Dott. Roberto Pozzetti
Adolescenza e Dipendenze, Cantù (CO) - Como (CO)

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Dipendenze dal mondo digitale in età evolutiva

Articolo pubblicato il 7 Gennaio 2016.
L'articolo "Dipendenze dal mondo digitale in età evolutiva" tratta di: Le Dipendenze e Adolescenza.

"Lo trovo sempre davanti al computer!
Sarà un male?
".
"Questi ragazzi stanno sempre con gli occhi rivolti sullo smartphone.
Non c'è più dialogo fra i giovani?
".

Molto spesso nelle conferenze, in seduta o nelle consulenze via Internet ci vengono poste domande di questo tipo da parte di molti genitori quanto al rischio di Dipendenza nei loro figli, ragazzini o adolescenti, in modo preciso e puntuale oppure con una dose di esagerazione.
Preoccupandosi troppo o in modo legittimo, mamme e papà si interrogano su queste prassi sempre più diffuse.

Tali inquietudini si riferiscono spesso a quella fascia di età che non giunge ancora al rischio di un drammatico incontro con l'abuso di droghe e sostanze inebrianti.
Si tratta talvolta - nell'allarme per il tempo trascorso dinanzi alle immagini televisive, di smartphone o computer - di un timore che tale forma di Dipendenza possa sfociare in qualcosa di aggiuntivo e ben peggiore.

Ne sono esempi, appunto, l'uso di stupefacenti e certi pesanti Disturbi Alimentari, classicamente tipici della stagione adolescenziale e tardo-adolescenziale.
Fin dall'infanzia, in realtà, si cresce oggi in un contesto che tende a riempire qualunque vuoto. I vari momenti della giornata sono saturi di impegni: ogni mancanza, ogni faglia, gli attimi di inoperosità vanno colmati con una serie di iniziative. L'organizzazione settimanale di bambini e preadolescenti viene scandita da tutta una sfilza di impegni che si vanno a sommare a quelli scolastici.

Ecco, allora, i corsi di lingue, le attività sportive e motorie, i laboratori teatrali e musicali, i corsi di informatica. Questi ultimi sono i più indicativi della contraddizione intrinseca nel discorso educativo contemporaneo che, da un lato, ingaggia i giovanissimi sul versante degli strumenti della tecnologia e della rete per metterli al passo con le innovazioni, dall'altro si lamenta del tempo trascorso dai preadolescenti dinanzi agli schermi.

La focalizzazione familiare quanto alla crescita di un bambino sul sapere scolastico e sul rendimento nelle prestazioni porta, per un verso, a divenire troppo stressanti circa l'apprendimento, tanto da renderlo ossessionante con un effetto inibente, oppure che giunge a farlo rifiutare ancor di più.
Da un altro lato implica talvolta un tralasciare altre manifestazioni di sofferenza soggettiva, come ben sappiamo dalla nostra pratica con le adolescenti che manifestano importanti Disturbi Alimentari, i quali non vengono riconosciuti in quanto queste ragazze hanno, di frequente, un ottimo rendimento scolastico.

In quest'ultimo caso, abbiamo giovani donne brillantemente laureatesi e con ruoli professionali di elevato rilievo, le quali procrastinano la cura del loro problematico rapporto con il cibo.

Si tratta di blande forme di Dipendenza che evitano, però, la Dipendenza strutturale del soggetto umano dall'Altro.
Nulla di grave vi è in questo fino a che rimangono modi per instaurare legami sociali, di amicizia e di affetto.

Diventano davvero problematici quando si attua un rinchiudersi nel mondo virtuale, nel mondo della Dipendenza dagli schermi e dalle immagini, evitando sempre più i contatti umani.
A volte il rapporto con l'immagine viene utilizzato come un elemento rassicurante, pacificante. Talora, senza la sicurezza offerta dalle immagini si viene colti da una strana inquietudine: in questi casi, in fondo, il ricorso a questi schermi svolge una funzione ansiolitica.

Si consideri l'ampia diffusione della moda di scattarsi un selfie, per poi postarlo su Facebook o su Instagram. Nella figura del selfie troviamo un emblema del narcisismo, apparentemente rassicurante rispetto allo scambio dialogico, argomentativo con gli altri.
Si crede, a torto oppure a ragione, che una fotografia ben scattata valga più di mille parole.

Negli anni Ottanta, quando ero un ragazzino, a scuola ci venne proposto di scrivere un tema sull'argomento allora spinoso della videodipendenza.
Lo articolai sulla base di questa tesi: distinguere la televisione come strumento che ci porta il mondo in casa - permettendoci di venire aggiornati su quanto accade nell'attualità - da un rapporto di Dipendenza dalle immagini televisive giunto al punto di avere difficoltà a staccarsene.

La videodipendenza dalla TV comincia a divenire obsoleta e desueta; strumenti maggiormente attuali vengono utilizzati sia per aggiornarsi sia per scopi ludici.
Nuovi schermi sono però pronti a occupare le giornate dei ragazzi: computer, consolle ludiche, Play Station, Skype, cellulari di ultima generazione con varie applicazioni come Whatsapp e così via.

