisi e cinema, con particolare riferimento a quelli di interscambio tra film e sogno.
Nel corso del tempo mi sono reso conto che il cinema, il linguaggio cinematografico, insomma quel film che quotidianamente siamo abituati a vedere, può avere effetti considerevoli sulla nostra psiche, anche a livello profondo. Intorno alla metà del secolo scorso si sono realizzate numerose ricerche, soprattutto negli USA, su questi effetti, perché allora si pensava che avrebbero potuto essere socialmente nocivi.
Ma con lo sviluppo impetuoso della TV ci si è accorti che questo nuovo medium, entrando nelle case, era ben più nocivo.

Il grande filosofo Karl R. Popper ebbe a chiudere definitivamente il discorso con il suo celebre articolo "Cattiva maestra televisione" nel quale - dopo aver dimostrato i numerosi elementi nocivi insiti negli spettacoli televisivi - concludeva affermando che: «la sera sarebbe molto meglio e più salutare vedere un buon film» (anche in TV).
Oggi possiamo leggere testi sui buoni effetti del cinema, ma quasi tutti finiscono per allineare il concetto di "buon film" con quello del "buon libro".
La questione secondo me è più complessa.

Il film, il buon film, ci offre innanzi tutto un arricchimento culturale (basti pensare al recente "Il giovane favoloso" di Mario Martone, sulla vita di Giacomo Leopardi) ma, insieme a questo può "aiutare" in due sensi: in primo luogo offrire allo spettatore informazioni e segnali sul proprio stato psico-mentale (una sorta di messaggio diagnostico), in secondo luogo offrire effetti di rilassamento e ingredienti para-terapeutici.

Auto-analisi attraverso i propri gusti cinematografici

In questa sede proponiamo un metodo analitico per individuare segnali auto-diagnostici attraverso i propri gusti cinematografici.
Si potrebbe obiettare che tutte le forme d'arte possono offrire effetti simili, ma non è difficile costatare come il film in un tempo breve, che in genere non supera le due ore, riesce a rappresentare visivamente tutto un complesso intreccio di immagini, che colpiscono direttamente il livello immaginativo dello spettatore.

Non solo ma il cinema è una forma espressiva che, nel corso del tempo, ha integrato al suo interno tutte le forme artistiche e dunque è diventato un linguaggio multi-forme e multi-senso; quindi è importante tenere sempre presente che non è facile, senza l'aiuto di un esperto, individuare gli elementi significativi che possono colpire e influenzare psicologicamente un singolo individuo.

Attrazione e ripulsa. La prima cosa da considerare è quando un film suscita un'attrazione particolare tanto da volerlo rivedere più volte o, all'opposto, quando suscita rifiuto istintivo o è fonte di ricordi immaginativi inquietanti. In tutti e due i casi, se analizziamo seguendo certi criteri, possiamo trarne indicazioni preziose sul piano sintomatologico.
Penso possa essere utile elencare alcuni aspetti strutturali del linguaggio cinematografico: non da un punto di vista estetico ma dal punto di vista di chi guarda ingenuamente, diciamo così, le immagini in movimento di un film.

Il punto di vista di chi guarda

Sinteticamente descriviamo gli elementi psico-percettivi essenziali.

Identificazione con un personaggio. Innanzitutto il classico meccanismo proiettivo dell'identificarsi in un personaggio (protagonista o no che sia).
Si può evocare il parallelo con la letteratura, ma nel caso del film il coinvolgimento è ben più intenso e porta con sé aspetti inspiegabili e oscuri. L'espressione di un volto, gli occhi, un sorriso o un ghigno possono lasciare sensazioni strane e associazioni immaginative nella nostra vita quotidiana. L'abbigliamento e anche il modo di camminare o di fumare di un personaggio possono suscitare ricordi o forme di infatuazione che non hanno una spiegazione logica.

Le suggestioni. La colonna sonora e, se vogliamo, anche gli effetti speciali possono colpire in modo anomalo, ma soprattutto direi la musica, una canzone, in special modo quello che viene chiamato il leitmotiv del film. Spesso può capitare che sentendo una determinata canzone e/o musica da film, di cui non si ricorda il titolo, si possano innescare nella mente immagini scene, situazioni, ricordi che nulla hanno a che vedere con il film.
Come mai? Potrebbe essere utile indagare.

