Intervista al Dottor Antonio Floriani: Uso di sostanze tra i giovani

Intervista pubblicata il 12 Maggio 2014.
L'intervista "Intervista al Dottor Antonio Floriani: Uso di sostanze tra i giovani" tratta di: Le Dipendenze, Droga e tossicodipendenza, Alcolismo, Dipendenza da Cannabis e Adolescenza.
Intervista scritta dal Dott. Antonio Floriani.

La Redazione di PsicoCitta ha incontrato il Dottor Antonio Floriani, Medico Psicoterapeuta a indirizzo relazionale-sistemico, da anni impegnato nello studio e nel trattamento delle dipendenze patologiche (specialmente tossicodipendenza e alcoldipendenza).

1 Dottore, lei è da anni attivamente impegnato nell'ambito del recupero e riabilitazione delle dipendenze (sostanze stupefacenti e alcol), quando parliamo di uso di sostanze e di giovani, di cosa stiamo parlando? Ossia, cosa si intende per uso?
Quali le sostanze? E, chi sono i giovani?

Grazie della domanda che mi permette di affrontare alcuni importanti aspetti. Va detto innanzitutto che negli ultimi anni si è assistito alla concomitanza di numerosi elementi che sono andati a modificare il fenomeno: la massiccia diffusione delle droghe e quindi del loro consumo, la diminuzione dell'età di inizio di sperimentazione, lo spopolare di nuove sostanze che si sono affiancate a quelle più note (si pensi a tutte le sintetiche, alle metanfetamine, ai catinoni e alle smart drugs).
La cannabis con i suoi derivati, hashish e marijuana, continua ad essere la droga più diffusa, anche se la qualità presente sul mercato è molto diversa da quella di qualche anno fa: varianti semi-sintetiche, sintetiche, naturali ma OGM (intendo geneticamente modificate).

Parallelamente si sono espanse modalità di consumo alternative a quelle tradizionali che hanno favorito l'approccio al consumo di sostanze: un esempio per tutti è l'eroina, fino a qualche anno fa tradizionalmente intesa come la droga "del buco", oggi prevalentemente fumata per mezzo di una striscia di carta stagnola. La fascia di età maggiormente rappresentata dai suoi consumatori è quella tra i 16 e i 25 anni.
E poi il dilagare della cocaina che investe tanto i giovani quanto le persone adulte (molti sono quarantenni e cinquantenni).

2Esistono sostanze innocue o modalità di assunzione delle stesse meno pericolose di altre? Ad esempio, si sente spesso parlare dello "sballo del sabato sera", se il consumo si limita ad un solo giorno alla settimana è comunque pericoloso?

Chiariamo subito: non esistono droghe innocue.
La definizione stessa di droga non permette che tali sostanze siano prive di rischi, seppur sia vero che alcune hanno una pericolosità minore di altre.
Il mercato delle droghe è in continua evoluzione, proponendo sostanze nuove, in realtà molto spesso molecole derivate da altre già note e modificate.
L'idea che alcune sostanze non diano dipendenza - quanto meno fisica - come avviene per molte sintetiche, illude i giovani consumatori che possa esistere uno "sballo sicuro". In realtà, una delle caratteristiche proprie dei derivati metamfetaminici (le droghe dello "sballo del sabato sera", per l'appunto) è l'imprevedibilità degli effetti, dovuta dall'interazione molecola-individuo in modo assolutamente soggettivo e variabile.

Poi ci sono i mix: sintetiche con sintetiche, sintetiche con naturali, e così via, come succede per le smart drugs che vengono promosse come sostanze innocue ma possono invece provocare danni irreversibili.
Teniamo presente che da qualche anno stiamo iniziando a vedere i danni provocati da queste così come dalla cannabis, da sempre classificata "droga leggera", ma che per via di un insieme di ragioni (tra cui l'inizio precoce del suo consumo, l'alta frequenza di utilizzo, il viraggio delle qualità verso forme geneticamente modificate, ecc.) è fortemente implicata nel favorire l'insorgenza di disturbi psichiatrici.

3A quali età in genere un giovane "incontra la sostanza"?
Ci sono età in cui gli effetti delle stesse possono essere ancor più pericolose che in altre?

L'età media del primo incontro con le sostanze è notoriamente diminuita negli anni. Parlo di droghe, ma anche di alcol, i cui rischi sono fortemente sottovalutati tanto tra i giovani, quanto tra gli adulti di riferimento.
Il 20% dei giovani viene a contatto con le droghe tra i 12 e i 15 anni, generalmente a scuola o in discoteca, durante eventi quali gite e concerti se non addirittura nei rave o negli house party, dove sembra essere quasi inevitabile non concedersi il debutto in società attraverso il rito dell'iniziazione a qualche droga.

L'adolescenza rimane chiaramente l'età a rischio per il desiderio, spesso il bisogno, di sperimentare cose nuove e di essere "al pari" dei coetanei. Anche dal punto di vista clinico è scientificamente dimostrato che a questa età il consumo di sostanze psicotrope (alcol e droghe) produce effetti devastanti ed irreversibili sul cervello con conseguenze sul piano della formazione del carattere e della personalità, con implicazioni nell'età adulta sul piano psicologico e con compromissione della qualità di vita del soggetto (a livello sociale, familiare, lavorativo, relazionale, ecc.).
Inoltre il consumo precoce è correlato esponenzialmente ai disturbi della personalità, dell'umore, dell'ansia e a gravissime patologie quali le psicosi.

