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Articolo di psicologia: «La Comunicazione efficace»

La Comunicazione efficace

Articolo pubblicato il 9 Dicembre 2008.
L'articolo "La Comunicazione efficace" tratta di: Assertività e Comunicazione.
Articolo scritto dalla Dott.ssa Monica Vivona.

La comunicazione interpersonale sembra qualcosa di banale, familiare, perché è qualcosa che tutti sanno fare, che si fa quotidianamente, che non necessita di essere esplorata... in realtà nasconde una struttura ben più complessa.

Il primo assunto della teoria della comunicazione, elaborato dalla scuola di Palo Alto, afferma che è impossibile non comunicare.
L'uomo non è un pianeta isolato dagli altri, anche quando è silenzioso.
Comunichiamo sempre qualcosa, anche quando pensiamo di non farlo, perché ogni comportamento è comunicazione, invia messaggio agli altri, che lo si voglia o no. Ad esempio immaginiamo un uomo che guarda fisso davanti a sé, con un'espressione assorta, mentre fa colazione in un bar affollato: sta comunicando che non vuole che gli si rivolga la parola, di solito gli altri capiscono e non disturbano. Questo è comunque uno scambio comunicativo.

La comunicazione non è esclusiva della specie umana. Un gruppo di studiosi ha studiato attentamente il sistema di danza delle api: attraverso il modo di volare queste trasmettono alle loro compagne accurate informazioni su distanza, direzione di volo, dislocazione e qualità del cibo.
Questo è un sistema di comunicazione. A differenza delle specie animali, la comunicazione per l'uomo non ha solo funzioni di significazione, trasmissione di informazioni, connettivo dei legami sociali, ma è fondamentale perché fonda e esprime l'identità personale e la rete di relazioni in cui è immerso.
È come un gioco, in cui la posta è la definizione di sé.

La comunicazione produce e sostiene la definizione di sè e dell'altro, come se comunicando si dicesse "Ecco come sono... come mi vedo... come mi presento..." e insieme "Ecco come ti vedo... come tu sei secondo me..." e "Ecco che tipo di relazione ci lega...". Questa definizione di sé, dell'altro e della relazione attraverso la comunicazione è continua e reciproca.

La relazione è un sistema dove i comportamenti sono circolari: è impossibile stabilire la causa o l'effetto, ciò che viene prima o dopo: ogni comportamento comunicativo è insieme, azione e risposta a un altro comportamento. Per queste ragioni si comprende perché la comunicazione risulta essenziale per generare, alimentare e conservare il benessere psicologico dell'individuo, così come essa è alla base delle manifestazioni di sofferenza psicologica, leggere o gravi. Infatti esistono numerose forme di discomunicazione e di comunicazione patologica, caratterizzate da ambiguità, equivoci, paradossi... Sarebbe importante, invece, comunicare efficacemente e entrare in contatto con l'altro.

Attraverso quali canali comunichiamo?

Il verbale. La comunicazione comprende il linguaggio, ma non si riduce ad esso. Bisogna tener presente che il canale verbale (il linguaggio, le parole, il contenuto) rappresenta solo il 7% della comunicazione.
Se comunicando noi utilizzassimo solo il livello verbale, rischieremmo che le persone afferrino solo una percentuale minima di ciò che abbiamo detto.

Il paraverbale. Il 38% della comunicazione passa attraverso il canale paraverbale: tono della voce, timbro, ritmo, inflessione, volume, pause, velocità... Se vogliamo farci capire, è importante alternare il tono della voce in base a ciò che stiamo esprimendo, utilizzare metafore, esempi... Le persone recepiscono più da una breve esperienza raccontata brevemente con enfasi e piena di sensazioni, che da una relazione di ore esposta con tono lineare.

Il non verbale. Infine, ben il 55% della comunicazione passa attraverso il canale non verbale, chiamato anche linguaggio del corpo: comprende i movimenti del corpo, del volto, degli occhi, l'atteggiamento, la prossemica, l'aspetto, la postura. I gesti che effettuiamo comunicando possono rappresentare: accompagnamento alla parola, per enfatizzare, sottolineare; possono essere simbolici, regolatori, per manifestare attenzione o distacco; emotivi.

Una comunicazione efficace è una comunicazione nella quale tutti e tre i livelli sono coinvolti e sono coerenti tra loro. Per comunicare a 360° dobbiamo toccare tutti i sensi, attraverso tutti e tre i canali d'accesso: auditivo, cinestesico, visivo.

Attraverso il silenzio comunichiamo?

Il silenzio è assenza di parole, ma è un modo strategico di comunicare, il suo significato varia con le situazioni, le relazioni e la cultura di riferimento.
È ambiguo, perché può essere indizio di ottimo rapporto e di una comunicazione intensa, oppure di pessima relazione e di una comunicazione deteriorata.

Possiamo distinguere:

  • silenzi-risorsa: sono funzionali e utili per la comunicazione e la relazione.
    Possono avere una funzione riflessiva, cioè si sta in silenzio perché si raccolgono idee, si elaborano dati, si riflette; possono avere una funzione difensiva, cioè si tace per non aggravare problema di relazione e riprendere la discussione in un momento più favorevole.
  • silenzi-arma: non sono funzionali alla relazione.
    Hanno per bersaglio figure percepite come avversarie, e si utilizza il silenzio nei loro confronti per indurre nell'altro sensi di colpa o per marcare l'inferiorità dell'altro.

A questo punto è utile accennare alla comunicazione assertiva: è quella competenza relazionale che permette di riconoscere le proprie emozioni, i propri bisogni e le proprie opinioni e di comunicarli agli altri nel rispetto reciproco, e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi. Tale modo di comunicare nasce dall'armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità: chi è assertivo sa esprimere in modo chiaro e efficace emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni, sa esprimere e difendere il proprio punto di vista, con calma e pacatezza, riducendo ansia e aggressività, sempre recependo l'espressione delle posizioni altrui.

Obiettivo della comunicazione assertiva è la capacità di ridurre le proprie componenti aggressive e passive.
Chi ha uno stile comunicativo aggressivo impone i suoi diritti violando quelli altrui e suscita così sentimenti di offesa e umiliazione nell'altro.
Chi ha uno stile comunicativo passivo, tende invece a non esprimere i propri sentimenti e desideri, a subire tacitamente prevaricazioni e richieste irragionevoli.

Indicazioni utili per una buona comunicazione:

  • utilizzare frasi del tipo: "dal mio punto di vista penso che... se ho capito bene...", per inviare il messaggio implicito che la percezione personale dei fenomeni è sempre soggettiva (non si ha la pretesa che sia vera e universale),
  • aiutare l'altro a esprimersi e non farlo al suo posto, è errato e pericoloso fare inferenze sulle intenzioni altrui,
  • se nello scambio interattivo ci sono emozioni negative (rabbia, collera...), concedersi una pausa e riprendere quando si è calmi.

Quindi spesso ciò che sarebbe auspicabile fare è metacomunicare (cioè comunicare sugli aspetti della comunicazione stessa) per chiarire malintesi o chiedere precisazioni, esplicitare intenzioni, esprimere sentimenti (ad esempio: invece di fare ipotesi su "cosa avrà voluto dire...", semplicemente chiederlo!), ciò affinché la comunicazione sia arricchente e costruttiva, funzionale al benessere psicologico degli individui.

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