Il déjà vu. Il colore, i colori particolari che predominano in un film possono suggestionare, anche perché i film odierni presentano sempre effetti coloristici nella fotografia falsati e mai corrispondenti alla realtà.
Infine l'ambientazione rappresentata nel film, sia quella esterna naturale sia quella interna delle situazioni abitative (con scenografie costruite ad hoc), può innescare fenomeni di déjà vu, fenomeni che spesso lasciano una buona dose di perplessità e dubbi.

Il coinvolgimento emotivo. Quindi la situazione migliore e più funzionale per una sorta di auto-analisi è quella in cui una persona si renda conto di essere stata eccessivamente "toccata" durante la visione di un determinato e specifico film. Come abbiamo detto va considerato sia un vissuto di coinvolgimento emotivo e di commozione oppure di ingiustificata ripulsa: ma qui voglio aggiungere che il caso più frequente è attrazione e repulsione intrecciate insieme.

Esperienze formative adolescenziali. È ancora più interessante il caso di un film che, nella tarda adolescenza, ha lasciato emozioni forti e paure che sopravvivono anche nell'età adulta. Ogni persona adulta è in grado di capire se è il caso di riflettere seriamente su questo tipo di vissuti soggettivi e poi di capire se, nella propria vita quotidiana, ci siano segnali simili provenienti da altra fonte, a conferma di uno stato di malessere e/o disagio psichico.
Occorre però precisare un'ultima indicazione di metodo, che ho verificato anche su me stesso.

La sequenza madre del film. Un film per noi molto importante, che ci colpisce intimamente e in profondità, non lo è mai per tutta la sua durata ma soprattutto per particolari sequenze, alcune sequenze che quasi sempre rimandano a una sequenza che chiamerei sequenza madre.
Questo momento "topico" ha caratteristiche molto simili a quelle del sogno, sogno che può essere gradevole ma anche virare verso l'incubo, o tutte e due le cose insieme.

La scelta dei generi cinematografici: un problema da non sottovalutare.
Ma c'è un altro aspetto del consumo culturale dello spettacolo cinematografico che non possiamo ignorare: quello dei generi cinematografici. È ben noto che tutti, o quasi tutti, hanno un genere cinematografico preferito e anche in questo caso si può parlare di una preferenza per un genere, sempre accompagnata da una ripulsa per un altro genere (e però l'intreccio tra i due è impossibile, salvo rare eccezioni).

Le preferenze di uomini e donne. È anche banale ricordare che esiste una certa distinzione di genere sessuale: nelle donne prevale una predilezione per melodrammi e commedie romantiche, negli uomini preferenze piuttosto marcate per thriller e avventure di ogni tipo (oggi meglio se super-eroi, tipo Spyderman o Batman). Si può constatare che questa distinzione proviene da non troppo lontano, da una adolescenza che è dura a morire, oggi molto di più che in epoche passate.

Esperienze cinematografiche adolescenziali.
Ma intanto proprio per questo il genere cinematografico preferito è un interessante segnale su vissuti ed esperienze adolescenziali (non proprio piacevoli) che hanno lasciato qualche segno o qualche ferita, magari inconsapevole.
È opportuno precisare però che il tema cinematografico-adolescenziale contiene sempre anche elementi benefici che andrebbero valorizzati.

Comunque in questo caso è importante verificare come, pur attraverso film dello stesso genere cinematografico molto diversi tra loro, esista un continuum, un filo rosso, nonché come abbiamo detto una sequenza madre la quale, nel bene e nel male, ci ritorna in mente anche dopo anni. E in questo senso, tenendo presente quanto detto sopra, è importante seguire il criterio analitico degli elementi principali del linguaggio cinematografico:

  • l'identificazione proiettiva nei confronti di un personaggio-tipo,
  • la suggestione e commozione incontrollabile per un tipo di musica, particolari sensazioni di fronte a un tipo di rappresentazione naturale e/o fantastica.

Sul fronte dei generi aggiungerei quel particolare tipo di rappresentazione cinematografica che crea una vera e propria atmosfera, che "rapisce" un determinato tipo di spettatore che può trovarsi di fronte a un proprio déjà vu molto intenso, che non sa riconoscere o spiegare e che può anche procurare sensazioni di angoscia.
Non possiamo ignorare un aspetto, ultimo ma non meno importante: il genere cinematografico che mette al centro dello schermo la rappresentazione del sesso.

Sesso e cinema

Per la Psicoanalisi freudiana (in tutte le sue scuole e correnti) la curiosità per la visione della "copula" è una curiosità naturale e quindi "normale"; in genere viene indicata come scena primaria (l'atto che ha determinato la nostra nascita). Tanto che quasi tutti (soprattutto chi è di genere maschile) sentono il bisogno di sapere dove è accaduto e, se possibile, andare a stare, magari solo per un giorno, in quel luogo.

