Dott. Andrea Arrighi
Le Dipendenze: dipendenza da internet e Disturbo Narcisistico di Personalità, Lesa (NO) - Milano (MI) - Farnese (VT)

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Narcisismo, tecnologia e frustrazione: la dipendenza psicologica da smartphone, tablet, social network e gioco d'azzardo on line

Articolo pubblicato il 6 Luglio 2017.
L'articolo "Narcisismo, tecnologia e frustrazione: la dipendenza psicologica da smartphone, tablet, social network e gioco d'azzardo on line" tratta di: Le Dipendenze, Gioco d'Azzardo Patologico e Disturbo Narcisistico di Personalità.

Da un punto di vista strettamente psicologico potremmo dire che la dipendenza da mezzi tecnologici sia tra le più gravi, in quanto molto diffusa ma scarsamente conosciuta o riconosciuta come tale. Altre dipendenze come quelle relative a sostanze (alcol, droga) trovano ormai non solo riconoscimento, ma anche appropriati servizi di cura pubblici e privati. Il gioco d'azzardo, specialmente nella sua versione telematica-tecnologica, credo sia ancora non sufficientemente riconosciuto come patologia.

Il problema penso possa essere collegato col tema del narcisismo (tema che ho approfondito anche in un altro articolo1 su Psicocitta). Il tema dello "specchiarsi" nel proprio mondo, tendendo ad isolarsi con modalità diverse e in maniera sempre maggiore, trova nella tecnologia mezzi certamente funzionali allo scopo.

Smartphone e tablet: la chat con gli altri, ma soprattutto con… me stesso.

Il paradosso dei social network è che il termine "social" starebbe ad indicare un sano e auspicabile desiderio di conoscere nuove persone e mantenere vivi i rapporti con amici "non virtuali". Tuttavia si è venuto a creare un tipo di relazione dove con poche battute, e con scarso (e faticoso) confronto reale , si allontana o si annulla (si fa letteralmente "sparire" o si "sparisce") la relazione con una persona.

Gli adolescenti – ma non solo loro! – si dice ormai che si mettano assieme o si lascino con un sms. L'altro esiste e serve, quindi, quasi esclusivamente a rinsaldare l'immagine che io ho di me. Non viene apprezzato un dialettico confronto dove l'altro è qualcosa di realmente "diverso" da me. Inoltre, proprio grazie a smartphone e tablet, continuo letteralmente a "guardare", scattando infinite fotografie, non solo la mia immagine (il mio volto, il mio corpo in mille pose e vestiti), ma il mio mondo così come io voglio immaginarlo e fissarlo (il mio partner, la mia casa, i locali o i luoghi più frequentati).

"Annego, come la figura mitica di Narciso, proprio nel vivermi quasi esclusivamente in queste immagini", ammette un paziente dopo la rottura di una relazione importante.
Il punto risulta essere che non si accettano confronti, cioè rapportarsi con qualcosa di effettivamente "diverso" da me o dalle mie aspettative. E quando una relazione duratura o appassionante finisce, il vuoto – anche fotografico – che si crea appare incolmabile, ingestibile. La rottura stessa di un rapporto, magari anche con la consapevolezza di un disagio reciproco rispetto ad aspettative differenti, risulta "non prevista", proprio perché l'altro è parte di me, del mio mondo... della mia immagine che costantemente fotografo, quasi per controllarne, ossessivamente, la sua consistenza e la sua permanenza in vita.

"Non è previsto che il destino possa modificarsi così radicalmente, che ci possano essere piani realmente diversi, non solo per la mia vita di coppia, ma anche per il lavoro", insiste un altro paziente.
Il tema del confronto con qualcosa di diverso diventa il tema del confrontarsi con la frustrazione. La tecnologia, in termini semplici, evita quella frustrazione che ha effetti anche importanti e positivi, come già ricordava Freud. È dal mancato soddisfacimento del bisogno immediato che il bambino piccolo inizia gradualmente a immaginare, proprio come effetto del mancato intervento materno. Così nasce, ad uno stato embrionale, il pensiero stesso e la capacità di procrastinare, rimandare ad altro momento la soddisfazione, gestendo la frustrazione stessa.

