Dott.ssa Federica Merlini
Disturbi dell'umore: la depressione, Bovolone (VR)

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La depressione e i suoi correlati fisiologici

Articolo pubblicato il 5 Settembre 2017.
L'articolo "La depressione e i suoi correlati fisiologici " tratta di: Disturbi dell'Umore e Depressione.

La depressione è una patologia che rientra, secondo DSM 5, tra i disturbi dell'umore.
Le statistiche stimano che circa 340 milioni di persone nel mondo soffrano di qualche forma di depressione e che la fascia più colpita sia quella dei 30-50 anni di età.
In particolare vi rientrano: la depressione definita "maggiore", la depressione reattiva, il disturbo bipolare, il disturbo disforico premestruale (una novità rispetto la precedente edizione del manuale diagnostico) e il disturbo distimico.
Come si può, quindi, ben dedurre, non esiste una definizione unica di "depressione". Questa può manifestarsi con diversi sintomi fisici e comportamentali, con diversa intensità e per diverse cause, in maniera cronica o temporanea, anche se i correlati fisiologici alla fine sono pressoché i medesimi.

Cosa intendiamo per "correlati fisiologici"?
Il pattern di neurotrasmettitori che si mette in moto e che vanno ad innescare e/o a mantenere una serie di reazioni fisiche e comportamentali (tra cui il modo di pensare catastrofico, l'anedonia e il conseguente comportamento di una persona con depressione).

Come si sente una persona che soffre di depressione? Tra i sintomi più comuni: un forte senso di affaticamento, il sentirsi svuotati dalle energie o, per contro, irrequieti, nervosi, difficoltà ad addormentarsi (si dorme troppo o si dorme troppo poco), tristezza fino ad arrivare all'angoscia, difficoltà nel prendere decisioni, tendenza alla catastrofizzazione di ogni singolo evento quotidiano (si tende a rimuginare costantemente), tendenza ad isolarsi e talvolta, nei casi più gravi, tentativi di suicidio.

Perché ci si sente stanchi, tristi, senza la capacità di reagire, o paradossalmente nervosi e irrequieti? La domanda che sorge spontanea è: esiste una predisposizione genetica allo svilupparsi della depressione oppure è il solo modo "disfunzionale" di pensare e rimuginare che ci porta ad essere depressi?
A questo va a sommarsi l'eterno problema dell'uovo e la gallina: pensiamo in modo pessimistico perché i neurotrasmettitori sono in un certo senso "sballati", o al contrario sono "sballati" perché la nostra visione pessimistica della vita contribuisce a renderli tali?

Gli studi delineano due possibili cause: una genetica, per cui esiste un'ereditarietà nella predisposizione allo sviluppo dei sintomi depressivi, e una psicologica, per cui gli eventi avversi della vita portano a sviluppare modi di pensare disfunzionali, rendendo la persona vulnerabile alla depressione.

Attenzione, però: non dobbiamo confondere un periodo "no" in cui ci sentiamo "giù di morale" o malinconici con la depressione, definita in senso patologico. È normale (ed entro certi limiti giusto) provare emozioni, belle o dolorose che siano, in quanto rappresentano il "termometro" del nostro stare al mondo e del rapportarci con tutti gli eventi che ci accadono. Nello specifico anche la tristezza ha la sua funzione: quella di aiutarci ad elaborare in maniera sana le perdite importanti.

Cosa diversa è considerata la depressione, per cui occorre intervenire in modo tempestivo tramite l'aiuto di uno specialista atto ad impostare un programma di cura individualizzato. In questi casi ci si rivolge ad uno Psicoterapeuta e/o ad uno Psichiatra, il quale fornisce un supporto psicofarmacologico al paziente, spesso temporaneo.

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