La Depressione nell'ottica costruttivista

Articolo pubblicato il 15 Ottobre 2015.
L'articolo "La Depressione nell'ottica costruttivista" tratta di: Depressione.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Mirella Benedetti.

Parlare di Depressione, una parola largamente usata, che cosa significa?
Qual è il senso che si attribuisce a tale termine? A quali vissuti ci riferiamo?
Succede che la persona fatica a trovare una sua collocazione relazionale.
Ci muoviamo e ci troviamo intrappolati dentro una piattaforma affettiva.

In alcuni casi il malessere è considerato l'espressione di una risposta, di una reazione personale di fronte a una condizione di perdita (di lavoro o di status precedente), a un cambiamento, magari unitamente a tutto il contesto socio-relazionale, o alla perdita di un familiare, parente, amico.

In altri casi, più strutturati, la Depressione si manifesta con la fatica, la stanchezza, la fiacca che la persona prova di fronte alle richieste ambientali che, in qualche modo, avverte come insormontabili, aspettative che sente di non riuscire a soddisfare. Questa disattesa è fonte di sofferenza.

Oltre a ciò, la Depressione consiste nello smarrimento che l'individuo prova allorché - alla sua esistenza - non riesce più a dare un senso, allorché si sente lontano da una qualsivoglia forma di appartenenza e di partecipazione, privo di ogni ruolo significativo.

Ed ecco che difettiamo di energia, di voglia di...
Perché? Che cosa succede o che cosa è successo?
Il mondo, la realtà, appaiono immensi, insormontabili, quasi irraggiungibili.

La persona tende a sentirsi schiacciata dagli eventi e di non poter avere influenza alcuna sugli stessi.
Tutto questo rappresenta l'esito, il risultato di un processo che presenta una sua storia, un suo rispettabile excursus. Voglio dire che dopo ripetuti tentativi falliti da parte della persona, al fine di ottenere benefiche note di riconoscimento personale e una sana e "sufficientemente buona" considerazione, può succedere che si scelga di tirare i remi in barca.

Spesso a ciò segue una progressiva riduzione delle attività e della vita relazionale, perché fonti di sofferenza e disagio.
Solitamente tale condizione alimenta e perpetua un classico circolo vizioso: in quanto, gli smacchi relazionali, le proprie "imprese" nel mondo esterno invalidate, favoriscono nella persona una scelta di chiusura, che a sua volta tende a rendere, nel tempo, ancora più difficoltoso il ripristinarsi della comunicazione e degli scambi con le altre persone.

Così, tale indebolimento di competenze e tale fragilità di interazioni sovente conduce a un'ulteriore scelta di isolamento, di rinuncia a eventuali occasioni di partecipazione comunitaria, di riduzione delle opportunità di confronto sociale.

L'intervento dello Psicologo sarà quello di interrompere e "scompigliare" questo sistema chiuso e bloccato, gravato rispetto al suo "naturale" modo di procedere, e di portare a un suo più soddisfacente funzionamento.

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