Dott. Roberto Pozzetti
Disturbi alimentari, adolescenza e amore, Como (CO)

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Apertura e chiusura verso l'amore nei Disturbi Alimentari

Articolo pubblicato il 19 Aprile 2017.
L'articolo "Apertura e chiusura verso l'amore nei Disturbi Alimentari" tratta di: Disturbi Alimentari e Adolescenza.

L'adolescenza come momento di separazione

La prima tesi che propongo1 sta nel situare la logica dei Disturbi del Comportamento Alimentare in riferimento allo specifico frangente dell'esistenza nel quale essi cominciano a presentarsi. Constatiamo che il loro esordio si verifica quasi sempre in età adolescenziale.

L'adolescenza è una fase di separazione dall'Altro familiare, mentre l'infanzia è il momento di iscrizione nel contesto familiare.
Il bambino viene iscritto nel sociale dalla famiglia: viene registrato all'Ufficio Anagrafe subito dopo la nascita, viene inserito all'asilo nido e nei vari ordini e gradi di Scuole, viene iscritto ai corsi pomeridiani così come viene iscritto nelle società sportive.
L'adolescente manifesta, invece, presto o tardi, una certa esigenza di separazione: sceglie un Liceo in contrapposizione con il desiderio parentale, frequenta gruppi informali, sportivi o musicali poco graditi alla famiglia, attraversa esperienze trasgressive che tiene per sé lasciandone all'oscuro i genitori.

L'antiamore

Vi è una lettura clinica dei Disturbi del Comportamento Alimentare come forma di separazione estrema dagli altri, sino al rifiuto dell'Altro: rifiuto del dialogo, rifiuto dell'ascolto, rifiuto dei legami sociali e affettivi.

Per cogliere bene il nesso fra l'alimentazione e lo scambio con gli altri basta porci una semplice domanda: con chi mangiamo?.
Di solito ci nutriamo con gli altri in un ambito conviviale; ci alimentiamo insieme ai familiari, agli amici, ai colleghi di lavoro. Quando ci capita di andare in un ristorante o in un bar da soli, abbiamo piacere nello scambiare quattro parole con la cameriera, con il cuoco o con il barista. Il rifiuto del cibo è, in questi casi, dunque anche rifiuto del legame relazionale.

Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare in queste situazioni? Sono il contrario dell'amore, forme di anti-amore, come disse lo psicoanalista francese Jacques-Alain Miller alcuni anni or sono. Questa espressione era riferita alla tossicomania. Crediamo sia, in senso lato, adatta a descrivere una certa forma di rapporto con il cibo là dove il godimento dell'abbuffata bulimica e delle molteplici pratiche di compensazione funzionali a smaltire almeno parte delle calorie in eccesso risulta preponderante sullo scambio con gli altri. Bulimia, BED (Binge Eating Disorder), obesità ne costituiscono le forme più comuni. Come clinici, abbiamo esperienza di pazienti con DCA a insorgenza adolescenziale la cui evoluzione sfocia in disturbi psicopatologici conclamati e gravi oppure in importanti problematiche depressive. L'antiamore ne raffigura buona parte dei casi.

L'alternarsi di apertura e chiusura verso l'amore

Un altro modo di costruzione clinica di quanto avviene nei Disturbi del Comportamento Alimentare è quella dell'alternarsi di fasi di apertura e di chiusura verso l'amore, sentimento così importante in adolescenza.
È questa la seconda tesi che propongo: per intendere quanto stanno ad indicare i Disturbi Alimentari nelle ragazze, si tratta di desumere il loro posizionamento di quell'istante nei confronti di Eros.
Molte volte l'oscillare fra periodi di restrizione alimentare di stampo anoressico - con diete ferree e attività frenetiche volte al dimagrimento del corpo - e picchi di golosità o voracità bulimica non va senza correlazioni con l'avvicendarsi di interesse e irrigidimento nei confronti della vita amorosa.

