Dipendenza da internet

Articolo pubblicato il 31 Maggio 2016.
L'articolo "Dipendenza da internet" tratta di: Le Dipendenze.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Marcella Dittrich.

Durante un incontro avvenuto di recente con insegnanti e genitori sul tema delle dipendenze patologiche, ci siamo soffermati a lungo sui rischi legati all'abuso di internet nelle sue varie modalità. Si tratta di un tema molto attuale, che suscita parecchi interrogativi: per questo ho pensato di mettere nero su bianco alcuni contenuti emersi preceduti dalle domande che li hanno "stimolati".

Quali sono le forme di dipendenza legate a internet più diffuse?
Sono:

  • dipendenza da social network
  • connessione con siti pornografici
  • ricerca continua ed esagerata di notizie on line
  • gioco d'azzardo (per adulti)
  • giochi di ruolo (adolescenti)

Negli ultimi anni in Italia sono stati aperti due Centri specializzati in queste forme di dipendenza: a Roma presso il Policlinico Gemelli e a Torino presso l'Ospedale Le Molinette.

Come si comportano i "dipendenti" patologici nella vita di tutti i giorni? E quindi come si distingue chi sta male da chi ne fruisce normalmente anche se per tante ore?
I dipendenti patologici:

  • trascurano le attività più scontate e necessarie nella gestione della quotidianità;
  • spesso c'è un alterazione del modo di alimentarsi o delle ore di sonno;
  • anche gli obblighi lavorativi o scolastici possono essere trascurati;
  • la persona coinvolta ha uno scatto rabbioso se le viene sottratto il supporto digitale;
  • la vita sociale "reale" è quasi assente e comunque poco significativa

C'è da preoccuparsi che ci sia una vera e propria patologia se si passa molto tempo al pc o allo smartphone e ricorrere a consultazione specialistica?

In realtà nella gran maggioranza dei casi non è così; internet è uno svago, un divertimento che si sceglie di utilizzare e che per molti versi offre diverse occasioni di arricchimento.

Si è di fronte ad una patologia da dipendenza quando non c'è più la possibilità di scegliere se fare o non fare un'azione. Questo riguarda il consumo smodato di internet ma anche altre situazioni, come un'alimentazione incontrollata, il bisogno di fumare, di bere ecc.. Si avverte un impulso verso un oggetto o una situazione e non è possibile astenersi dal farlo, anche se lo si desidera.

Anche le relazioni possono essere "patologiche" quando si vive un legame che anche se fa star male o non si è corrisposti come si vorrebbe, ma non si riesce a chiudere.
Quando ci si prova, il senso di vuoto è così forte e angosciante che per alleviarlo si torna in quel rapporto anche se non procura piacere e benessere. Oppure ci si sente incapaci di vivere da soli, di gestire momenti di solitudine con sé stessi e si vive con qualcuno non per scelta ma perché non ci si riesce a separare. Si nota spesso questa situazione nel caso di persone che convivono da molto tempo, stanno male in quella situazione ma non riescono a trovare il modo di separarsi ovvero di affrontare quel lutto.
Di solito le cause alla base dell'angoscia di separazione risalgono al passato e può essere utile indagarle per dare loro un senso e far sì che diventino meno paralizzanti. Anche il rapporto di fiducia con il terapeuta, una figura vicina e alleata, può aiutare a recidere i cordoni di un rapporto distruttivo sentendosi appoggiati in maniera sana.
La dipendenza affettiva sana è una risorsa importante invece, di cui tutti sentono la necessità (sotto forma di partner, amici, famigliari ecc.).

Come genitori o insegnanti è necessario limitare il tempo che i ragazzi trascorrono internet? Quando l'uso dei social diventa preoccupante?

Il tema del controllo è difficile, perché può imporre un braccio di ferro con i ragazzi che a volte può non essere necessario. Se gli adolescenti hanno oltre alla vita virtuale un buon coinvolgimento nella vita reale (con attività e incontri con amici veri, in carne ed ossa) i social network possono addirittura migliorare la comunicazione, perché la rendono più presente e flessibile.

Il problema c'è quando la realtà concreta degli incontri in carne ed ossa e quella virtuale sono dissociate; tutte le emozioni dell'incontro che passano per il corpo nostro e dell'altro, non ci sono nel virtuale. E questo può diventare un problema perché si è visto che spesso le persone non imparano a gestire e a riconoscere le emozioni personali ed altrui e quindi a stare con soddisfazione nei rapporti reali.
Ci sono timidezze ad esempio, gestite attraverso profili facebook che mostrano l'opposto, che se restano su quel livello, diventano un ostacolo insormontabile rispetto ad un incontro reale.

La competenza nel riconoscimento e nella gestione dei sentimenti è qualcosa di complesso che si acquisisce con gradualità e va a far parte della nostra identità.
Anche la nostra identità dipende dal rapporto che abbiamo con gli altri, da quello che ci ‘rimandano' di noi' ed è un processo dinamico in continuo cambiamento. Per questo l'isolamento non può essere d'aiuto nella sua formazione.

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