Dott. Roberto Pozzetti
Psicoanalisi (Sigmund Freud): il lavoro dell'analista con il paziente, Como (CO)

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Ospitare la sofferenza

Articolo pubblicato il 13 Settembre 2017.
L'articolo "Ospitare la sofferenza" tratta di: Psicoanalisi (Sigmund Freud).

"Venendo qui con regolarità, trovo un punto di riferimento per la mia sofferenza"
Quante volte, come psicoanalisti, ascoltiamo una frase di questo tipo?
Quante volte ci occupiamo di chi soffre in modo intenso, per un sintomo recidivante, per una recrudescente relazione complicata, per un lutto in amore?
Il nostro compito primario è spesso quello di accogliere chi soffre, di prenderci cura di chi sta male e non ha altri spazi nei quali depositare senza remore il proprio dolore. Dolore acuto, dolore irresistibile, dolore dovuto a una dipendenza affettiva, dolore di un corpo infiammato e angosciato oppure di una mente assillata da preoccupazioni e pensieri ricorrenti.

Come avviene questa accoglienza?
La mia tesi è che tale accoglienza consista nel raccogliere nella propria "casa", ovvero nel luogo nel quale si ricevono i pazienti, tre componenti fondamentali scorte nel soggetto umano giunto da noi.

La prima fase dell'accoglienza sta nel dare un posto al corpo del paziente con un delicato interesse per il suo volto. Volto che non coincide con la faccia. Volto da differenziare dalle sue caratteristiche strettamente immaginarie. Il volto, secondo una tradizione di origine ebraica che trova nel filosofo Emmanuel Lévinas un importante esponente, rinvia all'interiorità. Vi è una unicità del volto: ogni volto è unico. Questo rinvia alla singolarità assoluta di ciascuno, al cuore del nostro essere imparagonabile con quello di ciascun altro.

Il secondo livello dell'accoglienza è quello visivo. Dedicare attenzione al look di un paziente è tutt'altro che secondario. Il look – oppure il semblant, come dicono i francesi – ci indica già tanto di quanto ci vuole dire. Una ragazza che si presenta ai primi appuntamenti con un aspetto estetico (abiti, capelli, eccetera) curato sta a segnalare qualcosa di diverso rispetto a quando si presenta con un abbigliamento e con una capigliatura trasandata e trascurata. Un uomo che sistema incessantemente la propria cravatta mostra qualcosa da intendere, magari, come un'esigenza di presentarsi all'analista in perfetto ordine.

Il terzo livello è quello dell'ascoltare. Si tratta di ascoltare senza giudicare, sospendendo ogni giudizio. Ascoltare senza domandare più di tanto. Qui si passa dal piano dell'accoglienza a un livello ulteriore: quello dell'ospitalità. Come sosteneva il filosofo francese Jacques Derrida, infatti, l'accoglienza implica delle domande mentre l'ospitalità pressupone un'accettazione senza domanda alcuna. Pure la posizione dell'analista è quella di ascoltare quanto racconta un paziente. Sta nel permettere al paziente di proporre ogni volta l'argomento della seduta, come scriveva Freud in una sua indicazione sulla tecnica della psicoanalisi. Ascoltare la parola del paziente, anziché per intrattenere una mera chiacchierata con lui, in quanto la parola e il linguaggio hanno a che fare con l'inconscio. Il linguaggio è la condizione dell'inconscio. Ascoltando la parola del paziente e cogliendone lapsus, tentennamenti, inceppamenti, dimenticanze e l'affettività ad essa correlata, si giunge a lavorare sull'inconscio. Inconscio che determina i sintomi e la sofferenza ma che presenta comunque dei messaggi e le risorse per risolvere la sofferenza stessa.

Cosa vuol dire soffrire? Cosa intendiamo con la parola sofferenza?
In genere, ci riferiamo a un dolore, a un dolore intenso.
La parola sofferenza deriva da quella latina sub-ferre. Là dove ferre significa portare o sopportare qualcosa, sofferenza sta a indicare una sopportazione. Sopportazione paziente del dolore. La sofferenza è qualcosa che si patisce, un patimento. Vi sono alcuni che hanno una passione per la sofferenza, che si cercano inconsciamente una paziente sopportazione della sofferenza. Non a caso, da molte lingue straniere, alcuni termini vengono tradotti in italiano sia come sofferenza sia come dolore; ne è un esempio il vocabolo inglese suffering.
In francese, il termine souffrance ha una serie di accezioni diverse, oltre a quella evidente di sofferenza. Tradurre l'espressione en souffrance presenta una certa complessità. Nel vocabolario postale, si dice en souffrance di una lettera che si trova in giacenza e attende che il destinatario la vada a prendere. Lo si dice anche di chi si trova in una condizione di attesa.

L'analista ospita, dunque, una sofferenza che sta in giacenza, in attesa di qualcuno che la sappia ricevere. Di qualcuno che la riceva ascoltandola e dandole parola. Secondo la psicoanalisi, si soffre per delle parole non dette. La guarigione passa per il dire, per il dire bene in seduta a qualcuno in grado di ospitare e ascoltare questa sofferenza che è in attesa di un'interpretazione.

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