Nell'ambito della Psicoanalisi applicata al campo delle Dipendenze contemporanee, vengono sollevate numerose domande relative all'uso di queste applicazioni.
Si tratta di momenti che ritengo utili, per fare prevenzione rispetto a un problema comune, dall'evoluzione talora del tutto favorevole tanto da dissolversi con il tempo così come invece, talvolta, rischia di arrivare a incistarsi con un aggravamento.

Si considerino le videodipendenze, la Dipendenza da videogiochi, da smartphone o ancora lo shopping compulsivo.
Tali fenomeni conoscono una epidemica diffusione nella nostra società, soprattutto fra gli adolescenti e i preadolescenti.
Talvolta restano circoscritti nel tempo e si modificano positivamente con i naturali cambiamenti dell'esistenza e grazie al coinvolgimento in legami affettivi oppure in nuove appassionanti attività. In altri casi sfociano, invece, in Dipendenze altamente problematiche come quella da droghe, e inebrianti da pornografia o, nei Disturbi Alimentari, dal cibo.

Siamo, almeno nel mondo occidentale, nell'epoca che il Sociologo Zygmunt Bauman ha definito del passaggio da produttori a consumatori.
Qualche decennio fa suscitava scalpore e scandalo chi non era inserito nel mondo produttivo, chi non aveva voglia di lavorare.
Oggigiorno meno rilevante diviene quello che uno fa nella sua quotidianità, meno importante è l'attività professionale svolta; ciò che conta maggiormente sta in quello che si consuma.

Almeno nel mondo occidentale l'elemento fondamentale sta nell'essere al passo con i tempi del consumo, sta nel dotarsi degli strumenti della modernità: automobile di lusso, cene eleganti, vacanze in località esotiche e appunto computer. Chi consuma questi oggetti propinati dalla pubblicità è in linea con i dettami in auge, chi non li possiede e non vi può attingere risulta escluso, emarginato, tagliato fuori dal consesso sociale.

Credo, con lo Psicoanalista francese J. A. Miller, che si tratti di distinguere nettamente la reiterazione dalla ripetizione.
La ripetizione è uno dei concetti fondamentali della Psicoanalisi. Ad esempio, colui che è cresciuto in una famiglia in cui i genitori si sono sposati e hanno dedicato buona parte della loro vita alla formazione dei figli, si sente spinto a ripetere la stessa dinamica. Per questo troverà una sua dimensione nel costituire a sua volta una famiglia e nel crescere dei figli. Qualcosa del contesto in cui è maturato, del linguaggio che ha assimilato, si ripete e si ripresenta.

Il mondo digitale presenta delle caratteristiche peculiari della reiterazione.
I meccanismi in azione nei videogiochi sono sul lato della reiterazione.
Vi è sempre lo stesso scenario, prevedibile, con una serie di livelli da superare, con delle regole ben precise. Quando usiamo il computer, passiamo per una serie di dispositivi sempre uguali, identici: lo accendiamo, scriviamo la password, ci posizioniamo sulle icone preferite, apriamo una cartella sempre reperibile, navighiamo su un sito comunque rintracciabile.

Tutto questo evita l'incontro con il campo dello scambio umano in cui si avverte la gioia, la letizia, il piacere dato dalla convivialità, ma si mette anche alla prova la propria capacità di tollerare la sofferenza, di attraversare il dolore relativo ai conflitti che vi saranno sempre così come le pene d'amore.

L'amore non diviene così prevedibile né programmabile.
Anche il gioco umano, specialmente quello infantile, si connota per le sue specificità di variabilità e creatività come è evidente nel mondo della dimensione ludica fantasiosa.

Qualsiasi forma di Dipendenza si focalizza sul sollievo dai pensieri e dalle preoccupazioni. Le condotte reiterate di chi ha qualcuna delle varie forme di Dipendenza, comprese quelle tipiche del mondo virtuale, si caratterizzano per il fatto di convogliarvi tutte le energie distraendo dalle inquietudini della realtà che assalgono nei pensieri.

"Con l'aiuto dello scacciapensieri sappiamo dunque di poterci sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori".
(S. Freud)

La Psicoanalisi ritiene fondamentale ridurre l'elucubrazione dei pensieri, situati a livello dell'io, per puntare al piano del soggetto dell'inconscio.
Il soggetto dell'inconscio emerge con il campo della parola e del linguaggio, con i lapsus, con le dimenticanze, con i sogni.
Freud considerava questi ultimi la via regia per giungere all'inconscio e, tuttora, li troviamo un elemento portante, basilare per cogliere il desiderio da essi velatamente indicato.

Accorgendosi, magari dopo essere stati molto tempo senza volerlo vedere, di quanto tempo spendano i loro figli incollati davanti agli schermi, alcuni genitori cercano di imporsi in modo rigido e brusco. Si tratta di un tentativo di guarire la situazione, di recuperare, sovente tardivo e non sempre efficace. Reprimere serve a poco per quanto, in alcune occasioni, sia importante compiere qualche atto deciso, un intervento forte.

La cura è comunque preferibile rispetto alla repressione.

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