Cara maestra, sono dislessico!

Articolo pubblicato il 5 Febbraio 2015.
L'articolo "Cara maestra, sono dislessico!" tratta di: Disturbi dell'Apprendimento e Dislessia.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Annalisa Gagliardi.

Sempre più spesso si parla di dislessia, un disturbo vero e proprio, che complica concretamente la vita di chi ne è affetto.
Divenuto ormai sinonimo di qualsiasi Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA), la dislessia coinvolge circa il 4% della popolazione!
Praticamente un bambino per ogni classe!

Per capire la dislessia bisogna spogliarsi del proprio punto di vista, osservando la realtà in maniera differente, non migliore, non peggiore, differente.

La dislessia non è una malattia e non è contagiosa, semplicemente c'è chi nasce biondo, chi alto, chi basso, chi mancino, chi stonato o intonato e chi nasce dislessico.

Uomini e donne di successo, del passato e del presente, si sono scontrati e confrontati con la dislessia, un limite sotto alcuni aspetti, ma una risorsa che spalanca le porte del pensiero più creativo e alternativo, la ricerca della soluzione a tutti i costi, nel tentativo di aggirare l'ostacolo.

Thomas Edison (quello della lampadina) iniziò a parlare a 4 anni e, dopo tre mesi di scuola, la madre fu costretta a ritirarlo perché considerato ritardato.
Carlo Magno non riusciva neppure a firmare e utilizzava una sorta di timbro per apporre la sua firma.
Albert Einstein parlò con ritardo, ebbe difficoltà a legare con i coetanei, imparò a leggere all'età di nove anni e non imparò mai le tabelline...
ma resta il più grande scienziato di tutti i tempi.

Provate a scrivere con la mano sinistra, rapidamente e correttamente, questa più o meno è la sensazione che vive quotidianamente il dislessico davanti a una lettura convenzionale.

Ma cos'è questa dislessia?

La dislessia è un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, nella correttezza e nella rapidità di lettura.

I bambini coinvolti mostrano un'intelligenza assolutamente nella norma, in assenza di patologie neurologiche o deficit sensoriali.
Il bambino dislessico legge più lentamente rispetto alla media e/o è più inaccurato, commette maggiori errori di pronuncia o confusione tra le parole.

Alla difficoltà di lettura molto spesso si associa:

  • una difficoltà di calcolo (Discalculia)
  • una difficoltà di scrivere correttamente, nella forma (Disgrafia)
  • una difficoltà nella correttezza ortografica (Distortografia)

Per essere molto precisi la dislessia è un disturbo nella decodifica del codice scritto e implica:

  • una difficoltà a discriminare e memorizzare le varie lettere (classica la confusione tra p e q, d e b)
  • il bambino si confonde, si perde, si stanca, nel tentativo di analizzare una pagina costituita da centinaia di lettere che appaiono sparse nel foglio
  • una difficoltà ad associare alla forma di quella precisa lettera il suo suono corrispondente
Cause e "rimedi"

Quali le cause?
Fattori biologici - insomma non è colpa di nessuno - molto è da attribuire a cause genetiche, a prova di ciò una frequente familiarità del disturbo.
Di frequente si osserva un ritardo nella produzione dei primi suoni linguistici e nell'acquisizione del linguaggio. Con ciò non voglio dire che tutti i bambini che iniziano a parlare un po' in ritardo, diverranno dislessici, ma può essere un motivo in più per tenere dritte le antenne.

Come già detto, la dislessia non è una malattia, ma scoprirlo in tempo permette ai bambini di vivere il periodo scolastico con più serenità, senza compromettere rendimento e stima di sé.
Ciò che ritengo indispensabile comunicare è che non è importante quanto rapidamente un bambino legga una pagina, l'obiettivo della lettura è l'apprendimento, perché ciò che conta a scuola e poi nella vita è la conoscenza.

L'utilizzo di strategie, schemi che riassumono, semplificano la comprensione e l'uso di strumenti alternativi, come la correzione automatica fornita dal computer, facilitano la vita e non sono quindi da demonizzare, ma da utilizzare sempre di più.

Un caso di dislessia

Lisa è una giovane ragazza, con tanti interessi e tanti amici.
Oggi ha voluto condividere con noi la sua esperienza di dislessia.
Esperienza che ancora oggi purtroppo è vissuta con difficoltà, in particolare a causa del ritardo nel diagnosticarla.

Questi bambini fino a poco tempo fa si schieravano con un esercito di insegnanti che confondevano la dislessia con la mancanza di voglia e di motivazione.
Oggi grazie all'informazione crescente esistono tantissimi insegnanti che si aggiornano e individuano precocemente i segni della dislessia.

A supporto di ciò la Legge 170 del 2010 assegna alla scuola: «il compito fondamentale di effettuare, attraverso l'osservazione, l'identificazione dei casi sospetti e la conseguente messa in atto delle attività di recupero didattico mirato» (nuova Legge sui DSA).

Con l'ausilio di strumenti compensativi come il computer è possibile salvaguardare l'apprendimento e il benessere psicologico.

L'intervista a Lisa

Raccontaci in due parole chi sei...
Mi chiamo Lisa e frequento l'ultimo anno di liceo linguistico.
Ho molti hobby al di fuori della scuola, tutti inerenti all'arte.

Quando hai scoperto di essere dislessica?
Ho scoperto di essere dislessica in terza media, un po' tardi!.

Ti sei mai sentita una bambina diversa dagli altri per questo?
Mi sono sempre sentita una bambina diversa per quanto riguarda la dislessia, appunto perché in classe leggevo male e i compagni di classe mi prendevano in giro.
Oppure semplicemente facendo un esercizio di matematica alla lavagna, scrivendo i numeri al contrario, per me il 2 è sempre stato un cigno!

Che ricordi hai dei tuoi insegnanti?
I ricordi che ho dei miei insegnanti non sono dei migliori perché attribuisco a loro la colpa di aver scoperto di essere dislessica così tardi.
I miei insegnanti delle elementari e medie non furono in grado di accorgersene, mi consideravano una bambina un po' pigra quando invece avevo solo delle difficoltà!

La dislessia condiziona in qualche modo le scelte della tua vita?
Attualmente la dislessia mi limita un po' in alcuni ambiti, però cerco di non pensarci e di fare del mio meglio per far sì che ciò non accada.
Per esempio amo leggere e - anche se faccio fatica - non smetterò di farlo di certo perché confondo alcune parole!
Un altro limite che ho notato, soprattutto in questo periodo, riguarda l'esame teorico della patente. Non riesco proprio a passarlo, proprio perché la modalità delle domande non è quella a cui sono abituata, avendo alcuni aiuti a scuola per quanto riguarda le verifiche.

La tecnologia ti viene in qualche modo in aiuto?
La tecnologia mi è molto d'aiuto, soprattutto il computer.
Sono molto fortunata perché nella mia scuola abbiamo in dotazione degli iPad, che possiamo utilizzare durante le lezioni e portare a casa.
A scuola prendo appunti con quello o per le verifiche porto il mio computer da casa. Scrivo molto più velocemente e, avendo la correzione automatica, non rischio di fare errori considerati stupidi.

C'è qualcosa che vorresti dire a un giovane adolescente dislessico?
Ci tengo a dire a tutti i ragazzi DSA come me (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) che la dislessia non deve essere vista come un limite ma come una risorsa.

Non è mica da tutti saper scrivere le parole invertendo le lettere!

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