4Dottore, in tema di sostanze, sulla base della sua lunga esperienza clinica e di ricerca, è possibile individuare "segnali spia" a cui i genitori è bene prestino attenzione per capire se il proprio figlio stia facendo uso di qualche sostanza?

Anche se qui stiamo parlando di droghe, la domanda è riduttiva: sarebbe infatti necessario che i genitori prestassero attenzione a tutti i segnali dei figli, in quanto il ricorso all'uso di sostanze è il segnale tardivo di un disagio che è sicuramente iniziato in precedenza. Voglio dire che si tratta della conseguenza di un malessere, non della sua causa.
Anzi: gli effetti ottenuti con l'uso delle droghe sono inizialmente quelli ricercati proprio al fine di superare un disagio, che nel tentativo di essere nascosto viene spesso mascherato o rimane latente.

Circa i "segnali spia": ogni tanto arrivano nel mio studio dei genitori allarmati che mi chiedono informazioni sulle tracce o sugli strumenti rinvenuti nella camera del figlio o nelle tasche dei pantaloni. Qualche giorno fa una mamma ha estratto dalla borsa, appoggiandoli sulla mia scrivania, un involucro contenente alcuni grammi di hashish e un "tritino".
In un'altra occasione la richiesta di informazioni riguardava il tipo di odori che provenivano dalla camera del figlio; altre volte la richiesta di delucidazioni ha a che fare col ritrovamento di bottiglie di plastica forate, di cannucce, di filtrini, di stagnole, di polveri di varia consistenza.

Queste sono tracce, ma sottolineo: i segnali sono altri, sono comportamentali che precedono il ritrovamento di questi elementi.

5Ma se un figlio usa sostanze è da considerarsi tossicodipendente?

Certamente no, se intendiamo per tossicodipendenza il fenomeno nella sua definizione clinica che ha dei criteri diagnostici e medico-legali ben definiti. Sicuramente se un ragazzo fa uso di sostanze potremo indicarlo come consumatore, utilizzatore; e ancora definire il tipo di consumo occasionale, ricorrente o abituale a seconda della frequenza con cui fa ricorso alle droghe. Possiamo poi parlare di policonsumatore se le sostanze che utilizza sono differenti. Invece, nella mia esperienza, il concetto di "sperimentatore", come a qualche giovane piace definirsi, è un modo confusivo per minimizzare il problema, un tentativo di ricondurre la questione a una scelta razionale e a un utilizzo consapevole delle sostanze (niente di più falso!).

Se invece il consumo diventa sempre più ricorrente e poi continuativo, allora sì, si può parlare di abuso e poi di dipendenza. Teniamo presente che questa definizione (come quella più popolare di "drogato") non piace e sta stretta a chi è interessato dal problema, analogamente a come succede per l'etilista che nega all'inverosimile di essere un alcolizzato.
Vi faccio un esempio: mi trovo spesso a parlare con pazienti che si rivolgono a me per il problema della cocaina, il cui uso nel tempo è diventato giornaliero. Quando chiedo loro se hanno mai pensato di essere cocainomani, rimangono interdetti e solo dopo aver lavorato assieme su quest'aspetto, in ambito terapeutico, giungono alla consapevolezza di essere cocainomani.

6Quali i consigli che sente di volere dare ai genitori che sospettano (o hanno la certezza) che il proprio figlio stia usando sostanze? Come possono aiutarlo a capire?
Come aiutarlo a far sì che l'uso non diventi abuso o dipendenza?

I giovani vanno innanzitutto ascoltati.
L'attuale assetto della società e i relativi cambiamenti all'interno delle famiglie hanno mediamente implicato una riduzione del tempo dedicato ai figli e quindi i genitori hanno più difficoltà ad accorgersi dei segnali di malessere.

Non vanno minimizzati i rischi riconducibili all'uso di droghe, così come neppure quelli riconducibili all'alcol. È importante parlare con i giovani, anche di droga, certo, prima che abbiano avuto il primo contatto con essa.
Va spiegato loro che non esistono "droghe sicure" e che le situazioni che uno vive e che provocano malessere sono superabili soltanto se affrontate da lucidi, anche se questo può comportare fatica ed è a volte doloroso.

Va spiegato che le sostanze all'inizio illudono, sembrano far star bene e risolvere ogni problema; dopo, però, non funzionano più: anzi, i problemi di prima non solo non si sono risolti, ma sono aumentati e a quelli se ne sono aggiunti altri causati direttamente dall'uso delle sostanze. Invece, una volta che l'uso di sostanze è iniziato, bisogna tenere in considerazione che le dinamiche familiari che si instaurano in presenza del problema fanno sì che i genitori, da soli, difficilmente riescano nell'auspicato intervento risolutivo.

È sempre opportuno, in questi casi, chiedere tempestivamente un aiuto professionale.

La Redazione
Intervista pubblicata il 12 Maggio 2014

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