Invece con i social network, ma soprattutto con l'essere "sempre connessi", i nostri amici sono potenzialmente sempre con noi. Non siamo mai soli. E quindi la frustrazione semplicemente non esiste, finché non accade qualcosa.
"Diventa davvero difficile gestire una solitudine reale, anche temporanea. Figuriamoci la fine di una storia significativa!", ammette sempre un paziente. E questo potrebbe spiegare il disagio, anche notevole, legato ad "amicizie virtuali negate" sui social network. Manca sempre più una normale capacità di gestione della frustrazione. Problema evidenziato anche nel mondo reale in ambito scolastico, dove voti insufficienti o inferiori alle aspettative dei diretti interessati (o dei loro genitori) vengono interpretati non come "incidenti di percorso", utili stimoli di autocritica per ottenere un miglioramento, ma come "catastrofi" che compromettono irreparabilmente la propria autostima e la futura carriera scolastica e professionale.

Gioco d'azzardo on-line.

Il narcisismo arriva a dominare il soggetto anche e forse soprattutto nella situazione di gioco attraverso internet, con carta di credito o possibilità di utilizzare il proprio bancomat. Qui il problema è ancora - credo opportuno sottolinearlo ulteriormente - l'isolamento sociale. È in questo contesto che non troviamo, neppure potenzialmente, un sostegno sociale nella forma anche solo di un banale invito a smettere da parte di un gestore di un esercizio pubblico.

Il giocatore nel suo azzardo non tollera assolutamente frustrazioni di alcun genere proprio rispetto alla perdite più o meno ingenti subite. Anzi: la frustrazione diventa il motivo per continuare a perdere, seguendo acriticamente il miraggio di una rivincita sempre più improbabile. Il bisogno narcisistico di soddisfare il sogno di guadagni ingenti provoca perdite quasi pari a quel montepremi che è indicato da lotterie e gratta e vinci di vario genere. "Con quello che ho perso avrei potuto veramente comprare una casa, estinguere un mutuo, realizzare viaggi e progetti di una certa importanza!" ammettono diversi pazienti.

È bene ricordare che purtroppo la solitudine sociale del giocatore d'azzardo - ma anche di colui che dipende dall'uso di internet, cioè che non riesce a restare "non connesso" per più di qualche ora e viene tormentato dall'ossessione di dover controllare, verificare, condividere, postare, partecipare alla community virtuale – è alimentata anche dalla scarsa critica che rintracciamo nelle istituzioni stesse. Il gioco d'azzardo è legale, anche se proibito ai minori. Solo qualche breve frase sintetizza sbrigativamente il rischio di "dipendenza patologica".

Per quanto riguarda l'uso di internet tramite smartphone e tablet si parla genericamente di rischi alla salute, ma ancora non sufficientemente della dipendenza patologica. Le istituzioni e la società in generale, per ora, sembrano comportarsi come la applicazione "Siri", presente sui nostri computer. "Siri" sembra la realizzazione di qualcosa che il cinema di fantascienza aveva raccontato da tempo. Si pensi al computer intelligente di "2001 Odissea nello spazio" di Kubrik. Ma meglio ancora a "Blade Runner" di R. Scott. In questa pellicola del 1980 comparivano già dei "replicanti" che venivano definiti "più umani degli umani", nel senso che, come "Siri", apparivano empatici: intercettavano, come fa internet con i "cookies" in generale, i nostri gusti e preferenze. I "replicanti" si configuravano come partner a loro modo "sensibili ed empatici", pronti a soddisfare, anzi, anticipare ogni nostro desiderio e soddisfarlo in quanto dotati di una sfera emotiva complessa, che emergeva anche grazie a test psicologici, simili a quelli usati ad inizio carriera da C. G. Jung, che avevano l'obiettivo di suscitare emozioni in riferimento all'ascolto di determinate parole associate ad altre2.

