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Articolo di psicologia: «Disturbi d'ansia, attacchi di panico»

Paura ansia e panico: cosa sono e cosa cercano di dirci

Articolo pubblicato il 21 Novembre 2016.
L'articolo "Paura ansia e panico: cosa sono e cosa cercano di dirci" tratta di: Disturbi d'Ansia e Attacchi di Panico.
Articolo scritto dal Dott. Michele Verrastro.

Tutti noi durante la nostra vita abbiamo provato almeno una volta ansia, paura e panico; sono reazioni emotive e fisiologiche che fanno parte della vita e non sono di per sé segno di patologia. Ciò che fa la differenza è la quantità, non la qualità.

Facciamo un po' di chiarezza: definizioni

Paura. La paura è una reazione fisiologica ed automatica che coinvolge il Sistema Nervoso Autonomo e che è stata selezionata dalla natura per difenderci dai pericoli: se cammino nella savana e vedo un serpente o un leone è assolutamente necessario che la mia mente ed il mio corpo si attivino per proteggermi. Essa è, quindi, una risposta ad uno stimolo reale (visivo, olfattivo, tattile, uditivo) che mette a rischio la nostra sopravvivenza.
Tutti i mammiferi, compreso l'uomo, reagiscono di fronte ad un pericolo attraverso tre modalità:

  • attacco, cioè agire aggressivamente verso lo stimolo pericoloso per eliminarlo;
  • fuga, ovvero allontanarsi il più possibile dal pericolo;
  • congelamento (freezing), cioè far finta di essere morti per disorientare l'aggressore.

Ansia. Risposta più complessa rispetto alla paura, l'ansia è una combinazione di emozioni che includono paura, apprensione, preoccupazione, sensazioni fisiologiche (palpitazioni, dolori al petto, respiro corto, nausea, tremori) e fantasie anticipatorie. Si distingue dalla paura perché spesso è più vaga, aspecifica, e può derivare da un conflitto interiore e da un pericolo percepito (nella paura questo pericolo è reale). Sicuramente ha una funzione adattiva poiché senza di essa sopporteremmo cose sgradevoli come insuccessi, disapprovazione degli altri e pericoli vari senza cercare di cambiare nulla. Ecco un esempio: corro il pericolo di perdere il mio lavoro; l'ansia mi spinge ad agire cercando di discutere con il mio capo, cercando di migliorarmi, cercando un nuovo lavoro, chiedendo consiglio ad amici, etc.
Possiamo individuare due tipi di ansia: l'ansia appropriata e l'ansia inappropriata (Ellis, 1998).

  • L'ansia appropriata ci permette di conservarci il lavoro, curare i rapporti affettivi e professionali, anticipare le conseguenze delle nostre azioni per evitare di danneggiarci. La forma più sana di questo tipo di attivazione è la prudenza, la cautela, la vigilanza;
  • l'ansia inappropriata fa aumentare eccessivamente il controllo mentale della realtà, es: devo attraversare un normale incrocio stradale cittadino, ma percepisco questa situazione come molto pericolosa creandomi mentalmente immagini di pericolo che mi fanno provare sconforto e paura. Prima di attraversare la strada, controllo talmente tante volte il traffico con il cuore che batte veloce e sudando freddo che decido di non attraversarla o inciampo camminando per l'eccesso di agitazione. In questo caso, se l'ansia aumenta a dismisura, si trasforma in panico.

La vita spesso ci riserva situazioni spiacevoli che non possiamo evitare; a questi eventi si può rispondere con reazioni emotive appropriate come dispiacere, rimpianto, delusione, frustrazione o con reazioni emotive inappropriate come panico, rabbia, depressione, senso di colpa. Tutto ciò dipende sempre dal significato che noi attribuiamo agli eventi di vita e da come abbiamo imparato a reagire a questi eventi. Ecco che, quindi, il punto è nuovamente la quantità e non la qualità.

Da un punto di vista personologico, l'eccesso di ansia è spesso associato ad una personalità rigida come stile, che spesso ricorre a doverizzazioni (es: "io non devo mai esprimere la rabbia! Io devo essere sempre gentile!), catastrofizzazioni (es: "se perdo il lavoro sarà una catastrofe! Se non raggiungo quel risultato nella vita sarà un disastro!"), aspettative di sé esagerate/perfezionismo (es: "devo avere sempre tutto sotto controllo! Non posso sbagliare") etc.