Una citazione qui è d'obbligo ed è un film straordinario, mi riferisco a "Paris, Texas" di Wim Wenders (1984, Palma d'oro al festival di Cannes).
Vedere per credere!

Cinema erotico e Pornofilm. Bisogna fare attenzione al fatto che questo genere cinematografico viene sempre distinto in erotico e porno: in inglese softcore e hardcore.
Il genere softcore offre anche grandi film e capolavori che possono rientrare e spesso rientrano, a mio parere, nell'area benefica, diciamo così.

Indicherei qui due autori ormai classici, Luis Bunuel e Walerian Borowczyk: del primo suggerirei uno dei suoi film più famosi "Bella di giorno" (realizzato in Francia, Leone d'oro a Venezia 1967), del regista polacco naturalizzato francese consiglio invece "La Béte" (La bestia, 1975).
È bene comunque segnalare l'ultimo film di Roman Polanski (anche lui polacco naturalizzato francese), "Venere in pelliccia" (2013).

È evidente che il desiderio di avvicinarsi ai film porno non va visto come elemento - di per sé - segno di psicopatologia, ma basta vederne uno per capire che chi vuole fare spettacolo con il sesso, per stupire, sceglie sempre le infinite manifestazioni della perversione sessuale, in primis il sadomasochismo; tutte cose che sono presenti nei bambini in tenera età e che scompaiono o meglio dovrebbero scomparire nella pubertà.

È inoltre facile verificare come un certo tipo di pornofilm tenda ad avvicinarsi a un altro genere cinematografico, quello del film dell'orrore.
Il vero problema del pornofilm è la sua natura clandestina e "vergognosa".
Molti film porno sono realizzati male e clandestinamente, di conseguenza ne riflettono tutto lo squallore e non possono essere di alcun aiuto in nessun senso.

Quindi è un merito quello del regista Lars Von Trier che, da tempo, sta facendo di tutto per abolire la distinzione "softcore-hardcore".
Il punto di arrivo è stato "Nynphomaniac" (uscito quest'anno in due parti). Inutile chiedere se il regista danese sia "normale", perché non lo è - per sua stessa ammissione - ma i grandi artisti non lo sono mai stati!

È chiaro che, nonostante tutta la liberazione degli ultimi anni, il sesso costituisce sempre un problema perché, in fondo rimane abbastanza "un che di misterioso". Il cinema lo ha sempre sfruttato sin dai suoi inizi (ci sono dei porno realizzati da Gabriele D'Annunzio e non c'è da stupirsene) spesso però associandolo, giustamente, all'amore: ma è proprio questo il punto che mi fa dare l'ultima indicazione di metodo. Anzi due.

La prima è che l'attività sessuale è un fenomeno naturale, nel senso della "nostra" natura: quindi c'è da porsi seriamente delle domande quando si pensa di risolvere i propri problemi sessuali con dei pornofilm.

L'altra indicazione riguarda il nesso con i sentimenti e quindi con l'amore.

Mi piace citare un celebre "motto" di Eric Fromm: «L'uomo scopre l'amore attraverso il sesso, la donna scopre il sesso attraverso l'amore».
È una chiave di lettura geniale del problema e rimanda a un'epoca e a una civiltà in cui questi problemi erano meno fonti di malessere e di "mistero".

Nel "Simposio" di Platone, sei illustri commensali discutono dell'argomento.
Quando viene data la parola a Socrate, lui dichiara subito tutta la sua ignoranza ma, stavolta, dice il vero, infatti dichiara di aver capito che sull'argomento è la donna a poter insegnare. Infatti racconta di un incontro con la Sacerdotessa Diotima che lo ha illuminato.

Nella donna sono unite le due facce amore e sesso, nell'uomo no, ma in lui possono essere risvegliate... da una donna.

Per approfondire

  • Psicoanalisi della Relazione di Dott.ssa Silvia Cilli
    Argomenti principali: Relazioni, Amore e Vita di Coppia e Psicoanalisi (Sigmund Freud).
  • A proposito di senso di colpa di Dott. Giancarlo Signorini
    Argomenti principali: Tipi di terapia e Psicoanalisi (Sigmund Freud).
  • Sogno o son desto? di Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
    Argomenti principali: Psicoanalisi (Sigmund Freud) e Psicologia Analitica (Jung).
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