In alcune ragazze, quando vi è rifiuto d'amore e della sessualità, vi è anche rifiuto del cibo; quando vi è apertura verso l'amore e la sessualità, vi è anche apertura verso il nutrimento sino a giungere alle abbuffate.
In altri casi, vi è sostituzione: quando vi è frustrazione d'amore, giunge in primo piano il soddisfacimento del bisogno e vi è il riempirsi bulimico con il cibo; quando vi è apertura verso l'amore, il cibo non è più così importante né centrale nell'esistenza della ragazza. Riusciamo a essere efficaci con il campo della parola, sul quale si basa la psicoanalisi, soprattutto quando vi è apertura. Apertura verso l'amore, ma anche apertura dell'inconscio che non è più così otturato dall'oggetto cibo come forma di godimento. Diviene allora operativo il dispositivo dell'inconscio con sogni, associazioni, lapsus, fantasie che aprono un'altra scena. È sulla scena dell'inconscio che più spesso avviene la guarigione.

Va ricordato quanto vi sia in gioco una sfida, un cimentarsi con l'onnipotenza materna, la quale intende nutrire credendo di sfamare senza accorgersi che ciò di cui ha veramente bisogno l'essere umano (in particolar modo una ragazza adolescente) va ben oltre il piano dei bisogni primari.

La cura analitica passa per il parlarne anziché rimanere ancorati al godimento orale incistato nei vari alimenti. Si tratta di parlarne e, soprattutto, di dirne bene, in quanto l'atto di dire va distinto dall'atto di parola: dire include la sorpresa dell'inconscio con la libera associazione, con i lapsus, dicendo quanto viene in mente senza ritegno e senza moralismi.

Un problema femminile

In queste situazioni, dinanzi all'evidenza clinica della notevole preponderanza della diffusione del fenomeno dei Disturbi del Comportamento Alimentare fra le ragazze, risulta legittimo chiedersi i motivi di questo rubricarsi del problema nel genere femminile.
Perché si tratta di disturbi femminili, mentre l'uso di alcolici e droghe - altra piaga sociale frequente fra i giovani - rimane una via di trasgressione molto più usuale fra i ragazzi?

In prima istanza, va sottolineato come i Disturbi Alimentari tendano a situarsi, tranne che sul versante dell'obesità, dal lato della sottrazione di cibo, della sottrazione di peso; sono forme di adesività a un modello femminile imperante che tende ad associare magrezza a bellezza. Al contrario, la tendenza più comune quanto all'immagine maschile di successo sta nell'aggiungere muscolatura, nell'aumentare la prestanza, nell'aggiungere danaro, potere; questo sino a scadere nella forma clinica estrema della addiction, termine inglese che definisce la dipendenza da inebrianti.

Un secondo fattore di questa distinzione fra maschile e femminile sta nella diagnosi differenziale. L'isteria costituisce classicamente il tipo di situazione clinica più frequente nelle donne come indica il nome stesso di questa problematica che rinvia, infatti, all'utero. L'isteria presenta dei sintomi nel corpo e i Disturbi Alimentari con la loro caratterizzazione eminentemente corporea ne costituiscono, talvolta, una forma moderna.
Sul lato maschile, prevalgono i disturbi ossessivi, nei quali è in primo piano la ruminazione a livello del pensiero: pratiche come l'abuso di alcolici fungono anche da "scacciapensieri" - per citare un'espressione di Freud riferita al vino - in quanto riducono la tendenza a pensare agli stessi argomenti in modo ricorrente, con un certo automatismo.

Infine, un terzo elemento da stigmatizzare sta nel diverso valore conferito all'immagine nei maschi e nelle femmine. In generale, le ragazze si fissano di più sullo sforzo di far coincidere la propria immagine con un modello estetico dominante, come quello delle modelle androgine propalato dai media; sul lato maschile vi è piuttosto il valore attribuito all'oggetto, nelle sua varie manifestazioni: dal pallone, allo scooter, al relazionarsi con la ragazza quale oggetto. Il lato critico di questo rapporto con gli oggetti sta proprio nell'epidemia del consumo di alcol e droghe là dove questi oggetti di godimento divengono la pietra scottante di tale modalità maschile.

Ecco la terza tesi del nostro breve testo: per questi motivi, i Disturbi del Comportamento Alimentari sono e resteranno sempre un problema clinico maggiormente diffuso fra le ragazze e le donne.

Note
  1. Il presente articolo deriva da un intervento presentato il 15 marzo 2017, in occasione dell'evento organizzato presso la location di Villa Gallia a Como, nella Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, volta alla sensibilizzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare. La Giornata del Fiocchetto Lilla è stata promossa da Stefano Tavilla, papà di Giulia, una ragazza deceduta a 17 anni, mentre era in attesa di venire accolta in una struttura convenzionata per il trattamento dei DCA.

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