Attacco di panico. L'Attacco di panico è un periodo preciso di paura (forma estrema di paura) e disagio intenso che dura circa 10 minuti, durante i quali il soggetto avverte alcuni sintomi specifici tra cui: palpitazioni, sudorazione, dispnea, dolore o fastidio al petto (per questo spesso il soggetto lo confonde con un infarto) paura di perdere il controllo, paura di morire, sensazione di sbandamento/svenimento. Può essere innescato o da una percezione dei nostri sensi o dai nostri pensieri; si crea un circolo vizioso del panico (Clark, 1986) che si può sintetizzare in quattro fasi che si ripetono ciclicamente:

  • il soggetto cerca di controllare o evitare una situazione che gli genera paura e ansia;
  • ascolta attentamente i propri parametri fisiologici (battito cardiaco, sudorazione, etc.);
  • si attiva il Sistema Nervoso Autonomo con un aumento del ritmo cardio-respiratorio e della sensazione di ansia e malessere;
  • ciò riattiva la prima fase di controllo ed evitamento ed il circolo continua a ripetersi fino ad un picco dove arriva l'attacco di panico.

Da questa descrizione si capisce come sono proprio la tendenza ad evitare la situazione temuta, la ricerca di aiuto e protezione (tipica dell'agorafobia, ad esempio) che non fanno altro che mantenere la paura ed il panico ed innescare la sfiducia nelle proprie risorse.

Come intervenire?

Esistono ormai molte strategie e tecniche per intervenire. Vediamone più nello specifico le principali.

  • Trattamento delle fobie specifiche (che nella forma estrema possono portare al panico): il modo principale di curare paure specifiche invalidanti è quello di affrontarle in maniera progressiva, con un training studiato appositamente per il singolo soggetto dove, attraverso un'esposizione progressiva, si lavora per ridurre la paura fino a farla scomparire; questo tipo di intervento è caratteristico dell'approccio cognito-comportamentale al sintomo. È possibile, inoltre, esplorare il significato simbolico di quella paura specifica; infatti, secondo i trattamenti basati sulle teorie psicodinamiche, la fobia specifica è uno spostamento di una paura più profonda che, "spostandosi" su di un oggetto specifico, diventa maggiormente controllabile (es: la paura di volare potrebbe nascondere la paura più profonda del soggetto di "prendere il volo" nel senso di emanciparsi, autonomizzarsi, che viene controllata inconsciamente evitando di prendere l'aereo).
  • Trattamenti per l'ansia (che nella forma estrema può portare al panico): gli interventi di stampo cognitivo/comportamentale cercano di individuare tutti i pensieri automatici "errati" che contribuiscono allo sviluppo dell'ansia che poi può esplodere nel panico (doverizzazioni, generalizzazioni, catastrofizzazioni, etc.) e sostituire questi pensieri o mitigarne l'effetto e favorire l'esposizione. Gli interventi psicodinamici cercano di individuare le emozioni ed i pensieri correlati alle situazioni che generano ansia e cercano di rendere il soggetto consapevole del proprio mondo interiore, cercando così di imparare ad accoglierli, non controllarli ma gestirli più efficacemente. Per la psicodinamica ogni sintomo ha un senso che va capito e che racconta qualcosa in più del soggetto, su chi è e cosa lo differenzia dagli altri. Presuppone, quindi, l'arrivo ad una maggiore conoscenza di sé e della propria soggettività ed una conseguente maturazione e crescita nella personalità.
  • Tecniche di rilassamento: esercizi fisici e respiratori che permettono una diminuzione nell'attività del Sistema Nervoso Autonomo (es: training autogeno).
  • Mindfulness: non è una tecnica di rilassamento ma di meditazione, dove lo scopo è quello di diventare più consapevoli delle emozioni e pensieri senza opporre resistenza e semplicemente accogliendoli ed accettandoli.
  • Interventi farmacologici: quando il sintomo è eccessivamente invalidante può essere d'aiuto rivolgersi ad un medico specialista che possa consigliarci farmaci specifici per ridurre almeno i picchi di malessere.
Conclusioni

L'ansia, il panico le fobie sono sicuramente una delle principali cause di malessere nella nostra società. Il dover soddisfare modelli ed aspettative sempre più stringenti e rigidi ne è sicuramente una delle cause principali; questi malesseri, in realtà, vengono per insegnarci a trovare una nostra strada e percorso scoprendo così chi siamo e non chi pensiamo di "dover essere".

È necessario, allora, affrontare il significato evolutivo e biologico di ansia, panico, paura, nonché riflettere su quanto siano importanti e come sia necessario riconoscerli e "far spazio" in noi per accoglierli. Spesso, infatti, questi stati psico-fisici vengono vissuti solo come spiacevoli, ma in realtà ci offrono anche una grande opportunità: quella di aumentare la conoscenza di noi stessi e il nostro senso di libertà.

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