Dott. Andrea Arrighi
EMDR e Psicologia Analitica, Lesa (NO) - Milano (MI) - Farnese (VT)

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EMDR e Psicologia Junghiana

Articolo pubblicato il 2 Dicembre 2014.
L'articolo "EMDR e Psicologia Junghiana" tratta di: Psicologia Analitica (Jung) e EMDR.

La tecnica dell'EMDR (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, dall'inglese: Eye Movement Desensitization and Reprocessing) ha caratteristiche specifiche e rimane una tecnica che, di fondo, viene utilizzata come unico tipo di terapia per traumi di vario genere. Tuttavia mi è capitato di utilizzarla in alcune sue modalità, anche senza proporre ai pazienti il movimento oscillatorio degli occhi o il "tapping" o tamburellamento leggero delle dita.

Alcuni punti fermi della tecnica EMDR sembrano spesso influenzarmi anche nella normale pratica come Psicoterapeuta di formazione junghiana (Psicologia Analitica). In genere il racconto della storia di vita, della autobiografia a "quattro mani" - come credo utile definirla dato che paziente e terapeuta ascoltano, reinterpretano ed evidenziano temi centrali - prende normalmente molto tempo.
La ricerca di grandi e piccoli traumi appare un primo obiettivo fondamentale, così come lo è nelle sedute preliminari al trattamento EMDR.

Traumi con la "T" maiuscola.
Nella categoria del "grande trauma", quello definito in ambito EMDR come trauma con la "T" maiuscola, troviamo ad esempio:

  • l'esperienza di un incidente d'auto o di altro genere vissuta in prima persona,
  • la notizia che un parente stretto, come un figlio o un genitore, ha subito un incidente o è deceduto.

Un esempio è raccontato magistralmente da Nanni Moretti nel suo film "La stanza del figlio" (Italia, 2001), in cui il protagonista riceve la telefonata che comunica il decesso di suo figlio in un incidente durante un'immersione in mare.

Traumi con la "t" minuscola.
Nella categoria dei "piccoli traumi" vengono invece inclusi episodi che indeboliscono sensibilmente l'immagine di sé. Ad esempio:

  • continui rimproveri, magari neppure motivati, di un genitore nei confronti di un figlio,
  • così come frequenti piccole umiliazioni sul proprio posto di lavoro.

Alcuni contributi in ambito EMDR, rispetto a questo tipo di traumi apparentemente di scarsa importanza, offrono una interessante sintesi:

"Questo tipo di esperienze oggettivamente sembrano poco rilevanti rispetto a una varietà di cose drammatiche che possono effettivamente succedere ad ognuno di noi. Ma se questi traumi con la "t" minuscola si ripetono nel tempo, possono risultare altamente disturbanti.
Il quotidiano è pieno di esperienze di vita come questa, ad esempio un piccolo trauma può essere un'esperienza subita, magari ripetutamente, per la propria provenienza sociale, oppure svalutazioni esperite in pubblico da parte di conoscenti o parenti, o anche una certa frase detta da un genitore brusco e disattento
"1.

Nel lavoro analitico capita soprattutto di lavorare con questo tipo di traumi. Ecco che allora mi trovo spesso a chiedere alla persona in cura di focalizzare con la maggiore precisione possibile una scena particolare del suo racconto autobiografico.
Nella formazione all'utilizzo della tecnica EMDR, mi suggerirono di immaginare un film del terrore, dove tutto è costruito in maniera dettagliata, affinché una certa scena arrivi a spaventare davvero lo spettatore.

Così, anche nel lavoro biografico che l'Analisi Junghiana prescrive, appare utile non solo individuare tematiche ricorrenti, emotivamente pregnanti per la persona in cura, ma anche rintracciare determinate scene che sintetizzano un'atmosfera familiare, un ambiente di lavoro, una situazione sentimentale o esistenziale che crea significativo disagio nella persona.

Che cosa in quella scena, descritta talvolta nei minimi dettagli, risulta così penoso per chi la racconta? Spesso è anche il montaggio di piccole scene differenti, in successione tra loro, che produce sofferenza e spavento.
E che tipo di sentimento e giudizio negativo su di sé emerge in quel momento? Cosa si potrebbe dire oggi di sé in quella situazione?

Restare sulla scena che genera disagio è impegnativo in tutti i sensi. Se la persona lo consente, utilizzo la tecnica EMDR, altrimenti rimango ugualmente sulla scena più dolorosa, in modo da riportarla il più possibile alla coscienza. Successivamente sarà il narrare emozioni e ricordi collegati che porterà, anche con il tempo, a integrare e superare il grado massimo della sofferenza sperimentata.

Un altro punto importante, che sembra collegare impostazione junghiana e tecnica EMDR è il richiamo a un progetto o desiderio futuro.
Non si resta esclusivamente nel compito fondamentale di rielaborazione di esperienze negative passate.

Si cerca un sentimento, una frase positiva su di sé, un desiderio che ci proietti oltre il problema stesso: la sensazione di poter fare qualcosa in prima persona per un obiettivo per noi particolarmente attraente.
Si ricerca, anche con difficoltà, il sentirsi adeguati, nonostante le diverse esperienze negative sperimentate.

In questo senso, l'Analisi Junghiana, come ricordano Mariella Loriga e Paolo Aite, non è soltanto un considerare le proprie origini, il punto di partenza personale e culturale, ma è anche un chiedersi, assieme all'analista, quale può essere realisticamente un punto di arrivo futuro del proprio percorso di analisi e di vita2.

In questo modo, considerando solo alcuni dei punti in comune, la tecnica EMDR sembra accostarsi bene non soltanto all'Analisi Junghiana, ma anche a quella Sistemica-Relazionale, anch'essa bagaglio della mia formazione.

Note
  1. Fernandez I., Maslovaric G., Galvagni Veniero M., "Traumi psicologici, ferite dell'anima. Il contributo della terapia con EMDR", Liguori, Napoli, 2011
  2. Loriga M., "L'identità e la differenza. Conversazioni a Radiotre su donne e psicoanalisi", Bompiani, Milano, 1980
Riferimenti bibliografici
  • Demetrio D., "Raccontarsi. L'autobiografia come cura di sé", Raffaello Cortina, Milano, 1996
  • Fernandez I, Maslovaric G. , Galvagni Veniero M., "Traumi psicologici, ferite dell'anima. Il contributo della terapia con EMDR", Liguori, Napoli, 2011
  • Loriga M., "L'identità e la differenza. Conversazioni a Radiotre su donne e psicoanalisi", Bompiani, Milano, 1980
  • Madera R., "La carta del senso. Psicologia del profondo e vita filosofica", Raffaello Cortina, Milano, 2013
  • Progoff I., "Curarsi con il diario. Scrivere per imparare a conoscere noi stessi", trad. it. Pratiche editrice, 1975
  • Ugazio V., "Storie permesse, storie proibite. Polarità semantiche familiari e psicopatologie", Bollati Boringhieri, Torino, 2012
  • Von Franz M.L., "Il mito di Jung", (1972), trad. it Bollati Boringhieri, Torino, 2014

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