Centro di Psicoterapia Psicoanalitica SIPP Napoli
Relazioni, amore e vita di coppia: la violenza contro le donne, Napoli (NA)

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I volti della violenza contro le donne

Articolo pubblicato il 14 Marzo 2019.
L'articolo "I volti della violenza contro le donne" tratta di: Relazioni e Amore e Vita di Coppia.

La violenza contro le donne - definita anche violenza di genere - è un problema mondiale ancora non sufficientemente riconosciuto e denunciato: malgrado, infatti, il numero crescente di vittime, numerosi studi e ricerche, condotti a diversi livelli e contesti, confermano quanto sia ancora un fenomeno sommerso, nonostante le ripercussioni sullo stato di salute fisica e psichica di chi ne è vittima.
Secondo l'OMS, infatti, la violenza di genere rappresenta una causa di morte o disabilità per le donne almeno quanto il cancro e una causa di cattiva salute "più importante degli effetti degli incidenti stradali e della malaria combinati insieme" (OMS, 2002).
Essa, inoltre, coinvolge donne di ogni estrazione sociale, di ogni livello culturale, sia pure in forme e proporzioni differenti, provocando danni fisici e gravi conseguenze sulla salute mentale.

La violenza di genere, diversamente dal pensiero comune, si sviluppa soprattutto nell'ambito dei rapporti familiari e delle relazioni intime, configurandosi come violenza domestica; quasi sempre, infatti, i comportamenti violenti sono commessi da una persona con la quale la donna ha una relazione intima: il partner-convivente, i membri del gruppo familiare quali padri, fidanzati, ex-partner, fratelli, figli.

Una delle caratteristiche della violenza nella coppia è il suo presentarsi generalmente come una combinazione di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica, con episodi che si ripetono nel tempo e tendono ad assumere forme di gravità sempre maggiori. Essa si presenta, quindi, con le caratteristiche di un insieme di comportamenti che tendono a stabilire e a mantenere il controllo sulla donna e, a volte, sui figli. Si tratta di vere e proprie strategie che mirano ad esercitare un potere sull'altra persona, ricorrendo a vari tipi di comportamento: distruggere i suoi oggetti, uccidere gli animali che le appartengono, sminuire o denigrare i suoi comportamenti e il suo modo di essere, fare scenate di gelosia immotivate, minacciare di violenza, attuare delle forme di controllo o imporre dei limiti che portano all'isolamento sociale. Il risultato è un clima costante di tensione, di paura e di minaccia, in cui l'esercizio della violenza fisica o sessuale può avvenire anche in modo sporadico e, tuttavia, risultare estremamente efficace poiché costantemente presente.

In tale clima, sono quasi sempre presenti messaggi paradossali ("ti picchio perché ti amo troppo") e un alternanza, in modo apparentemente casuale, di violenza e gentilezza, causa di profondo disorientamento nella donna. Tale alternanza, definita "Ciclo della Violenza" (Walker, 1983), si caratterizza proprio per il susseguirsi ciclico - quindi sempre uguale a se stesso - di "fasi" che vanno dalla crescita della tensione al classico pentimento. Il suo ripetersi e susseguirsi è tale che la vittima finisce col percepire, sentire e pensare alla maniera in cui l'altro l'ha pensata, che si riflette in autosvalutazione, paura di parlare, di chiedere qualcosa, di offendere, di deludere, il tutto accompagnato da profondi sensi di colpa e di vergogna.

Le donne vittime di maltrattamenti sono più frequentemente soggette a problema di salute fisica e psichica rispetto alle donne che vivono in un contesto di relazioni sane. Oltre alle visibili conseguenze dirette, quali fratture, lividi e lesioni, è possibile individuare anche un insieme di conseguenze indirette, tra cui i cosiddetti "disturbi funzionali", una serie di indisposizioni che spesso non presentano cause mediche individuabili e che sono scatenati dallo stress e mediate dal malfunzionamento del sistema immunitario; si tratta di disturbi che possono colpire qualsiasi organo o funzione (sindrome dell'intestino irritabile, fibromialgie, disturbi gastrointestinali e diverse sindromi da dolore cronico).

Sul piano psicologico, il maltrattamento può produrre un gran numero di disturbi assimilabili al disordine da stress post traumatico ed è inoltre spesso associato a depressione e a disturbi del comportamento di vario genere: la donna abusata, infatti, può sviluppare un disturbo del comportamento alimentare come anoressia e bulimia, trascurare la sua salute, cominciare ad abusare di sostanze come farmaci, alcool o droghe; ciò nel tentativo di "auto medicare" il dolore legato agli abusi che subisce.
La violenza riduce progressivamente le capacità di reazione, restringe gli spazi vitali e le relazioni sociali, azzera l'attenzione e l'interesse verso di sé; essa, inoltre, riduce il campo dei diritti personali ed amplia a dismisura il campo dei diritti dell'altro. I vissuti di vergogna e colpa che la donna prova nei confronti della situazione subita ("non so farmi rispettare, non sono capace di meritare rispetto") rappresentano, tra l'altro, un ulteriore deterrente sia rispetto alle relazioni sociali che rispetto all'espressione della propria soggettività. In tal senso, il segreto, l'evitamento di persone, luoghi, attività e comportamenti non graditi all'abusante, tutte strategie adottate dalle donne come difesa all'escalation di violenza, provocano e peggiorano lo stato di isolamento tipico del maltrattamento, causando un impoverimento di natura sia relazionale che personale.

Il supporto psicologico rivolto alle donne che vivono una relazione violenta mira in primo luogo al riconoscimento degli abusi subiti e dei vissuti traumatici ad essi legati, spesso misconosciuti e negati proprio da chi ne è vittima a causa del legame con il maltrattante. Ciò consente un progressivo riappropriarsi della soggettività, in termini di risorse interne ed esterne.

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