Attacchi di Panico

Articolo pubblicato il 21 Dicembre 2015.
L'articolo "Attacchi di Panico" tratta di: Agorafobia e Attacchi di Panico.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Laura Cenni.

"Legati da vincoli invisibili alle nostre paure,
siamo, al tempo stesso, burattino e burattinaio,
vittime delle nostre stesse aspettative
".
(Gayle Spanier Rawlings)

Gli Attacchi di Panico sono una sintomatologia complessa e piuttosto diffusa, che può aver inizio nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e si verifica prevalentemente nelle donne rispetto agli uomini.
Andiamo di capire meglio come si presentano.

Gli attacchi di solito durano pochi minuti, ma causano una grande angoscia. I sintomi che si provano sono: senso di soffocamento, vertigini, sudore, tremori, tachicardia.
Chi ha provato l'esperienza di avere un attacco di panico lo ha vissuto come un'esperienza terribile, come se stesse per morire.
Quello che accade, però, è che la persona ha una tale paura di vivere nuovamente la stessa esperienza che si sviluppa una paradossale escalation della paura stessa: si tenta di esercitare controllo che finisce per "intrappolare la mente".

Agorafobia. Spesso chi ha un disturbo da Attacchi di Panico soffre anche di Agorafobia, ossia la paura di trovarsi intrappolato in un luogo o in una situazione da cui è difficile e imbarazzante uscire.
Dopo il primo episodio, la persona viene sopraffatta dalla paura di rivivere di nuovo quel terribile momento e diventa dipendente dagli altri, ossia dalle persone significative di cui si circonda nella sua vita: familiari, parenti, amici, compagni. Solo in compagnia di qualcuno di cui si fida si sentirà di poter uscire e di affrontare la quotidianità.
Stare in mezzo a una folla, viaggiare in autobus o in treno, guidare l'auto, andare al supermercato saranno situazioni da evitare, o quantomeno da affrontare con un carico di ansia piuttosto pesante.

Tutto questo induce l'individuo a sentirsi profondamente inadeguato, incapace di affrontare da solo situazioni che prima erano la quotidianità.
Tali pensieri vanno a danneggiare la sua autostima e lo portano a sentirsi depresso.

Spesso l'individuo si sente quasi come se fosse scisso in due, il sé di un tempo, più sicuro e intraprendente, e il sé di oggi, insicuro, confuso, spaventato, come se non riuscisse a riconoscersi in questa veste momentanea e ad accettare le sue fragilità e debolezze.

Gli Attacchi di Panico si presentano spesso in momenti di vita particolarmente stressanti, molte volte quando si verificano tanti eventi significativi in concomitanza.
Gli eventi di vita che possono indurlo sono, ad esempio, il matrimonio, una convivenza, la separazione, la perdita di una persona cara, cambiamenti di vita significativi che aumentano la sensazione di insicurezza e instabilità.

Come si manifesta e qual è la causa?

L'attacco di panico inizia all'improvviso e raggiunge l'apice nell'arco di circa 10 minuti.
La durata è molto variabile: in linea di massima può essere di 20 minuti, ma a volte meno o anche di più. Non si può definire chiaramente quando si ripresenterà un attacco di panico.
Certamente ciò che contribuisce a renderlo più intenso è il focalizzare l'attenzione sui sintomi fisici, il sentirsi sopraffatti da pensieri catastrofici rispetto al proprio stato di salute e la netta sensazione di stare per morire.

Dopo il primo attacco di panico l'individuo ha tantissime paure che non riesce a gestire, teme di uscire di casa da solo, ma è spaventato anche dall'idea di rimanere da solo in casa, ha paura sia degli spazi aperti che di quelli ristretti come un ascensore - per non parlare dell'utilizzo di mezzi di trasporto quali autobus e treni - e il terrore di trovarsi in macchina in mezzo al traffico.

Ciò che scatena il panico è il non riuscire a gestirsi da solo, rimanere intrappolato in uno spazio angusto senza avere la possibilità di uscirne o non sapere dove andare in uno spazio troppo aperto, come ad esempio una grande piazza.

Ma di che cosa si ha realmente paura?

Le cause che si celano dietro a questo modo di sentirsi non sono da ricondurre a fatti obiettivi, bensì a motivazioni psicologiche molto profonde.

