Chi si lamenta si auto-condanna all'infelicità

Articolo pubblicato il 19 Gennaio 2015.
L'articolo "Chi si lamenta si auto-condanna all'infelicità" tratta di: Pensiero Positivo e Terapia Cognitivo Comportamentale.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Vera Blasutti.

"Ci lamentiamo copiosamente,
ma diventiamo vigliacchi quando si tratta
di assumere dei provvedimenti.
Vogliamo che tutto cambi,
ma ci rifiutiamo di cambiare noi stessi
".
(P. Coelho)

"Capitano tutte a me, non è possibile! Sono sfortunato!".
"Vengo sempre trattato a pesci in faccia da tutti...".
"Al lavoro non vengo mai riconosciuto e valorizzato per quello che faccio".
"I giovani non hanno più valori, il mondo va a rotoli!".

Le lamentele sono frequenti nei discorsi delle persone.
Ma fa bene lamentarsi?
Assolutamente no!

Lamentarsi è il modo migliore per boicottare se stessi e non creare un cambiamento verso un maggior benessere.
Chi si lamenta di qualcosa o qualcuno resta di fatto immobile, non fa nulla per modificare la situazione.

Qual è il vantaggio per chi si lamenta?

  • Si sfoga, dando voce alla propria sofferenza.
  • Si sente nel giusto, magari l'interlocutore gli dirà: "Hai ragione!".
  • Si sente ascoltato in modo empatico, l'interlocutore magari lo compatirà: "Oh poverino!".
  • Si sente al centro dell'attenzione: l'interlocutore magari gli lascerà spazio nella conversazione e starà sul suo problema.

Attenzione però!
Questi sono vantaggi nel breve termine, mentre a lungo termine tutto cambia! Si parla spesso di "effetto boomerang" delle lamentele: col passare del tempo chi ha fatto del lamento una professione viene isolato dagli amici perché pesante, noioso, negativo, ripetitivo...

Le persone si chiederanno: "ma possibile che capitino tutte a lui/lei?", soprattutto se, nel momento in cui provano a fornire dei consigli o delle soluzioni, l'altra persona continuerà a dire che è tutto inutile, e che il problema è irrisolvibile, sempre senza tentare realmente alcun rimedio.

Col tempo chi si lamenta si abitua a stare in un'ottica negativa, si sente sempre più insoddisfatto e frustrato, impotente, rigido.
La lamentela rientra nello stile cognitivo del pessimismo, in cui si ha una visione tunnel solo sul negativo, e il bicchiere è sempre mezzo vuoto.

Avere sempre in mente questioni in cui qualcosa non funziona fa fossilizzare il pensiero negativo, e di conseguenza tutto verrà visto con quel filtro (attenzione selettiva al negativo).

Che fare allora per uscire da questa spirale?
  • Riflettere sulla definizione di "problema": il problema infatti è per sua natura risolvibile, e richiede uno sforzo di andare oltre le proprie capacità e i propri limiti, ciò che invece è irrisolvibile (i "non problemi", come la morte) va solo accettato.
    Perciò in entrambe i casi lamentarsi è inutile.
  • Uscire dal ruolo di vittima: invece che subire passivamente vedersi come capaci di aggredire la situazione, visualizzando in futuro uno scenario diverso.
  • Prendersi le proprie responsabilità: non sarà sempre colpa degli altri o del "destino", possiamo impegnarci per cercare di cambiare, almeno in parte, ciò che non ci piace.
  • Sviluppare la costruttività: trovare soluzioni o almeno tentare di fare qualcosa, uscendo dal circolo vizioso dell'impotenza.
  • Far ricorso a ironia e autoironia, così come altre tecniche per allenare il pensiero alla flessibilità, in un'ottica costruttiva.
"Al contrario della lamentazione, che è istintiva e reattiva
perché non sa prendere le distanze dagli eventi e dalle persone,
ironia ed autoironia possono offrirci tutti i loro vantaggi proprio
grazie al sano distacco, al necessario diaframma, che creano tra noi,
le situazioni e le altre persone
".
(L. Ballabio)

Chi si approccia a una Psicoterapia dovrà necessariamente modificare - grazie all'aiuto del terapeuta - il suo atteggiamento di continua lamentela, altrimenti comprometterà la buona riuscita del percorso.

La Psicoterapia Cognitiva è molto utile in questo tipo di difficoltà, in quanto rende consapevoli del proprio stile di pensiero e insegna a modificare i pensieri negativi, quali il pessimismo e il catastrofismo, apprendendo uno stile più funzionale al benessere.

"La felicità significa non lamentarsi di quello per cui non c'è niente da fare.
Le lamentele sono il rifugio di coloro che non hanno fiducia in se stessi
".
(W. Dyer)
Lettura consigliata
  • Luciano Ballabio, "L'arte di non lamentarsi mai. Per divertirsi nel lavoro, in amore, nella vita", Ed. Franco Angeli

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