Oggi si inizia a parlare degli innegabili vantaggi dell'intelligenza artificiale in ambito medico, nei processi di diagnosi e di cura di importanti malattie. E si parla dell'esistenza di replicanti o robot super intelligenti, sensibili ai gusti del proprietario, che possono fungere da partner o anche sostituirsi all'uomo in diversi tipi di lavori3.

La società sembra comportarsi in un modo accondiscendente ed accomodante, ben poco critico nei confronti della dipendenza da internet. Ci sono ovviamente motivi economici, come anche rispetto al tema del gioco d'azzardo, che rendono complesso il problema. E la questione della dipendenza psicologica connessa ad un uso eccessivo di internet viene in questo modo trascurata.

La Psicoterapia come confronto con la diversità e come strumento per apprendere a gestire la frustrazione.

La Psicoterapia si configura, allora, come cura, nel senso che il soggetto narcisista, ammesso almeno in parte il proprio disagio, magari e preferibilmente anche con il sostegno congiunto di un valido gruppo di auto-aiuto, prova a confrontarsi con un ascolto non solo di ciò a cui è abituato raccontarsi o sentirsi raccontare da amici o parenti accondiscendenti, o magari inconsapevolmente complici, ma anche e soprattutto della sua parte inascoltata e sofferente: quella che il terapeuta prova a proporgli attraverso un ascolto attento e critico.

La restituzione che il terapeuta propone è ben diversa da quella di "Siri" o di un robot accomodante: cerca, al contrario, di mettere in evidenza i punti critici, potenzialmente distruttivi, che vengono messi in atto. Soprattutto, si cerca, nel tipo di terapia ad orientamento psicoanalitico o dinamico, di rintracciare, nella biografia del soggetto, le cause che spingono a preferire relazioni virtuali a quelle reali, o i motivi, scarsamente consapevoli, legati alla necessità restare "sempre connessi".
Viene anche evidenziato come le relazioni stesse sembrino spesso, quando è in atto una dipendenza anche moderata da parte di entrambi i partner, avere caratteristiche narcisistiche: due individui - ma anche un piccolo gruppo o una famiglia - che, invece di relazionarsi, restano a "specchiarsi" nel proprio mondo personale, cioè nel proprio social network, nei propri contatti con cui chattano.

La Psicoterapia può evidenziare i motivi personali - anche se collettivamente condivisi - di questo dover essere quasi sempre "altrove" nei rapporti personali. Naturalmente si tratterà - come nel caso di ogni dipendenza - di rintracciare nella storia di vita i motivi profondi che agganciano - se così si può dire - nel senso di coinvolgere patologicamente, un individuo ad un utilizzo compulsivo ed esagerato di internet.

Note
  1. Per approfondire, Arrighi A., Ti amo, ti domino o dipendo? Narcisismo e potere nelle relazioni sentimentali raccontati attraverso il cinema, articolo pubblicato su Psicocitta.it, 6 Aprile 2016
  2. Ho approfondito questo tema nel mio saggio "La soluzione trascurata. Bene e male nella psicologia junghiana raccontati attraverso il cinema", Alpes, 2015
  3. Si veda, ad esempio, Staglianò R. "Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro", Einaudi, Torino, 2016
Riferimenti bibliografici
  • Arrighi A., "La soluzione trascurata. Bene e male nella psicologia junghiana raccontati attraverso il cinema", Alpes, Roma, 2015
  • Manca M. (a cura di), "Generazione hastag. Gli adolescenti dis-connessi", Alpes, 2016, Roma
  • Jung C. G. (1904), "L'associazione verbale negli individui normali", in "Opere" , vol.2, Tr. it. Boringhieri, Torino, 1997.
  • Staglianò R., "Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro", Einaudi, Torino, 2016.
  • Vegetti Finzi S., "Storia della psicoanalisi. Autori, opere, teorie 1895-1990", Mondadori, Milano, 1990

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