Ciò che potrebbe sembrare è che chi ha paura di tutto teme ciò che si trova all'esterno, e che viene avvertito come minaccioso, ma in realtà questo è solo il frutto di una proiezione, nel senso che la causa vera della propria paura viene portata all'esterno, al di fuori di se stesso.

Questo pensiero induce spesso colui che si rivolge allo Psicologo a chiedere una normalizzazione del proprio corpo, che viene considerato come portatore di un disagio. La domande che viene fatta più spesso è:

"Lei crede che guarirò completamente dagli attacchi di ansia e di panico?"

Se riflettiamo sulla domanda ci rendiamo conto che l'idea che si è fatto il nostro interlocutore è di avere un corpo che lancia dei segnali incomprensibili, ed ha una necessità impellente, ossia quella di riuscire a controllare o eliminare tali sintomi.
In realtà questi disturbi devono essere letti in maniera diversa: dobbiamo andare ad esaminare, cioè, i nostri modelli di costruzione delle relazioni.

Il nostro malessere rappresenta un segnale importante che ci sta inducendo a focalizzare l'attenzione sulla difficoltà di evolversi del nostro modo di costruire relazioni.
Quindi a questo punto possiamo ritenere che la risoluzione di un problema psicologico attraverso cure farmacologiche si può ricondurre a una visione definita riduttivismo biologico, poiché questo approccio riduce tutta la dimensione umana a un meccanismo di trasmissione di neurotrasmettitori e di reazioni organiche, non considerando la complessità psichica dell'individuo.

È importante comprendere che quando si ha a che fare con un disturbo di questo genere la persona che ne soffre deve cominciare a pensare che è arrivato il momento di prendersi cura di se stessa attraverso un percorso terapeutico che, con l'aiuto di un esperto, le consentirà di esplorare le dimensioni relazionali che fino ad allora non ha preso molto in considerazione, e di analizzare parti importanti di se stessa, di cui non ha piena consapevolezza.

La parola ansia può essere collegata etimologicamente alla radice tedesca Angst che significa soffocare nelle strettoie (Rollo May). Questo ci può aiutare molto nel formulare delle ipotesi relative a comprendere la dinamica dell'ansia.

Da un punto di vista psicologico ciò di cui stiamo parlando sono le strettoie del legame che creiamo con noi stessi e con gli altri, e, più precisamente, con le rappresentazioni interne di ciò che abbiamo appreso nella nostra vita rispetto ai rapporti affettivi.
Noi sappiamo, però, che le rappresentazioni interne non corrispondono esattamente alla realtà, ma alla modalità in cui noi stessi interpretiamo la realtà; quindi funzionano come una bussola interna che ci consente di orientarci.
A volte questa bussola è orientata male e non ci permette di riconoscere, accettare ed esprimere la nostra parte emotiva, inducendoci a soffocare la nostra individualità. Quando succede questo, il corpo ci segnala - in questo caso attraverso un attacco di panico - che dobbiamo guardare dentro noi stessi per riuscire a comprendere ciò di cui abbiamo bisogno per tornare a essere sereni.

Come si curano gli attacchi di panico?

Nella cura dei Disturbi d'Ansia e degli Attacchi di Panico con o senza Agorafobia la Psicoterapia è il trattamento elettivo.

In particolare la Psicoterapia nel caso di Attacchi di Panico prevede inizialmente la comprensione della loro origine attraverso la narrazione della storia del paziente.
Segue un trattamento d'urto che ha l'obiettivo di eliminare quanto prima il sorgere dell'attacco di panico e di migliorare la capacità di gestione di situazioni che generano uno stato di ansia.
Infine, il percorso terapeutico prosegue con un lavoro introspettivo con l'intento di analizzare la dimensione emozionale e relazionale.

Certamente non è facile riuscire a riconoscere ciò che avviene dentro noi stessi e confrontarci con i propri limiti e le proprie paure. Ma è necessario lavorare su di sé per trasformare certe parti scisse e cristallizzate ed evolvere verso la costruzione della propria esistenza, ampliando aspetti della propria identità fino ad allora sconosciuti con un intento meraviglioso, che è quello di comprendere appieno la propria realtà psichica.

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