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Dott. Andrea Arrighi
Relazioni, amore, vita di coppia e disturbo narcisistico, Lesa (NO) - Milano (MI) - Farnese (VT)

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Ti amo, ti domino o dipendo? Narcisismo e potere nelle relazioni sentimentali raccontati attraverso il cinema

Articolo pubblicato il 6 Aprile 2016.
L'articolo "Ti amo, ti domino o dipendo? Narcisismo e potere nelle relazioni sentimentali raccontati attraverso il cinema" tratta di: Relazioni, Amore e Vita di Coppia e Disturbo Narcisistico di Personalità.

Trovare la cosiddetta "anima gemella" oggi appare sempre più un lavoro eccessivamente faticoso - in termini psicologici - per numerosi pazienti.
I contributi della sociologia e della storia della nostra cultura ricordano costantemente come innamoramento e amore siano stati aspetti trascurati o considerati secondari, in una relazione matrimoniale, fino a tempi recenti. Ci si sposava, anche in occidente, per convenienza economica, con matrimoni combinati dove i genitori decidevano molto spesso il "miglior partito" per i rispettivi figli. Sentimenti e desideri dei giovani sposi erano tenuti in conto, ma in un modo molto relativo.
Attualmente ci si confronta, invece, con un compito opposto: gestire una libertà di scelta, in termini di partner, che può apparire persino eccessiva.

Con social network e applicazioni specificatamente dedicate a trovare incontri, potenzialmente infiniti, si resta con il dubbio costante in merito alla scelta sentimentale fatta. "Potrei trovare di meglio!", ci si dice fra sé o agli amici. E le relazioni diventano, come nota Bauman1 "liquide", dove ognuno investe poco in termini affettivi e personali e quindi i rapporti vissuti come estremamente fragili: ci si può "disimpegnare" con un sms, senza troppe spiegazioni. Non viene affrontata, in questo modo, la difficoltà di scegliere pensando di costruire una relazione stabile, dove si vada molto oltre l'entusiasmo iniziale.

Come nota l'analista filosofo M. Montanari2, il rapporto d'amore può essere pensato come un "esercizio filosofico" dove entrambi i partner si riconoscono nelle loro luci ed ombre. Soprattutto, nota sempre Montanari, è lo stesso concetto di "anima gemella", erroneamente attribuito a Platone, che dev'essere drasticamente corretto in quanto pericoloso "equivoco" dell'amore: i partner di una coppia potrebbero già sentirsi meglio considerandosi ciascuno qualcosa di intero e completo, non la "metà" di qualcosa.

In un rapporto di lunga durata, soprattutto sentimentale (ma non solo), ci si confronta non unicamente con il passare del tempo, coi mutamenti di opinioni, gusti, e modi di sentire personali, ma anche con l'intima soggettività che ogni soggetto arriva inevitabilmente ad esprimere in una relazione d'amore. Ecco che allora l'ostacolo maggiore che incontriamo non solo nel trovare, ma anche nel mantenere una relazione soddisfacente, è il disturbo narcisistico.

Come analista junghiano mi capita spesso di trattare - a proposito di narcisismo - relazioni sentimentali basate su uno stile di vita che effettivamente assomiglia molto a un pericoloso specchiarsi e annegare nella propria immagine. Spesso si tratta di soggetti che, come accennato prima, raccontano una grande difficoltà nel trovare il partner "giusto". Eppure sono di bell'aspetto e affascinanti e si compiacciono di essere seduttivi e capaci di divertire e intrattenere brillantemente chiunque a loro piaccia. Ma ogni partner con cui riescono ad instaurare anche solo una breve relazione si rivela poi, regolarmente, al di sotto delle loro aspettative: appare, già nel breve periodo, "poco profondo", scarsamente "sensibile o premuroso" nei loro confronti.

Capita poi che questo tipo di uomini e donne incontri a sua volta persone estremamente esigenti, che già dopo una o due serate passate assieme non si fanno più sentire, scompaiono nel nulla, non rispondendo più al cellulare o in chat. E il soggetto narcisista, sentendosi allora ferito in maniera specificatamente "narcisistica" (cioè messo in dubbio proprio rispetto alle sue abilità seduttive o di intrattenitore) allora cede ad una dolorosa sensazione di fallimento, di sfiducia in se stesso o di vergogna, rivivendo, almeno in parte, esperienze frustranti passate, sperimentate nel rapporto con le figure genitoriali di riferimento.

Tuttavia mi capita anche di trattare frequentemente coppie "narcisiste", formate da due "narcisi" che pensano di aver trovato l'anima "gemella": qui la relazione è vissuta come l'unica risorsa della propria esistenza. E i due partner vivono in una dipendenza reciproca quasi assoluta. Il legame è "il mondo" e loro si specchiano pericolosamente nella loro relazione considerata perfetta, eterna e immutabile.

Un esempio dal mondo del cinema

Personalmente amo il cinema e lo utilizzo spesso non solo come strumento didattico, ma anche come mezzo terapeutico per mostrare ai pazienti gli effetti di determinati comportamenti scarsamente soddisfacenti.

Vorrei richiamare l'attenzione su un film, forse non famosissimo: Luna di fiele (Bitter Moon) di R. Polanski, (Francia, Regno Unito, 1992).
Come ho evidenziato in un mio recente contributo3 nel tipo di coppia narcisista, raccontata molto bene in questa pellicola, è quando uno dei due inizia ad avvertire meno coinvolgimento e sente meno passione che arrivano i problemi più significativi e che, soprattutto, viene svelata la dinamica di potere che sta alla base di una relazione sentimentale di dipendenza. Sembra, infatti, mancare quasi sempre, da parte di entrambi i partner, la capacità di trasformare il rapporto stesso, accettando momenti di noia, di crisi o il semplice passare del tempo. Manca, soprattutto, un lavoro su di sé per conquistare una personale autonomia psicologica.
Come notano anche contributi classici4, il narcisista - ma anche la coppia basata su uno stile narcisistico di relazione, per così dire - non tollera l'invecchiamento, che si manifesta anche con un calo di tensione erotica o di passionalità nel fare l'amore.

Il protagonista maschile di Luna di fiele, dopo un periodo di travolgente entusiasmo generale dove la coppia "vede e frequenta" solo se stessa, inizia ad avvertire un cedimento nel suo coinvolgimento: si sente "in riserva" – come se stesse parlando del carburante della sua auto – rispetto alla propria passione.

La coppia proverà in tutti i modi a tornare alla situazione estatica da "paradiso perduto" dei loro inizi attraverso giochi erotici nuovi ed estremi, oppure vivendo meno "in coppia" e uscendo di più con amici e conoscenti. Ma inutilmente. Manca, infatti, un reale interesse nei confronti del partner, che è considerato solo come "oggetto" della propria passione, quindi come qualcosa da possedere, su cui avere potere in quanto fonte apparentemente inesauribile di benessere.

Nel film non viene raccontato quasi nulla della biografia dei due protagonisti. E loro sembrano parlare solo dei sentimenti che li riguardano e di come avvertano il calo di passione rispetto agli inizi. Lo spettatore può comunque notare bene che si tratta di due soggetti isolati, non realizzati professionalmente, centrati solo sul soddisfare dei loro bisogni: hanno certamente in comune la necessità di dipendere da qualcuno. Quindi - come il film racconterà - di avere anche un solido potere sull'oggetto del proprio desiderio.

Ad un certo punto i due arrivano a lasciarsi. Ma la protagonista femminile non sopporta la rottura: da narcisa sofferente, come accennato, non sembra aver coltivato o mantenuto altri rapporti significativi a cui rivolgersi. Dichiara di non avere nessuno al mondo, se non il suo compagno a cui pensare: lei per prima si scopre patologicamente dipendente. E lui, anche se è stata sua la decisione di lasciarsi, cede alla tentazione di avere in totale suo potere la compagna, che accetta di restare, lasciando libero l'(ex) partner di avere tutte le relazioni sentimentali che desidera. Si crea, quindi, un legame di potere che si rivelerà palesemente sado-masochista.

In un primo momento è il partner maschile a ricoprire il ruolo del sadico, costringendo la compagna a subire umiliazioni e svalorizzazione costante di sé fino ad essere costretta anche ad un aborto.
Successivamente sarà invece lui la vittima masochista, una volta ridotto su una sedia a rotelle a causa di un doppio incidente: prima viene investito da un'auto e dopo viene fatto cadere, di proposito, dal letto in ospedale da lei, tornata da lui solo per vendicarsi. Lei lo curerà "sadicamente", restando con lui: arriverà anche a sposarlo, proprio per ribadire una dipendenza inscindibile tra di loro. E passerà il tempo maltrattandolo e umiliandolo di continuo, svagandosi lei, questa volta, con altri uomini. Lui non fugge, un po' per senso di colpa rispetto al male provocato a lei e un po' perché avverte lui stesso un legame troppo forte con la sua sadica amante.

Come Narciso, anche loro finiranno per annegare nell'immagine ormai deteriorata della loro coppia. Lui uccide lei, non sopportando più quella situazione, e poi si suicida, ammettendo tra sé: "siamo stati troppo avidi, bambina!"

Questo film, di cui ho proposto solo una parziale sintesi, credo focalizzi abbastanza bene la connessione tra narcisismo e potere, almeno per quello che mi capita di trattare nel mio lavoro privato di Psicoterapeuta e analista biografico ad orientamento filosofico.

Il compito di una Psicoterapia in situazioni simili, di coppia o individuali, è quello di curare le ferite narcisistiche dei singoli individui, così che arrivino a sentirsi "completi": rintracciare le carenze affettive della propria storia personale, riviverle attraverso il colloquio psicoterapeutico o mediante esercizi di scrittura autobiografica, per trasformarle in qualcosa di elaborato, quindi di effettivamente "passato", è quello che credo più opportuno.
E la relazione sentimentale potrà essere qualcosa di ben differente da una dipendenza patologica dove l'amore è confuso con il dominio del partner: potrà essere, invece, confronto tra due mondi – e non due "metà" - che scambiano reciprocamente e condividono esperienze di vita e affettività.

Note
  1. Bauman Z. (2003) Amore liquido, Tr. it Laterza, Roma-Bari, 2006.
  2. Montanari M., Gli equivoci dell'amore, Mursia, Milano, 2015.
  3. Arrighi A., La soluzione trascurata. Bene e male nella psicologia junghiana raccontati attraverso il cinema, Alpes, Roma, 2015.
  4. Gabbard G.O. (2000), Psichiatria psicodinamica, Tr. It. R. Cortina, Milano, 2002.

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